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Guerra /

Nel Donbass qualcosa sta cambiando.  Tante notizie,  poche certezze. Ma la cosa sicura, ora, è che Igor Plotnitski non è più il presidente della Repubblica Popolare di Lugansk.

Ha dato le dimissioni, sì, “perché se non l’avesse fatto non sarebbe arrivato nemmeno a Natale”, riferisce una fonte ufficiale della Dnr – la Repubblica Popolare di Donetsk –  a Gli Occhi della Guerra.  

Quello che non è sicuro, invece, è se ci sarà un altro presidente. Sempre secondo fonti ufficiali, infatti, le dimissioni di Plotniskij aprono una nuova strada nella regione del Donbass. Una strada che potrebbe portare all’unificazione delle due Repubbliche Popolari: quella di Lugansk e quella di Donetsk.

In vista di questo scenario, però, il nuovo presidente della Lnr non sarà più un presidente. Bensì un governatore addetto alla sicurezza statale, rinomato sotto la sigla Mgp. Insomma,  in altre parole la Repubblica di Lugansk finirà sotto l’amministrazione della Dnr.

Ma la volontà di rimuovere Plotnitskij – che attualmente si trova a Mosca e ha dichiarato che manterrà il suo ruolo di esecutore degli accordi Minsk – c’era già da diverso tempo.  E al suo posto dovrebbe andare proprio, e guarda caso,  il ministro dell’Interno da lui estromesso qualche giorno fa,  Igor Kornet.

“Plotniskij isolato e corrotto, non è stato colpo di Stato”

Sempre secondo quanto riportato da una fonte ufficiale della Dnr, quello avvenuto mercoledì scorso a Lugansk “non era un colpo di Stato” ma una “decisione presa ad altissimi livelli da Mosca per rimpiazzare il presidente Plotnitskij ed evitare che lui facesse un colpo di mano”.  E il motivo alla base della spinta sotterranea sarebbe che “lo stato di corruzione della Lnr non era più tollerabile”.

Con questo pretesto, due giorni fa circa 2mila militari – senza mostrine – sono partiti da Donetsk alla volta della capitale. “L’obiettivo era normalizzare la situazione“, riferisce la fonte, e aggiunge che “non è stato sparato un colpo”.

Intanto altre fonti riferiscono che la città era stata completamente militarizzata, gli edifici governativi circondati e le comunicazioni radiofoniche e televisive interrotte.

In ogni caso la decisione alla base di quanto doveva accadere, e come doveva accadere,  era già stata “presa altrove”- riferisce la fonte.E l’ordine di non trasformare l’occupazione di Lugansk in un episodio di violenza sarebbe partito proprio da Mosca.

Le autorità locali della vicina autoproclamata repubblica popolare da dove è partito il gruppo armato hanno per ora respinto qualsiasi coinvolgimento negli eventi. 

Quegli “attentati dimostrativi” della Lnr a DonetskFonti confidenziali hanno riferito a Gli Occhi della Guerra che giorni fa a Donetsk ci sarebbero stati una quindicina di attentati durante le ore di coprifuoco notturne. Si tratta di “atti dimostrativi” – che non hanno fatto vittime né danni – da parte dell’altra Repubblica. Il messaggio era fin troppo chiaro: “Non immischiatevi nei nostri affari interni”.Igor Kornet, l’uomo estromesso da  Plotnitskij ma amato dai russi

Le dimissioni del presidente della Lnr, Igor Plotnitskij, arrivano proprio dopo che lui stesso aveva estromesso lunedì scorso dall’esecutivo il ministro dell’Interno Igor Kornet, accusato, anche lui, di corruzione.  Il ministro si è poi difeso parlando di una “campagna di screditamento” nei suoi confronti.

Due giorni dopo i militari della vicina Dnr hanno risposto alle sue dimissioni, e diverse fonti riferiscono infatti che il ministro sia stato coinvolto direttamente in quello che si può, o “non si può” definire un golpe.

“Lo stato di corruzione della Lnr non era più tollerabile”

Il “ruolo di garante” di Mosca nei confronti della Lnr  riguarderebbe, o almeno secondo la fonte ufficiale della Dnr, proprio lo stato crescente di insofferenza del Paese nei confronti del suo leader Plotnitsky, coinvolto in diversi episodi di “appropriazione indebita del budget statale e manipolazione degli acquisti statali”. 

Insomma, Plotnitsky dormiva già da tempo con un guardia del corpo accanto e “non avrebbe potuto forzare la mano”. 

Intanto il Cremlino continua a non commentare la situazione nell’autoproclamata Repubblica popolare nell’Ucraina orientale. L’arrivo di Plotnitsky a Mosca non è una questione che riguarda l’amministrazione presidenziale”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov, citato dalle agenzie. Peskov ha poi assicurato che Mosca “rimane impegnata” nell’attuazione degli accordi di Minsk.