L’Italia sta veramente progettando l’acquisto di una flotta di aerei spia? È quello che sembra uscire da alcuni documenti governativi – citati dal sito DefenseNews – che vedrebbero il nostro Paese impegnato nel valutare l’acquisizione di otto velivoli Gulfstream G-550, jet “multimissione e multisensore” paragonabili agli Awacs americani come gli E-3 Sentry, per un esborso pari a un miliardo e 230 mila euro. Notizia che, se confermata, potrebbe aprire una nuova spaccatura tra le file del governo, che ancora non ha saputo chiarire appieno la questione F-35, gli aerei della discordia, altra commessa “calda” e sgradita a parte del governo sensibili a molti pareri dell’opinione pubblica dirottata da informazioni generaliste.

L’obiettivo dell’Aeronautica Militare – che possiede già due velivoli di questa tipologia, consegnati nel 2016 e nel 2018 e schierati nella base di Pratica di Mare – sembrerebbe quello di voler creare una flotta d’intelligence “volante”, costruendo un hub per accogliere altri velivoli simili, operati dai partner internazionali, nel cuore del Mediterraneo. Alcune conferme arriverebbero dalla visita del ministro della Difesa Lorenzo Guerini ai vertici israeliani per portare avanti un programma di cooperazione tecnico-militare, nonché di collaborazione industriale. È infatti l’azienda israeliana Elta Electronics Industries a modificare il business jet prodotto dall’azienda statunitense per renderlo un sofisticato aereo spia.

I documenti in questione, riportano le fonti, sembrerebbero sottolineare la “necessità” da parte della nostra intelligence di rafforzare le proprie capacità nel Mediterraneo, che continua ad essere – nonostante l’attenzione rivolta esclusivamente alla pandemia provocata dal SarsCov-2 – teatro di una serie di tensioni regionali e internazionali che coinvolgono sempre più attori. Basti pensare all’irrisolta crisi libica, dove agiscono Russia, Turchia, ed Egitto, e dove l’Italia mantiene interessi ed asset strategici.

I velivoli richiesti nel piano programmatico della Difesa sarebbero analoghi alla versione “Shavit” Signals Gulfstream già impiegata dalle Forza Aerea Israeliana: ossia implementanti di un pacchetto di radar e sensori che garantiscono alla piattaforma aerea funzioni di “comando e controllo”, supporto alla “supremazia aerea” e supporto alle forze di terra. Il programma sarebbe ora al vaglio del governo, e mostrerebbe i dati di una proiezione di lungo termine, che fissa il termine del progetto al 2056. Tale progetto porterebbe “200 posti di lavoro” e un ruolo di primo piano dell’Italia nella gestione di questo tipo di velivolo, a margine di un discreto impegno per le nostre finanze, investite per acquistare velivoli da combattimento che in questo caso combatterebbero una “guerra” diversa: quella delle informazioni che possono sventarne una. Garantendo, più di ogni altra cosa, la nostra sicurezza, e rendendoci “sorveglianti” del Mediterraneo.

La spia dei cieli

Il Gulfstream G550 in forza alla nostra Aeronautica è un velivolo Caew – acronimo di Coformal Airborne Early Warning – dotato di un sofisticato sistema multi-sensore che gli consente di svolgere missioni di sorveglianza aerea, comando e controllo e comunicazioni strumentale per la supremazia aerea e al supporto alle forze di terra. L’aereo è basato su piattaforma commerciale Gulfstream G550 – spinta da una coppia di motori turbofan, con ala a V e ampia deriva a T –  alla quale vengono apportate particolari modifiche, sia dal costruttore statunitense – che fornisce il velivolo a Usaf e Us Navy -, sia dalla sussidiaria della Israel Aerospace Industries. Quest’ultima fornisce il pacchetto di sensori che lo rende una sofisticata, veloce e versatile spia dei cieli.

Oltre ai due piloti, alloggiati nella cabina integrata dal sistema Aew, il velivolo è conformato per ospitare sei postazioni per i diversi operatori missione, che gestiscono le strumentazioni composte da radar phased array, sistema Iff per il supporto elettronico e sistemi di comunicazioni avanzati per interagire con le forze a terra. Questo pacchetto consente di ottenere una serie di informazioni in tempo reale per analizzarle e fornirle alle unità coinvolte in una data missione per acquisire ed identificare “target” o obiettivi, garantendo una copertura radar e una mappatura totale dell’area circostante. Da impiegare anche come spie nel pattugliamento marittimo.