Le guerre di domani saranno combattute sempre più frequentemente da eserciti postmilitari e posteroici, ma non per questo meno distruttivi, composti da schiere di soldati senza uniformi, come speculatori finanziari, cyber-criminali, cripto-criminali, tecnici informatici e ingegneri sociali. Nei meandri della rete, nel darkweb, si combatteranno guerre invisibili tra i soldati postmoderni di Stati e terrorismi.

Nell’era delle guerre senza limiti e delle guerre ibride totali, sebbene le operazioni cibernetiche e cognitive siano destinate ad avere un’importanza crescente per Stati e anti-Stati, la forza delle armi tradizionali continuerà a far sentire la sua voce. Ma il peso degli eserciti nazionali all’interno delle guerre del futuro, regolari come irregolari, diminuirà a causa del ritorno del mercenariato.

Ucraina, segnali dal futuro

Evgenij Prigožin, il cuoco diventato signore della guerra, è molto più di un semplice anti-generale al servizio del Cremlino: è il capo di un esercito privato, il gruppo Wagner, al quale è stato affidato l’onere di condurre in solitaria una varietà di operazioni, dagli assalti alle unità nemiche alle guerre urbane.

Alla testa di un’armata di circa 50mila uomini, in larga parte degli ex carcerati reclutati nel corso del 2022, Prigožin ha esperito operazioni di supporto alle forze regolari russe, ad esempio durante la battaglia di Sjevjerodonec’k, ma ha anche protagonizzato interi capitoli della guerra, come l’assalto a Bakhmut.

I traguardi tagliati dal gruppo Wagner in Ucraina sono destinati a fare scuola. Perché Prigožin ha battuto sia Erik Prince, il re indiscusso del mercenariato a stelle e strisce, sia Bob Denard, il corsaro dell’Eliseo, dimostrando che gli eserciti privati, oltre a garantire negabilità plausibile, compiere sabotaggi e fornire carne da macello, possono condurre guerre, gestire economie e architettare colpi di Stato.



Il gruppo Wagner è stato uno dei parti più lungimiranti della presidenza di Vladimir Putin. La sua storia è iniziata nelle terre russofone e dalle aspirazioni separatistiche dell’Ucraina orientale nel 2014, dove operava con un bilancio risicato e con un’armata di circa mille combattenti, ed è successivamente proseguita nella Siria alle prese con Stato islamico e parenti, dove i wagneriti si sono costruiti la reputazione di guerrieri temibili e implacabili, cacciando terroristi da Palmira a Idlib.

Grazie ai successi mietuti in Ucraina e in Siria, degli accattivanti biglietti da visita di una new entry alla ricerca di visibilità e di prestigio, i wagneriti hanno conquistato la piena fiducia del Cremlino, diventandone l’ufficiale armata ombra ed estendendo il loro raggio operativo in Africa, in Sudamerica, in Medioriente e in Asia. Una parabola ascendente, la loro, corroborata dai numeri: i Paesi che hanno contrattato il gruppo Wagner sono aumentati da 4 a 27 fra il 2015 e il 2021.

I lanzichenecchi della Russia combattono e insegnano a combattere, disinformano e insegnano a disinformare, consigliano, formano e proteggono. Sono l’ultima spiaggia di Stati alle prese con rivoluzioni, sedizioni e terrorismi. Mercenari multiuso, esperti di guerre irregolari e di guerre cognitive, che offrono i loro servizi a chiunque sia poi disposto a ricambiare l’aiuto ricevuto facendo concessioni alla Russia, dalla politica estera all’economia.

Le guerre private prima di Prigožin

Il gruppo Wagner è una mosca bianca all’interno del mercato mondiale del mercenariato, perché non è la classica armata privata usa-e-getta che il governo attiva in tempo di guerra e spegne in tempo di pace e perché vanta un’economia propria, tra i sei e i sette zeri, basata sull’estrazione di risorse naturali, sui traffici illeciti e sui finanziamenti esteri – gli emiratini, ad esempio, hanno iniettato denaro nelle casse dei wagneriti operanti in Libia.

Il gruppo Wagner è sicuramente la compagnia militare privata più eterodossa e controversa in circolazione, ma non ha mai sofferto di solitudine, giacché il mercato del mercenariato è florido e in espansione, e molto di ciò che fa è un déjà-vu, perché il passato remoto e recente pullula di precedenti.

Quel fenomeno noto come “privatizzazione della guerra” non nasce col gruppo Wagner, che di tale tendenza è una mera per quanto potente espressione, ma ha origini antiche. Sia sufficiente pensare che la Compagnia britannica delle Indie orientali aveva un proprio esercito privato, indipendente da quello dell’Impero, e reclutava mercenari tra gli autoctoni dei teatri da assoggettare, ad esempio i purbiya in India. Era l’Ottocento.



L’esternalizzazione della guerra agli eserciti privati, che fino alla prima metà del Novecento è stata più che altro una prerogativa delle corporazioni multinazionali, inizia a prendere piede tra gli Stati soltanto durante la Guerra fredda. Ed è stato in Africa, continente martoriato da processi di decolonizzazione sanguinosi e da guerre civili eterne, che hanno avuoto luogo i primi esperimenti di privatizzazione della guerra.

Belgio. Francia. Portogallo. Spagna. Le potenze europee sui cui imperi coloniali era calato il tramonto, e che rifiutavano di accettare la nuova realtà internazionale, durante la Guerra fredda avrebbero esternalizzato una parte significativa delle loro operazioni anti-decolonizzazione alle compagnie militari private.

Tra gli anni Settanta e Ottanta, all’acme della Guerra Fredda, l’Eliseo avrebbe difeso la Françafrique dalle grinfie degli aminemici britannici e dei rivali sovietici anche e soprattutto attraverso i mercenari. Come raccontato ne L’arte della guerra ibrida. Teoria e prassi della destabilizzazione (Castelvecchi, 2022), la Françafrique “è una storia di mercenari […] e del loro ruolo all’interno di guerre coperte” ed è, in particolare, la storia di Bob Denard, “soldato di ventura e instancabile agente della sovversione che per conto dello Sdece ha guidato insurrezioni armate, gestito traffici internazionali di armi, addestrato eserciti irregolari ed eseguito colpi di Stato in più di dieci Paesi”.

Le guerre private degli Stati Uniti

La storia dimostra come non sia stata la Russia, dunque, la prima potenza ad avvalersi di armate private alle quali delegare la conduzione di guerre sporche e colpi di Stato. La Repubblica Popolare Cinese impiega mercenari per proteggere i siti-chiave delle Nuove vie della seta. La Turchia ha appaltato a Sadat parte dell’agenda di penetrazione dell’Africa. Gli Stati Uniti hanno ampiamente fatto uso di soldati privati per combattere la Guerra al Terrore.

Nel 2008, secondo uno studio del Congressional Research Service, il 69% del personale militare dispiegato dagli Stati Uniti in Afghanistan rispondeva a compagnie private. Percentuale aumentata negli anni successivi, dato il bisogno di rafforzare il dispositivo dinanzi alla stagnazione della guerra ai talebani, e che nel 2009 avrebbe significato, in numeri, la presenza di 130.000-160.000 contractor nel Paese.

In Iraq, altro teatro primario della Guerra al Terrore, i soldati privati in trincea per gli Stati Uniti sarebbero stati 25mila secondo il Pentagono, ma all’incirca 100mila secondo un censimento pubblicato dal Washington Post.



Gli Stati Uniti avevano inviato piccoli numeri di soldati privati in Corea, in Vietnam e in Iraq durante Desert Storm, ma nulla di paragonabile alle cifre record della Guerra al Terrore, al cui apogeo sarebbero stati presenti più di 200mila contractor soltanto nell’Iraq-Afghanistan e, nel complesso, “decine di migliaia, coinvolti in operazioni militari e di intelligence, in ben 85 Paesi”.

Le ragioni principali per cui gli Stati Uniti hanno scommesso sui soldati privati sono due: si tratta di bare che non vengono piante dall’opinione pubblica, si tratta di attori che possono compiere crimini indicibili senza che ciò abbia ricadute legali per l’appaltatore. Ragioni che valgono per gli Stati Uniti come per chiunque altro scelga di inviare mercenari al fronte.

Il mercenario riesce dove un militare non può e fa ciò che un militare, o perché timoroso della legge o perché integro moralmente, non vuol fare. Lo insegnano bene le brutalità del gruppo Wagner in Ucraina. Ma lo insegnano altrettanto bene anche gli orrendi crimini dei contractor americani in Iraq, dalla strage di piazza Nasour alle torture disumane ai prigionieri di Abu Ghraib, i cui responsabili, in entrambi i casi, sono stati o assolti o perdonati.