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Gli esperti di armi delle Nazioni Unite stanno indagando su come i ribelli Houthi dello Yemen siano riusciti ad accrescere il raggio dei loro droni armati, che ora possono fin nel cuore dell’Arabia Saudita, secondo i documenti letti da Gli Occhi della Guerra.

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Il panel di esperti Onu sullo Yemen sta cercando di capire se “degli esperti stranieri” abbiano aiutato i ribelli ad assemblare e migliorare i propri velivoli senza pilota – Unmanned aerial vehicles (Uav) – che ora sono in grado di colpire obiettivi distanti anche 1.500 km.

L’Arabia Saudita, alla guida di una coalizione militare contro gli Houthi e in supporto del governo del presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi, ha attribuito la responsabilità di questo trasferimento di armi al suo arcinemico, l’Iran, e ai militanti di Hezbollah del Libano.

“A partire dall’agosto 2018, il panel ha cominciato a notare il dispiegamento di una vasta gamma di Uav, con un raggio d’azione tale che avrebbe permesso alle forze Houthi di colpire obiettivi ben addentro il territorio saudita e degli Emirati Arabi Uniti,” dice il rapporto Onu.

I ribelli Houthi hanno fatto un uso crescente dei droni durante la guerra, come nel caso dell’attacco dello scorso mese durante una parata militare alla base aerea di Al-Anad, nella provincia governativa di Lahij, in cui almeno sette persone hanno perso la vita, inclusi alcuni ufficiali d’alto rango Yemeniti.

Ma i droni ribelli sono andati oltre. A luglio dell’anno scorso, un drone armato Sammad-3 ha effettuato tre attacchi a 1.500 chilometri di distanza, all’aeroporto internazionale di Abu Dhabi. I funzionari degli Emirati Arabi Uniti hanno negato che l’attacco fosse accaduto.

In una simile circostanza a settembre, i funzionari dell’aeroporto internazionale di Dubai hanno negato di essere a conoscenza di un altro raid, dopo che un network televisivo collegato agli Houthi aveva parlato di un altro Sammad-3 che aveva attaccato l’hub di transito.

Gli attacchi a lunga distanza dei droni rappresenterebbero un’importante svolta per gli Houthi, che non dispongono di forze aeree e hanno riportato le maggiori conquiste militari in Yemen con fucili d’assalto, missili, fuoristrada e lanciarazzi.

Nelle fasi precedenti del conflitto, dal 2015 al 2016, gli Houthi si erano limitati a importare dai Paesi esteri “armamenti completamente o parzialmente assemblati”, come droni e missili balistici, dicono gli esperti nel rapporto.

“Adesso si affidano sempre più all’importazione di componenti di alto valore, che vengono poi integrate in armamenti assemblati localmente, come gli Uav a raggio esteso,” ha detto il report, rilasciato dalle Nazioni Unite mercoledì.

“Il panel sta continuando a investigare sulla possibilità che gli Houthi siano assistiti nel processo da esperti stranieri”

Gli esperti Onu non hanno detto su quali potenze straniere stanno indagando, ma nei precedenti rapporti hanno sottolineato alcune somiglianze fra i droni e i missili balistici Houthi e gli armamenti made in Iran.

Tehran ha ripetutamente negato di aver fornito supporto militare agli Houthi, che nel 2014 hanno preso d’assedio la capitale yemenita Sanaa e hanno deposto il presidente Hadi. Riad ha lanciato un’offensiva per respingere i ribelli e ristabilire Hadi al potere l’anno successivo, sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti.

I ribelli controllano Sanaa e la strategica città portuale di Hodeidah, punto di accesso per la maggior parte delle importazioni dello Yemen, teatro di feroci scontri tra gli Houthi e le forze pro-governative appoggiate dalla coalizione a guida saudita.

I due schieramenti hanno concordato un cessate il fuoco a Hodeidah durante i negoziati promossi dalle Nazioni Unite in Svezia a dicembre, e i controllori Onu sono sul posto sovraintendendo al ritiro dal porto delle forze di una missione che ha fatto ben pochi progressi.

Questa guerra è costata la vita ad almeno 6.800 civili, ha spinto lo Yemen in una disperata crisi umanitaria in cui 15,9 milioni di persone si sono ritrovate ad affrontare una grave malnutrizione, e ha annientato l’economia nazionale.

Le forze governative e la coalizione a guida saudita hanno fatto “progressi significativi” sul campo contro gli Houthi, dicono gli esperti Onu, ma “l’obiettivo di ristabilire l’autorità del governo in tutto lo Yemen è ancora ben lontano dall’essere raggiunto”.

Le varie milizie supportate dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti in Yemen hanno pochi “comuni interessi” e sono sempre più in disaccordo fra loro, portando a una “frammentazione del Paese” in veri e propri feudi di “forze di sicurezza parallele”, dice il rapporto.

Nel Sud dello Yemen, Gli Emirati Arabi Uniti supportano le forze dell’apparato Security Belt e altre milizie che si oppongono a Hadi e “continuano ad avanzare … aspirazioni secessioniste,” hanno aggiunto gli esperti.

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