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A metà del 2015, periodo in cui l’Isis era considerato all’apice della sua potenza, si contavano circa 31mila combattenti.  Oggi, secondo un rapporto redatto da esperti delle Nazioni Unite, se ne contano circa 30mila. Stessa quantità, quindi, ma diversa strategia. La differenza, infatti, risiede nella struttura del gruppo terroristico che, da entità territoriale qual era, si è ora tramutato in network internazionale. Si era parlato del tramonto dell’Isis dopo che questo aveva perso le sue capitali, Mosul in Iraq e Raqqa in Siria. A quanto pare, però, non è stato affatto così.

I “nuovi” soldati di Daesh occupano una piccola fetta del deserto occidentale dell’Iraq e alcune zone della Siria orientale. Proprio al confine dei due Paesi, si legge sempre nel report,  i miliziani sono riusciti ad accappararsi una stretta striscia di terra in cui sono presenti dei pozzi di petrolio. Insomma, niente confronto a prima se consideriamo che le bandiere nere detenevano un territorio grande come l’Italia. Fatto sta che, comunque, l’Isis in questi mesi ha continuato ad uccidere. Solo un mese fa 250 persone hanno perso la vita a Sweida, in Siria, dopo un attacco devastante. Ora la battaglia è ancora in corso e il gruppo sta mettendo a dura prova il regime siriano, impegnato in un’offensiva per sloggiare il regime dell’Isis da questa zona. Operazione che ad oggi non si è ancora conclusa con successo.

Il rischio per l’Italia

Gli analisti dell’Onu, inoltre, mettono in guardia sulla presenza dei jihadisti in Libia. Anche oggi, dopo la perdita di Sirte – una volta capitale del gruppo terroristico nel Paese – l’Isis può contare sulla presenza di circa 3mila – 4mila miliziani che operano in tutta la nazione nordafricana. “L’Isis – si legge nel report – ha ancora la capacità di lanciare attacchi significativi in ​​Libia e oltreconfine, tornando a tattiche asimmetriche e ordigni esplosivi improvvisati”.  Un fatto che dovrebbe far riflettere ancora una volta sul rischio dell’arrivo di nuove reclute sulle nostre coste, mischiate tra le centinaia di migranti che ogni giorno partono alla ricerca di condizioni di vita migliori.

La minaccia terroristica di questi mesi, anche se il ritmo degli attacchi è inferiore rispetto all’anno scorso, rimane quindi elevata.

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