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In seguito all’entrata in vigore della legge marziale approvata dal parlamento di Kiev in larga maggioranza negli scorsi giorni, in dieci delle 27 regioni del Paese sarà consentito il transito in e dalla Crimea solo ed esclusivamente a cittadini ucraini. Le frontiere sono “blindate” e il servizio di sicurezza ucraino preposto alla loro sorveglianza ha inasprito i controlli nei confronti dei cittadini con passaporto russo, denunciano le fonti di Mosca.

“Il confine amministrativo con la regione della Crimea provvisoriamente occupata, può essere varcato esclusivamente con documenti ucraini”, ha affermato un portavoce del presidente ucraino Petro Poroshenko che ha a lungo invocato la legge marziale applicata da oggi fino al 28 dicembre. Fino a ieri formalmente tutti i cittadini in transito avevano il diritto di entrare in Crimea via terra, ai non ucraini era invece richiesta un’autorizzazione speciale che richiedeva un complesso iter burocratico. Differente la sorte di chi invece arriva in Crimea via aria dalla Russia, o attraversando il nuovo ponte – considerato illegale da Kiev – eretto sullo Stretto di Kerch. A loro l’accesso all’Ucraina sarà negato per almeno tre anni.

Sono circa cento i cittadini russi, atterrati Kiev e provenienti da Minsk, ai quali è stato negato l’accesso al paese. Al controllo di frontiera sono stati tutti costretti a tornare indietro dalle autorità ucraine. Lo stesso è accaduto a 76 cittadini con passaporto russo provenienti dall’aeroporto di Boryspol e atterrati a Kiev. Ieri altri 33 cittadini russi, a causa della spiegazione “poco convincente o assente” riguardo lo scopo del loro viaggio in Ucraina sono stati respinti ad altre frontiere. Il portavoce del servizio frontiere, Andrei Demchenko, ha precisato che non si sta manifestando alcun inasprimento dei controlli, e nega che qualcosa sia cambiato in seguito all’incidente di domenica nel Mare di Azov, che però ha portato alla richiesta da parte del presidente Poroshenko dell’applicazione della legge marziale in tutte le regioni dell’est del Paese.

Il presidente Petro Poroshenko, che ha accusato il presidente Vladimir Putin di considerarsi  come un “imperatore russo” che intende trattare l’Ucraina come “una colonia” di Mosca, aveva anticipato questa mattina sui suo canali social l’introduzione di “restrizioni” per i cittadini russi in Ucraina; rassicurando che la legge marziale, che può contemplarlo, non andrà ad influire sulle economie o sulle abitudini dei cittadini. “Non c’è bisogno di precipitarsi nei negozi per acquistare fiammiferi e sale. Non ci saranno restrizioni sui prelievi di contanti, sulle operazioni di cambio, sui viaggi all’estero per gli ucraini. Per i russi, saranno introdotte invece tali restrizioni. E penso che siano giustificate”; questa la comunicazione ufficiale di Poroshenko. Per 30 giorni infatti le leggi convenzionali decadranno e passeranno il controllo dello Stato ai tribunali militari. Attraverso la legge marziale il governo di Kiev potrà regolare l’attività dei media, limitare il diritto di opinione e di parola, negare o rinviare scioperi e manifestazioni. Avrà la possibilità di ridurre inoltre diversi diritti della cittadinanza, compresa la privacy nelle comunicazioni e negli spostamenti, per l’appunto. Il governo potrà procedere nella requisizione di strutture e beni per fini militari nelle zone di confine.

In una intervista alla Bild, il presidente ucraino, che ha messo in guardia l’alleato tedesco quel possibile prossimo attore internazionale a dover fare direttamente i conti (insieme alla Nato) con l’espansionismo russo, ha chiesto l’intervento “pratico” dei paesi europei: attraverso l’inasprimento delle sanzioni applicate nei confronti di Mosca, e richiedendo schierando delle navi militari della Nato nei tratti di mare contesi per difendere lo Stato ucraino dalla Russia. “Auspichiamo che i paesi della Nato siano pronti a inviare unità navali nel Mare di Azov per sostenere l’Ucraina e fornire sicurezza. L’unica lingua che Putin capisce è la solidarietà del mondo occidentale”.

Queste parole “dure” secondo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov hanno come obiettivo quello di “provocare ulteriori tensioni” regionali e internazionali, e secondo Mosca sarebbero da ricondurre a mere “ragioni elettorali e interne“, dato che l’Ucraina è prossima ad elezioni. Intanto le elezioni regionali sono state annullate da Kiev in tutte l’area interessata alla legge marziale.

La Nato che non ha comunque accolto le richieste del presidente ucraino, auspicando una risoluzione diplomatica, ha dichiarato attraverso le parole della portavoce dell’Alleanza Atlantica Oana Lungescu.”C’è già molta Nato nel Mar Nero e continueremo a valutare la nostra presenza nella regione”. 

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