Guerra /

Si chiama Orca, ed è il progetto americano per un Xluuv, acronimo di Extra-Large Unmanned Underwater Vehicle, un sottomarino senza equipaggio di grandi dimensioni che sarà armato di missili da crociera, siluri, mine e altri piccoli droni subacquei in grado di contrastare i nuovi sistemi russi, tra cui il nuovo “supersiluro” atomico Poseidon lanciato dal K-329 Belgorod.

Il progetto di sviluppo iniziale del governo americano per questa nuova tipologia di “droni” sottomarini ha assegnato a Lockheed-Martin e Boeing rispettivamente 43,2 e 42,3 milioni di dollari per completare la fase di disegno degli Xluuv. Il 13 febbraio del 2019 il Pentagono annunciò che la Boeing è risultata vincitrice del contratto di produzione per quattro sottomarini denominati “Orca”, in società con la Huntington Ingall, battendo così la Lockheed Martin.

I compiti e le caratteristiche degli Orca

Il futuro sottomarino senza equipaggio, perché date le dimensioni risulta improprio chiamarlo semplicemente drone e tanto meno Rov (Remotely Operated Vehicle), è pensato per essere impiegato in una vasta gamma di operazioni: l’Orca, sebbene al momento non sia ancora stato dotato di armi, sarà in grado di trasportare sino a 12 tubi lanciasiluri per la guerra di superficie e antisom (quindi possibilmente anche per contrastare i Posiedon russi), missili da crociera per l’attacco terrestre o antinave, altri Uuv (Unmanned Underwater Vehicle), mine, ed effettuare missioni di tipo Isr (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance), oltre a quelle contromisure mine.

Gli Orca sembra che avranno, per effettuare le diverse tipologie di missione, una costruzione modulare. In particolare sono lunghi 15,5 metri che aumentano a 25,9 con il modulo del carico, larghi 2,6 e pesano, in secco, circa 50 tonnellate. La profondità massima operativa si stima sia di 3mila metri e la velocità di crociera di 3 nodi (8 massima). La propulsione è elettrica con un diesel per la ricarica, che viene effettuata ogni 150 miglia nautiche percorse alla velocità nominale.

Gli orca assomigliano a dei lunghi siluri a sezione quadrangolare, dotati di una protuberanza carenata sul dorso che alloggia un sistema periscopico per lo snorkel e le antenne di comunicazione, l’elica è singola e intubata ed è posta dietro a 4 timoni cruciformi ruotati di 45 gradi rispetto agli assi verticali e orizzontali.

Gli Orca però non sono una novità, soprattutto in casa Boeing. La società americana ha infatti costruito precedentemente una serie di Uuv sperimentali di grandi dimensioni (questi denominato Lduuv – Large Displacement Uuv) che sono stati testati dalla Us Navy e che si possono considerare i progenitori del progetto Orca. Il più grande della serie, costruito con fondi privati, si chiama Echo-Voyager ed è lungo 25 metri capace di 8 tonnellate di carico utile, facendone il più grande Uuv pubblicamente noto.

La strategia americana

Gli Stati Uniti hanno quindi dato notevole impulso alle nuove armi subacquee senza equipaggio, che andranno ad affiancare i nuovi sottomarini da attacco e per missioni speciali a propulsione nucleare già in servizio (o prossimi ad entrarci) nella Us Navy.

Il Pentagono è infatti preoccupato dagli sviluppi della cantieristica navale nel campo dei sottomarini speciali, sia con equipaggio sia senza, e delle nuove armi subacquee proprio come il siluro atomico Poseidon, e pertanto hanno ridato vita anche alla catena di ascolto sottomarina già in funzione durante la Guerra Fredda chiamata Sosus (Sound Surveillance System), contestualmente alla riattivazione di comandi navali, come quello della Seconda Flotta dell’Atlantico, o di stormi per la guerra antisom, come quelli dislocati a Keflavik, in Islanda, dotati dei nuovi pattugliatori P-8.

L’attività di un Xluuv come l’Orca andrà ad affiancare anche, quasi certamente, quella del sottomarino “Jimmy Carter” della nuova classe Seawolf americana – impostato nel 1998 e varato nel 2004 – nato con delle sostanziali modifiche atte a trasformarlo da sommergibile d’attacco (facoltà che comunque resta primaria) in vascello per operazioni speciali come sorveglianza, intelligence e ricognizione anche utilizzando forze speciali e, cosa ancor più interessante, mini batiscafi a pilotaggio remoto (tipo Uuv) che possono anche essere utilizzati per missioni di spionaggio. Le operazione del “Jimmi Carter” sono, ovviamente, coperte da segreto ma la dislocazione della sua base ne individua almeno l’assetto strategico politico del suo utilizzo: Kitsap-Bremerton nello stato di Washington è la naturale localizzazione per questo tipo di unità le cui missioni sono rivolte all’area del Pacifico e dell’Estremo Oriente non dimenticando anche l’Artico, sempre più al centro di nuove contese commerciali e militari.