Lo stato dell’esercito russo e la controffensiva ucraina: come può finire lo scontro

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Il 20 maggio il leader della compagnia militare privata russa Wagner ha annunciato la presa della città ucraina di Bakhmut, il cui suolo è stato squassato da un’estenuante battaglia durata ben dieci mesi. La conquista del centro ha rappresentato il culmine dell’offensiva russa nel Donbass, ormai in corso dai primi mesi di quest’anno. Un’offensiva che ha interessato tre direttrici principali: Bakhmut, Adiivka e Vulhedar. Nei fatti la manovra russa si è rivelata controversa, le forze di Mosca hanno infatti subito pesanti perdite a fronte di guadagni territoriale strategicamente poco rilevanti, il principale dei quali è stato rappresentato proprio dalla presa di Bakhmut.

La conquista della città pur costituendo una grande vittoria simbolica per Mosca, non rappresenta tuttavia un risultato influente sul prosieguo del conflitto, in virtù della scarsa importanza strategica di Bakhmut e delle forti perdite che le forze russe hanno subito per occuparla. Inoltre laddove l’esercito di Mosca volesse lanciare una nuova offensiva volta ad occupare interamente il Donbass, quest’ultima interesserebbe un territorio significativamente più esteso, determinando quindi il venir meno dei vantaggi derivanti dall’elevata concentrazione di fanteria e artiglieria in uno spazio ridotto.

Lo stato delle forze russe

Le pesanti sconfitte subite dalle forze russe durante le controffensive di Kharkhiv e Kherson negli ultimi mesi del 2022 hanno posto l’accento sui due principali problemi di natura difensiva per le forze russe: l’enorme lunghezza del fronte (unita alla scarsità di uomini) e un sistema difensivo del tutto inadeguato. L’esercito di Mosca si è quindi adattato costruendo una possente linea difensiva su tutto il fronte. Tale linea difensiva è costituita da un layout composto da campi minati, fosse anticarro, denti di drago, filo spinato, trincee, bunker ospitanti team di Command and Control (C2), artiglieria e squadre dotate di sistemi anticarro ATGM. Tali linee difensive risultano supportate non solo dall’artiglieria, ma anche dall’aviazione russa, la quale potrebbe svolgere un ruolo essenziale nel frenare la controffensiva ucraina. Le forze russe risultano quindi decisamente meglio preparate rispetto alla fine del 2022, ma rimangono ugualmente afflitte da problemi decisamente rilevanti. 

Mappa di Alberto Bellotto

La prima problematica attiene alla principale soft skill di una forza militare, il morale. Le unità militari russe presenti in Ucraina sono pesantemente logorate e demoralizzate, il che incide pesantemente sulla loro efficacia combattiva. A ciò va aggiunta una certa irregolarità delle strutture difensive russe. Se lo schieramento difensivo nella zona settentrionale dell’Oblast di Zaporhizhia risulta piuttosto solido, la metà meridionale dell’Oblast di Kherson presenta una struttura difensiva decisamente inadeguata, bilanciata però dalle forti difficoltà che l’esercito ucraino affronterebbe per tentare uno sbarco.

Viceversa nel Donbass le difese russe risultano decisamente irregolari. Nell’Oblast di Luhansk le forze di Mosca hanno costruito una struttura costituita da un’unica imponente linea difensiva, mentre le aree occidentali dell’Oblast di Donetsk recentemente occupate risultano scarsamente difese.

Un secondo grave problema per le forze russe è rappresentato dalla loro incapacità di creare una forza di riserva mobile in grado di intervenire in caso di sfondamento del fronte. L’intelligence britannica ha infatti rilevato come l’esercito russo abbia perso gran parte delle proprie unità e del proprio equipaggiamento migliore, risultando ora composto in larga misura da soldati mobilitati, i quali dipendono in maniera crescente da un equipaggiamento obsoleto. Tale forza combattente risulta quindi fortemente inadeguata a performare operazioni complesse su vasta scala e ad essere dislocate ad una grande distanza dalle loro basi.

L’esercito di Mosca è inoltre costretto a muoversi lungo linee esterne, ciò complica enormemente lo sforzo logistico e il dislocamento rapido di truppe in caso di sfondamento del fronte. In ultima analisi, i ripetuti tentativi da parte delle forze russe di occupare il Donbass impantanandosi in devastanti battaglie urbane ha privato queste ultime di importanti risorse che avrebbe potuto sfruttare in operazioni difensive, lasciandole quindi potenzialmente esposte ad un contrattacco.

I dilemmi ucraini sulla controffensiva

Dal canto suo l’Ucraina dovrà affrontare difficoltà non da poco per portare avanti la propria controffensiva. L’esercito russo ha fatto tesoro dalle sconfitte precedenti, ponendo in essere una possente struttura difensiva. E quindi le forze ucraine dovranno ora sfondare una difesa estremamente solida, dovendo contestualmente far fronte alla superiore potenza di fuoco dell’artiglieria e dell’aviazione russa. Una controffensiva lungo tutto il fronte pare piuttosto improbabile, in virtù dell’immane sforzo che comporterebbe e degli elevati rischi di fallimento. Contemporaneamente al netto della recente decisione da parte dei partner occidentali di fornire a Kiev gli F-16, questi ultimi impiegheranno mesi per arrivare e alcuni dei sistemi d’arma richiesti dal governo ucraino (quali i missili ATACMS), non sono ancora stati consegnati. Non stupisce che le autorità ucraine abbiano più volte rimarcato la loro intenzione di lanciare la controffensiva solo nel momento in cui riterranno di disporre di tutte le capacità necessarie.

Risulta quindi maggiormente probabile che l’Ucraina mirerà a concentrare le proprie forze su un unico obbiettivo. Le recenti operazioni volte a saggiare il fronte (tra cui l’incursione di Belgorod), puntano infatti a confondere le forze russe, creando una superiorità numerica localizzata atta a sfondare le linee di Mosca sfruttando le problematiche precedentemente descritte. Le truppe ucraine potrebbero tentare una manovra a tenaglia sui territori meridionali occupati dalla Federazione Russa tramite un attacco sulla zona settentrionale dell’Oblast di Zaporhizhia e un’operazione di sbarco anfibio sulla riva destra del Dnipro, mirata a sfondare le deboli difese russe locali. Tale manovra presenta un elevatissimo rendimento, ma anche un elevatissimo rischio, in virtù delle solide difese russe a nord della città di Melitopol, delle forti difficoltà nell’attraversamento del Dnipro e dell’imponente presenza dell’aviazione di Mosca.

Fortificazioni russe nei pressi di Bakhmut

Una seconda possibilità consiste in un attacco volto a liberare il porto di Melitopol sul Mar d’Azov. Tale opzione sarebbe più facilmente percorribile in virtù della minore dimensione del fronte, ma anche in questo caso però la Russia dispone di possenti strutture difensive e di una forte presenza dell’aviazione. La terza opzione sarebbe rappresentata da un attacco diretto verso la città di Donetsk, epicentro delle forze di Mosca nel Donbass. Anche questa possibilità presenta però enormi problematiche, quali le enormi difficoltà di condurre assedi ed estenuanti battaglie urbane. L’opzione maggiormente percorribile sarebbe forse un attacco diretto verso il nord dell’Oblast di Luhansk, caratterizzato dalla presenza di difese decisamente meno imponenti. Un eventuale sfondamento in questa direzione consentirebbe agli ucraini di obbligare i russi a disperdere ulteriormente le proprie forze, di fronte alle prospettive di un attacco verso Luhansk, favorendo quindi future controffensive. 

Quale che sia la direzione della controffensiva ucraina, paiono ormai decisamente assodati due diversi assunti. Da un lato le capacità ucraine sono decisamente cresciute e il potenziale offensivo russo risulta ormai estremamente ridotto, dall’altro però il Paese si trova ora a dover eseguire un’operazione altamente complessa contro un nemico ben difeso, resa ancor più difficile dalla riluttanza dei partner occidentali a fornire i sistemi d’arma sempre più potenti. È probabile che la guerra non verrà decisa da una sola controffensiva, ma da una serie di controffensive. Kiev deve trovare un compromesso tra il numero di perdite umane e materiali e il territorio che è in grado di riconquistare. Il tutto senza dimenticare eventuali rischi di appoggio occidentale nel caso di sconfitte cocenti.