Un nuovo, terribile elemento rischia ad aggiungersi alla guerra mondiale in scala ridotta che si combatte sull’altra sponda di Mediterraneo, a poche miglia nautiche dall’Italia: l’utilizzo di armi chimiche in Libia. Negli ultimi giorni sono giunte diverse segnalazioni di strani sintomi riscontrati tra i combattenti delle forze che difendono il Consiglio presidenziale (Cp) del Governo di accordo nazionale (Gna), il doppio nome che identifica l’organo esecutivo ufficialmente riconosciuto dalla Comunità internazionale guidato da Fayez al Sarraj.

Il fotoreporter egiziano-canadese Amru Salhueddin ha scritto su Twitter di aver visto con i suoi occhi due combattenti del Gna ricoverati in un ospedale da campo, senza ferite evidenti ma con tremori e vomito come in preda ad un attacco epilettico: “Non ho voluto fare domande perché anche io ero ferito e stavo ricevendo delle cure, ma oggi posso affermare con fiducia che l’Esercito nazionale libico (Lna) sta usando una sorta di gas nervino sul fronte di Salah al Din”, uno dei quartieri maggiormente interessati dagli scontri a sud di Tripoli. Lo stesso reporter ha aggiunto che “dopo un bombardamento dell’Lna sul fronte di Salah al Din, diversi combattenti del Gna si sono accasciati a terra, in preda a una sorta di leggero tremore e senza poter respirare normalmente”. Salhueddin asserisce di aver ripreso la scena, ma di non aver divulgato il filmato su richiesta degli stessi combattenti del Gna.

Accuse contro Haftar e i mercenari russi

Proprio oggi, intanto, Agenzia Nova scrive che le voci sull’utilizzo di armi chimiche sono giunte all’attenzione del ministro dell’Interno del Governo di accordo nazionale, Fathi Bashagha, potente uomo forte della città-Stato Misurata alleata di Tripoli ed influente membro dei Fratelli musulmani libici. Ad una specifica domanda che gli è stata rivolta nel corso di una conferenza stampa, il politico avrebbe risposto con prudenza, spiegando di essere al corrente di questi episodi ma di voler “attendere di ottenere maggiori particolari” prima di prendere posizione. Secondo Turkish Press e Libyan Express, due media vicini all’ala dura del Gna, Bahsaga avrebbe invece accusato direttamente i mercenari del gruppo russo Wagner, schierati con l’Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, di aver usato un gas nervino contro i combattenti del Gna. La presenza di combattenti russi tra le forze della Cirenaica è stata ampiamente documentata fin dal settembre 2019. Più recentemente, l’aeronautica di Tripoli ha lanciato dei volantini in russo sulla città di Tarhuna, testa di ponte dell’offensiva di Haftar contro il Gna. Ma l’utilizzo di armi chimiche nella guerra libica sarebbe una novità assoluta. E un fatto gravissimo.

Nessuna conferma e la smentita

Al momento, tuttavia, non vi è alcuna conferma ufficiale che le parti in guerra in Libia stiano utilizzando armi chimiche. Anzi, il portavoce dell’Lna, generale Ahmed al Mismari, ha pubblicamente smentito i “vili rumors” diffusi dagli “invasori turchi” , accusati a loro volta di “trovare scuse per convincere l’opinione pubblica dell’intrusione” in Libia. Per ora le uniche informazioni disponibili al momento si basano sulla testimonianza di Salhueddin, ma i sintomi descritti (tremori, vomito, difficoltà respiratorie) potrebbero coincidere con un’overdose di Captagon, l’oppiaceo sintetico usato anche dai terroristi dell’Isis in combattimento.

È improbabile che sia stato usato un gas nervino, dal momento le scorte del gas Sarin di Gheddafi sono sparite prima della rivoluzione del 2011. Potrebbe forse trattarsi di fosforo bianco, che è effettivamente in grado di generare un gas tossico che causa sintomi compatibili con quelli descritti dal fotoreporter. Secondo Human Rights Watch, in tutta la Libia nel 2011 i depositi di armi contenenti fosforo bianco e napalm sono stati lasciati pericolosamente incustoditi. A Bengasi, il capoluogo della Cirenaica e principale roccaforte dell’Lna, “Hrw ha scoperto polvere napalm in un deposito militare abbandonato accanto a bossoli e accenditori per bombe al napalm”, oltre a “fosforo bianco e colpo di mortai in più siti nel marzo 2012”. Al momento, tuttavia, ci sono solo (pochi) indizi e nessuna prova concreta, ma una cosa certa: il conflitto in Libia assomiglia sempre alla ben più vasta guerra in Siria.

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