L’Isis all’attacco di Deir Ezzor

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Da alcuni giorni l’Isis è all’attacco. Un attacco massiccio che punta a far cadere Deir Ezzor, la cui resistenza, in questi tre anni d’assedio, è diventata leggenda in tutta la Siria. Un attacco importante dal punto di vista strategico che, se riesce, farà congiungere le due aree sotto il controllo dell’Isis, quella irachena con quella siriana, dando vita al Califfato del Terrore.Anche la tempistica è importante: tra due giorni ad Astana, la capitale del Kazakistan, sotto l’egida di Russia, Turchia e Iran si terranno negoziati tra il governo di Damasco e i suoi nemici (assenti l’Isis e al Nusra, formazioni dichiaratamente terroriste). Negoziati a cui le milizie jihadiste ostili ad Assad si sono piegate a causa del nuovo vento che spira dall’America: la vittoria di Trump, infatti, ha tolto loro la sponsorizzazione d’oltreoceano.L’Isis punta a mettere i convenuti ad Astana di fronte al fatto compiuto, ovvero la nascita del sunnistan (cosa che era poi nei voti dei neocon americani). Non solo, indebolendo Assad, vuole anche offrire alle milizie jihadiste che hanno aderito all’iniziativa di pace nuove opportunità, nella speranza che queste alzino l’asticella delle loro richieste fino a far saltare il banco. Il conflitto si perpetuerebbe con grande profitto dei movimenti terroristi che beneficiano di ogni destabilizzazione.Per questo la battaglia di Deir Ezzor è così decisiva, tanto che le Agenzie del Terrore vi hanno fatto confluire una massiccia forza d’urto: 14mila uomini. Le difese della città, già indebolite da un proditorio attacco dell’aviazione Usa avvenuto alcuni mesi fa (che destò irritazione nello stesso Dipartimento di Stato), sono messe a durissima prova. Se ancora resistono è perché russi e siriani hanno il controllo del cielo, anche se l’aviazione potrebbe non essere sufficiente a evitarne la capitolazione.Un’eventualità che metterebbe la popolazione civile di Deir Ezzor nelle mani dei tagliagole nerovestiti, i quali già in passato hanno infierito contro di essa, suscitando la commozione del mondo.Ed è questo il punto nodale di questa tragica vicenda: di quanto sta avvenendo a Deir Ezzor non ha scritto nessun giornale mainstream. Né alcun politico occidentale ha speso una parola. Come se fosse uno scontro che non ci riguarda.Eppure ci riguarda. Eccome. L’Isis ha firmato le stragi d’occidente, e ancora oggi è un pericolo costante. Eppure nulla di nulla. Un silenzio assurdo che nasconde un’inconfessabile segreto: in fondo le cancellerie occidentali, che da tempo avversano Assad tanto da auspicarne la caduta e da aiutare attivamente le fazioni jihadiste cosiddette ribelli, sperano che l’Isis vinca la battaglia di Deir Ezzor. Che al momento è l’unico modo per tenere ancora in vita la speranza di un regime-change in Siria.Questa la strana deriva di cui è preda la Politica occidentale, la quale in Medio oriente ha permesso che le ragioni geopolitiche calpestassero le più elementari ragioni non solo umanitarie, ma umane. Peraltro a scapito della sicurezza dei suoi stessi cittadini, che della violenza dell’Isis sono fatti segno. Una strana eterogenesi dei fini per quanti impartiscono lezioni di libertà e democrazia a Damasco. E che, tra l’altro, rivela la velata ipocrisia dei proclami tesi alla sconfitta del Terrore globale, risuonati all’indomani delle varie stragi. Si spera che tale anomalia possa trovare un correttivo con il dispiegarsi della presidenza Trump, anche se a oggi è solo una speranza, tante e varie le forze ostative.