L’Ucraina colpisce il ponte di Chongar: perché è importante la “porta della Crimea”

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Le forze armate ucraine hanno annunciato il 29 luglio di aver colpito con successo il ponte di Chongar sull’autostrada M-18, che collega Dzhankoi a Melitopol, e che unisce la Crimea con l’oblast di Kherson. L’annuncio ufficiale dell’azione è stato dato da Kiev nella serata di sabato, tramite il canale Telegram delle forze armate ucraine, e immagini da satellite di quello che sembra essere il ponte in esame danno conferma della distruzione di un’intera campata.

Molto probabilmente gli ucraini hanno usato uno o più missili da crociera aviolanciati “Storm Shadow”, in grado di colpire sino a circa 250 chilometri di distanza, ma attualmente non possiamo confermare questo dato. Il ponte di Chongar, insieme a quello sullo Stretto di Kerch, è stato bersagliato dagli ucraini già un’altra volta: il 22 giugno, ancora dei missili lo hanno colpito durante la notte costringendo i russi a effettuare lunghe deviazioni del traffico. Il ponte, conosciuto anche come la “porta della Crimea”, è uno dei pochi collegamenti tra la penisola occupata nel 2014 e l’Ucraina continentale.

Esso si trova su una rotta utilizzata dall’esercito russo per spostarsi tra la Crimea e altre parti dell’Ucraina occupata e al pari del ponte sullo Stretto di Kerch è vitale per il traffico di rifornimenti e rinforzi diretti verso il fronte.

L’ultimo pesante attacco missilistico a quest’arteria che collega la penisola direttamente col territorio della Federazione russa è avvenuto nella notte tra il 16 e il 17 luglio, causando gravi danni e la morte di civili russi che stavano attraversando il ponte per dirigersi nei luoghi di villeggiatura.

Questa linea è sfruttata da Mosca anche per movimentare le riserve, siano esse composte da truppe o mezzi, al pari delle vie terrestri che corrono dalla Federazione sino alla Crimea attraversando i territori occupati degli oblast di Kherson, Zaporizhzhia e Donetsk.

Guardando una carta geografica, si può notare come entrambe queste linee principali siano molto lunghe e distanti dai grossi centri logistici di smistamento posti all’interno della Russia (come Belgorod o Rostov sul Don), e la loro lunghezza rappresenta uno svantaggio per i russi nel breve termine in questa fase del conflitto. Per spostare riserve e posizionarle lungo il fronte meridionale, infatti, Mosca impiega più tempo rispetto a quanto possono fare gli ucraini, che hanno dalla loro parte una geografia “migliore” in quanto i loro centri logistici sono “più a ridosso” della linea di contatto, quindi potenzialmente lo Stato maggiore di Kiev riesce a movimentare truppe e mezzi più velocemente.

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Kiev può ricavare da questa condizione un vantaggio tattico che però diventa di breve durata se non cerca di interrompere le linee di comunicazione che passano per i territori occupati meridionali, e dalla Crimea alla Federazione attraverso lo stretto di Kerch.

Infatti, nel lungo termine, la Russia può spostare più truppe e mezzi avendo la possibilità di usare le vie di comunicazione in modo indisturbato, e pertanto accumulare riserve che vanificherebbero ogni ulteriore tentativo di sfondamento da parte degli ucraini, con anche l’apertura della possibilità di un contrattacco.

Proprio questa considerazione ha portato lo Stato maggiore ucraino a decidere di tornare a colpire il ponte di Chongar, che rappresenta quindi un obiettivo altamente pagante per scompaginare le linee di comunicazione avversarie nelle retrovie.

Guardando una mappa dei recenti attacchi missilistici ucraini, questa considerazione è molto più evidente: ponti e snodi logistici posizionati in Crimea e negli oblast meridionali occupati sono stati più volte bersagliati dalle forze armate di Kiev.

Lo Stato maggiore ucraino sta cercando di capitalizzare le risorse in suo possesso per cercare di compiere attività di interdizione in profondità, ma, a nostro giudizio, gli attacchi sono troppo sporadici e benché alcune infrastrutture vitali come i ponti siano stati colpiti con successo provocandone la chiusura o distruzione, il resto dell’attività essendo intermittente e non sistematica non causerà la disarticolazione del sistema logistico russo nei territori occupati, pur considerando che i danni inflitti richiedono ai russi tempo prezioso per ristabilire la propria rete a livello locale.

Tornando all’attacco del 29 luglio a Chongar, stranamente le informazioni da fonti russe sono contrastanti: in un primo momento i milblogger russi hanno riferito di danni al ponte, successivamente hanno rilanciato l’affermazione del capo dell’amministrazione di occupazione dell’oblast di Kherson, Vladimir Saldo, secondo cui le forze russe avrebbero intercettato 12 missili da crociera Strom Shadow ucraini.

Considerando che queste fonti, negli attacchi precedenti come quello allo Stretto di Kerch o ancora al ponte di Chongar del 22 giugno, hanno sempre in qualche modo confermato le azioni ucraine, questa improvvisa cortina di silenzio potrebbe significare che tra queste fonti aperte non ufficiali si sia diffuso un certo timore di ritorsioni da parte del Cremlino dopo l’arresto (e la condanna preventiva) di “voci dissonanti” come quella di Igor Girkin – ex colonnello dell’Fsb – ma è anche possibile che ci sia stata una specifica direttiva del Cremlino volta a evitare che si diffondano notizie sugli attacchi ai questi particolari colli di bottiglia rappresentati dai ponti tra la Crimea, la Federazione e l’Ucraina continentale.

Si tratta di possibilità entrambi plausibili, e la seconda potrebbe essere stata determinata da questioni di propaganda interna – gli ucraini e l’Occidente, grazie all’occhio del satellite, possono vedere l’esito di un attacco – in una fase molto delicata del conflitto.