L’offensiva che le truppe ucraine hanno lanciato nella zona che confina con la regione russa di Kursk, per il numero di uomini e mezzi corazzati che ha impiegato, non è stata certo operazione improvvisata. Al contrario. L’avanzata degli ucraini pare essere già stata bloccata, dopo la conquista di alcuni villaggi prossimi al confine (Sudzha e Korenevo i più importanti), ed è probabile che la reazione russa prima o poi li costringerà al ritiro, anche se le notizie dal fronte già parlano di trinceramenti, nell’evidente previsione di una battaglia destinata a durare.
Al di là dell’esito, però, è già possibile trarre qualche deduzione dagli eventi degli ultimi due giorni.
Le riserve: pare che i comandi ucraini abbiano lanciato all’assalto l’equivalente di due brigate. Gli stessi russi in qualche modo confermano la dimensione dell’assalto quando sostengono di aver eliminato, tra morti e feriti, 660 soldati ucraini e di aver distrutto 82 mezzi corazzati nemici. Qualunque sia la verità sui numeri (ballerini nella lotta delle opposte propagande), resta comunque evidente che i comandi ucraini sono ancora in grado di mobilitare un numero sufficiente di uomini per operazioni su vasta scala. Tanto più se è vero che l’artiglieria e l’aviazione russa stanno cercando di colpire reparti ucraini di riserva nella regione (ucraina) di Samy, per impedire loro di raggiungere l’avanguardia entrata in territorio russo. Questo conferma quanto tutti hanno osservato in questi ultimi mesi, e cioè che i russo avanzano nelle regioni di Donetsk e Lugansk ma lo fanno con molta lentezza per non perdere troppi uomini in assalti dissennati a posizioni ben fortificate. L’aveva detto lo stesso Putin: “Potremmo fare tutto più in fretta ma le vite umane sono troppo importanti”.
La sorpresa: le difese russe nella regione di Kursk sono state colte di sorpresa, è evidente. Il fatto è tanto più notevole se si pensa che Kursk, un grande centro industriale di quasi 500 mila abitanti, dista solo poco più di 200 chilometri da Kharkiv, la seconda città dell’Ucraina, ed è da tempo nel mirino dei droni di Kiev. In più, a breve distanza da Kursk, e a una distanza analoga dal confine con l’Ucraina, si trova la città di Kurchatov (dal nome dello scienziato Igor Kurchatov, dal 1942 direttore del programma atomico sovietico, considerato il “padre” della prima bomba atomica dell’Urss) , sede di una grande centrale nucleare russa con quattro reattori attivi. È difficile stabilire se le truppe ucraine davvero credessero di potersi addentrare così a fondo in territorio russo, certo è che le precauzioni da parte russa dovevano essere maggiori. Non è una bella pagina per Andrej Belousov, ministro della Difesa da pochi mesi al posto di Sergej Shoigu. Economista di formazione, uomo con fama di assoluta onestà, Belousov è stato messo in quel posto per razionalizzare l’impiego delle enormi risorse (6% del Pil) che il Cremlino sta riversando nella Difesa. Questo però non esclude che il compito primo del suo ministero sia vincere la guerra, non farsi prendere di sorpresa in una regione cruciale.
Gli aiuti: Oleksandr Syrsky, il generale che il presidente Zelensky ha voluto al comando delle forze armate dopo aver silurato il celebratissimo generale Zaluzhny, ha pubblicamente ringraziato il comando Nato per l’Europa per l’aiuto e la collaborazione forniti in questa operazione su Kursk. Non si tratta di armi (quelle arrivano da anni, e gli F-16 appena forniti non hanno partecipato) e tantomeno di uomini. Si conferma, invece, che uno dei sostegni più importanti di cui Kiev può godere è l’intelligence aerea e satellitare occidentale. Come già in occasione della controffensiva dell’autunno 2022 e delle operazioni sul Mar Nero, i droni e i satelliti Nato riescono a scoprire i “buchi” del lunghissimo schieramento russo (che si estende su 1.700 chilometri) e a indicare agli ucraini i punti più deboli o scoperti. A questo problemi i russi non sono ancora riusciti a rimediare. Una falla importante: viene da chiedersi come non siano riusciti a notare che i comandi ucraini accumulavano intere brigate nei pressi del confine in corrispondenza della regione di Kursk. un numero di uomini e mezzi così ampio da consentire loro di occupare 350 chilometri quadrati di territorio russo in due giorni. Se non fosse che gli alti gradi del ministero della Difesa sono appena stati investiti da una purga totale, ci aspetteremmo di veder cadere qualche testa importante nelle prossime settimane.