Da alcune settimane il sud della Libia torna ad essere oggetto di raid aerei da parte dell’Africom, il comando degli Usa in Africa: in una zona importante del Fezzan, contesa tra forze fedeli a Fayez al Al Sarraj e l’esercito di Khalifa Haftar, le bombe statunitensi sganciate da droni partiti anche da Sigonella hanno come obiettivo gruppi dell’Isis. Sì perché la novità di queste ultime settimane riguarda il nuovo ingresso sulla scena libica del califfato islamico. Sconfitto nel 2016 a Sirte, l’Isis in questi tre anni rimane sornione tra le dune del Sahara libico e, secondo i vertici della sicurezza Usa presenti nella regione, oramai i miliziani jihadisti sono pronti a nuovi attacchi.

I raid coordinati con Tripoli

In un contesto molto particolare come quello libico, contrassegnato da un conflitto che non accenna a terminare e con la contrapposizione tra Al Sarraj ed Haftar giunta da mesi in una fase di stallo, i nuovi pesanti bombardamenti decisi da Washington non possono non avere conseguenze politiche. Dall’inizio di questo mese, mezzi statunitensi lanciano diversi attacchi contro presunti obiettivi dell’Isis ed il tutto non avviene poi in una zona secondaria della Libia: i raid infatti, si scatenano in una porzione del Fezzan contesa tra le varie parti in lotta a Tripoli, vicina peraltro ai campi petroliferi di Sharara ed El Feel (quest’ultimo gestito anche dall’Eni), giacimenti vitali per l’economia libica. E il comando dell’Africom fa sapere che tutte le varie operazioni sono coordinate con le forze del Gna, ossia l’insieme dei gruppi e delle milizie che rispondono al governo di Al Sarraj.

Per Haftar non è proprio una bella notizia: il generale ad aprile riceve una parziale benedizione da Washington, pochi giorni dopo l’inizio della sua offensiva su Tripoli, in nome dell’anti terrorismo. Haftar in particolare, viene lodato da Donald Trump proprio per la sua azione contro i jihadisti. Il fatto che l’Isis venga bombardato in coordinamento con Al Sarraj, implica che al generale non spetti più per il momento nemmeno lo scettro di leader dell’antiterrorismo.

La mappa delle potenze straniere in Libia (Infografica di Alberto Bellotto)
La mappa delle potenze straniere in Libia (Infografica di Alberto Bellotto)

Intanto in Libia i nuovi raid generano preoccupazione: l’Isis evidentemente è di nuovo in grado di rialzare la testa, sia a Tripoli che nell’est del Paese si teme un ulteriore peggioramento sul fronte della sicurezza. E a Sirte, città in gran parte controllata dai miliziani di Misurata, c’è ha timore che i raid Usa possano spingere più a nord i terroristi del califfato islamico: “Abbiamo già individuato alcuni movimenti sospetti a sud di Sirte”, dichiara ad Agenzia Nova il comandante delle forze poste a difesa della città, Adel Bouchema.

Rischi per l’Italia

Che in Libia non si parli più adesso soltanto di possibile stabilizzazione e possibili piani di pace, ma torni prepotentemente alla ribalta il discorso riguardante l’Isis, non è una buona notizia per l’Italia. Tutt’altro: secondo i servizi di sicurezza Usa, i miliziani del califfato sono nuovamente pronti a colpire, pronti soprattutto a mettere in piedi un nuovo Stato islamico a due passi dall’Europa. Questo perché, oltre alla riorganizzazione di chi tre anni fa viene respinto da Sirte, si assiste al ritorno in Libia di molti miliziani reduci dalla Siria. Sconfitto il califfato tra Palmira e Mosul, adesso i sopravvissuti sarebbero pronti a mettere in campo l’esperienza fatta in combattimento per costituire un nuovo califfato in Libia.

Il nostro Paese da questo ha tutto da perdere: nel Fezzan ed in quelle parti del deserto libico dove l’Isis dà segni di risveglio, vi sono alcuni giacimenti gestiti anche dall’Eni, così come un’ulteriore destabilizzazione della Libia rischia di colpire ancora di più i nostri interessi nazionali. A questo occorre aggiungere il sempre presente problema relativo all’immigrazione: l’impennata degli sbarchi a settembre, con un aumento anche delle partenze dalla Libia, in questa fase di riorganizzazione dell’Isis suona come una pessima notizia.

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