La geopolitica della corsa allo spazio
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Il viaggio segreto in Ucraina effettuato lo scorso gennaio dal capo della Cia ha consentito a Kiev di prepararsi al meglio contro l’offensiva russa. Quando ancora nessuno prendeva sul serio i ripetuti allarmi provenienti da Washington, e bollava le allerte statunitensi come semplici indiscrezioni, William Burns è volato nel cuore dell’Europa orientale per condividere con le autorità locali tutte le informazioni fino a quel momento raccolte dagli Usa.



Il capo della Central Intelligence Agency, rendendosi protagonista di una trasferta alquanto inusuale, ha incontrato Volodymyr Zelensky informandolo sul pericolo che avrebbero presto corso lui e il suo popolo. Gli agenti di Burns, infatti, avevano scoperto le possibili direttrici dell’assalto che aveva intenzione di sferrare Mosca; di quello stesso assalto, lanciato il 24 febbraio 2022, che ha colto di sorpresa le cancellerie europee ma non il Pentagono.

L’informazione più importante, forse quella che ha permesso all’esercito ucraino di scongiurare la caduta di Kiev, riguarda l’aeroporto di Hostomel, non distante dalla capitale. L’esercito russo aveva intenzione di impadronirsi della struttura per poi utilizzarla come testa di ponte al fine di favorire l’ingresso nel Paese di nuove truppe con le quali conquistare Kiev.

La debacle di Mosca

Una volta che le unità elitrasportate russe sono approdate a Hostomel, come ha raccontato il Wall Street Journal, sono state accolte da contingenti ucraini con armi spianate. In altre parole, le forze di Kiev erano pronte a difendersi.


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CAUSALE: Reportage Ucraina
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La battaglia, raccontano le cronache, è stata particolarmente dura e Mosca ha subito ingenti perdite nei reparti d’élite. Anche perché i russi non avevano una adeguata copertura, non aspettandosi la preparazione avversaria. Sembra che questo assedio sia costato agli assalitori ben tre Ilyushin 76 colmi di parà e diversi elicotteri, distrutti dal fuoco ucraino, oltre al blocco di una colonna corazzata proveniente dalla zona di Chernobyl.

Evaporata come neve al sole anche l’idea di poter contare su una sorta di quinta colonna formata da collaborazionisti ucraini che avrebbero dovuto aiutare i russi a decapitare il governo Zelensky e, chissà, forse consegnare il presidente ai piani alti del Cremlino.

La preparazione di Kiev

Ricapitolando, se Kiev è riuscita a neutralizzare una buona parte dei piani russi, la causa di un simile successo è da ricercare nelle informazioni che la Cia ha spedito agli ucraini. Washington, a sua volta, è riuscita a ottenere le suddette informazioni grazie ad approfondite ricognizioni satellitari e fonti di alto livello. Risultato: gli Stati Uniti hanno potuto ragionare in merito ai possibili scenari e pensato bene di avvertire l’Ucraina.

Ma l’intelligence statunitense non si è limitata a consegnare a Kiev dossier e notizie; cruciale si è rivelato anche il supporto materiale. Già, perché la Cia ha aiutato la resistenza ucraina con addestramento e armi. E lo ha fatto dal 2015, in concomitanza con l’avvio di un programma americano per, appunto, addestrare gli ucraini nel caso di una possibile guerra.

Pare che gli Stati Uniti abbiano insegnato ai militari di Kiev a comunicare in modo protetto, ad adottare tattiche di guerriglia, come sottrarsi al fuoco avversario e come bypassare il tracking digitale russo. A conflitto in corso, invece, la Cia ha iniziato a fornire a Kiev intercettazioni, immagini dei satelliti-spia e il tracciamento delle mosse di Mosca. Un doppio supporto decisivo che ha, a quanto pare, colto di sorpresa la Russia.

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