Con questo articolo prosegue il dibattito a più voci e con orientamenti diversi sulle recenti affermazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto (“Non siamo pronti né a un attacco russo né a un attacco di un’altra nazione”). L’Italia sarebbe pronta a combattere? Ma soprattutto: gli italiani sarebbero pronti a combattere se attaccati? E se no, perché? Dopo l’intervento di Paolo Mauri, ecco quello dell’ammiraglio Roberto Domini.
L’attuale contesto geopolitico, segnato da crescente instabilità e ridefinizione degli equilibri di potenza, richiede una riflessione sul ruolo e sulle esigenze delle Forze Armate, in particolare della Marina Militare. La volontà della NATO di aumentare le spese per la difesa non deve tradursi in un semplice incremento quantitativo, ma in un investimento strategico e mirato, volto a rafforzare capacità operative essenziali e sostenere un “potere marittimo” adeguato alle sfide odierne.
Il mare, che copre il 71% della Terra, è un dominio geopolitico cruciale e complesso, impossibile da controllare territorialmente senza proiezione navale. Oltre l’80% del commercio globale passa per vie marine, che sono anche veicolo di risorse e conoscenze grazie ai cavi sottomarini vulnerabili a danni. L’antropizzazione costiera aumenta i rischi ambientali, richiedendo sorveglianza continua. Il concetto tradizionale di “Dominio del Mare” è superato, sostituito dal “Controllo del Mare”, ovvero l’abilità di usare il mare per propri interessi e contrastare avversari. Per l’Italia, nazione marittima e ponte mediterraneo, la Marina Militare è un pilastro del potere marittimo, definito come capacità sistemica che integra forza navale, marina mercantile, industria e azioni militari, diplomatiche, economiche e culturali per esercitare influenza.
Dalla politica alla capacità operativa
Lo spirito combattivo della Marina Militare deve essere sostenuto da una volontà politica che valorizzi la sua capacità. Non conta solo aumentare i mezzi, ma saperli usare efficacemente, investendo soprattutto in personale e logistica per tradurre risorse in capacità operative reali. Le Forze Navali sono uno strumento politico-militare essenziale con missioni militari (difesa delle linee di comunicazione marittime, deterrenza, naval diplomacy), di polizia marittima (contrasto a criminalità, pirateria, terrorismo) e di supporto alla comunità (SAR, assistenza umanitaria, protezione infrastrutture critiche). Diplomazia navale, deterrenza e proiezione di potenza dal mare richiedono piattaforme e competenze avanzate che il nostro Paese ha nel tempo meritatamente acquisito.
Una Marina all’altezza delle sfide
Il modello ideale della Marina Militare prevede una flotta equilibrata e versatile con portaerei e portaeromobili per proiezione aeronavale, cacciatorpediniere e fregate per scorta e difesa, sottomarini per operazioni occulte, unità anfibie per proiezione terrestre, pattugliatori per la vigilanza della ZEE e choke point, e unità specialistiche per contromisure mine e supporto tecnico. Include anche una componente aerea imbarcata con F-35B, UAV e forze speciali come la Brigata Fucilieri di Marina. I costi per un potere marittimo basato su questi mezzi sono significativi per il Paese, ma sostenibili con un incremento graduale del bilancio Difesa, garantendo credibilità e capacità operative. È fondamentale sottolineare che l’investimento nella Marina Militare non riguarda solo sviluppo tecnologico o scientifico, ma riflette un legame profondo con le attività economiche legate al mare. La Marina supporta direttamente il commercio, la sicurezza delle rotte e le infrastrutture marittime, generando ritorni economici fondamentali per l’intera economia nazionale.
Gli obiettivi strategici sul mare
La Marina è la forza armata d’avanguardia, capace di operare oltre l’orizzonte con versatilità e prontezza, intervenendo per prima in situazioni critiche. Il suo impiego strategico si articola in cerchi allargati: innanzitutto garantisce la sopravvivenza statuale nelle aree vicine ai confini nazionali; poi tutela la sicurezza nell’intero Mediterraneo allargato; infine sostiene lo sviluppo e il progresso economico nell’“infinito Mediterraneo”, un’area strategica determinante per le rotte commerciali e le risorse. Una flotta bilanciata è quindi essenziale per far fronte agli obiettivi strategici e assicurare stabilità e crescita per il nostro Paese.
L’elemento umano e la logistica
Gli investimenti strategici nella Marina devono concentrarsi su due pilastri fondamentali: personale e logistica.
Il personale rappresenta l’assetto principale e necessita di un incremento del 10-15% per allinearsi alle esigenze operative consentendo un corretto e umano impiego degli uomini in un contesto di crescenti compiti. Serve una strategia di reclutamento efficace per attrarre talenti, contrastare il calo demografico e migliorare welfare e work-life balance. La formazione continua, focalizzata su simulazioni, lingue straniere e leadership, è imprescindibile. La riforma del 2012 richiede una revisione per garantire equilibrio tra gradi e sostegno al personale, mentre la creazione di una Riserva Operativa a basso costo potrebbe colmare alcune delle carenze organiche.
La logistica va superata come funzione amministrativa e integrata al sistema operativo tramite un Supporto Logistico Integrato (ILS), che minimizzi i costi di ciclo vita. La “Logistica Difesa 4.0” con intelligenza artificiale, automazione e tecnologie come stampa 3D e manutenzione predittiva, rivoluziona la gestione, passando da just in time a sense and respond. Ciò richiede sinergia tra Forze Armate, industria e università e investimenti in formazione specialistica. Senza una logistica efficace la Marina non può operare lontano e far fronte alle esigenze che dovessero giungere dal mondo politico.
Conclusioni
L’aumento delle spese per la difesa richiesto dalla NATO è un’occasione cruciale per l’Italia di potenziare la sua Marina Militare, forza combattiva d’élite. Tuttavia, il successo dipende non solo dai fondi o dai mezzi, ma dalla ferma volontà politica di utilizzare al massimo le capacità della Marina, riconoscendone il ruolo primario nella difesa degli interessi nazionali e nella proiezione di potenza. È fondamentale investire sul personale con formazione eccellente, motivazione e benessere, e fare della logistica un’arte militare strategica basata sulle tecnologie più avanzate. Solo con una Marina moderna, efficace e combattiva, l’Italia potrà operare con decisione dal Mediterraneo Allargato all’“Infinito Mediterraneo” e affermarsi come attore credibile e influente nello scacchiere geostrategico globale del XXI secolo. Senza una chiara consapevolezza politica e responsabilità dei leader, l’aumento dei fondi destinato solo all’acquisto di mezzi rischia di essere inutile. La vera sfida è trasformare le risorse in efficacia operativa reale, vitale per garantire le tre S: sopravvivenza, sicurezza e sviluppo economico. Senza questa visione strategica, si mette a repentaglio la capacità stessa dello Stato di proteggersi e prosperare in un contesto geopolitico complesso e competitivo.
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