L’Iran si sta preparando a svolgere una nuova esercitazione nel corso della quale verrà affondato un modello di una portaerei statunitense. A far immaginare ciò è stata una fotografia satellitare – ottenuta dall’Associated Press – dove si vede una ricostruzione di una superportaerei classe Nimitz al largo del porto di Bandar Abbas, nel sud dell’Iran. Il modello non è replicato a dimensioni reali essendo lungo circa 200 metri e largo 50 metri, contro i 300 metri di lunghezza e i 75 metri di larghezza di una vera portaerei classe Nimitz.

Un rischio per la sicurezza

Nonostante ciò questo non farà che aumentare ancora di più le tensioni tra l’Iran e gli Stati Uniti, anche perché l’esercitazione in programma prevederà -così come nel 2015- “l’affondamento” della portaerei con un missile antinave. Il modello, inoltre, sarà bersaglio anche dei siluri e delle mitragliatrici installate a bordo dei motoscafi veloci impiegati dalla Marina della Guardia della Rivoluzione. Un tentativo, da parte dell’Iran, di inviare un messaggio agli Stati Uniti per rimarcare che le portaerei, in navigazione nelle acque dello stretto di Hormuz, potrebbero diventare un bersaglio.

Ma se il simulacro può essere affondato facilmente nella realtà il discorso è, e sarebbe, radicalmente differente; anche perché le capacità difensive dell’intero gruppo aereo e navale di una portaerei sono elevatissime, rendendo praticamente impossibile un avvicinamento ostile al “centro nevralgico” della flotta. Se anche le forze iraniane dovessero mai riuscire a colpire una portaerei in navigazione nella zona getterebbero tutta la regione in uno stato di guerra, esponendo -tra l’altro- la popolazione ai rischi connessi a uno sversamento di materiali nucleari in acqua. L’esercitazione, però, potrebbe servire anche per verificare il livello di interoperabilità tra le varie forze armate e i progressi dei missili balistici antinave, al fine di valutare possibili tattiche da seguire in caso di attacco contemporaneo a navi di dimensioni contenute.

I (possibili) secondi fini

Oltre ai risvolti tattici, l’eventuale attività addestrativa servirà anche per cercare di fare pressioni affinché il presidente Donald Trump – o eventualmente Joe Biden se dovesse uscire vincitore dalle prossime elezioni- allenti la presa delle sanzioni economiche conseguenti all’uscita statunitense dall’accordo sul nucleare del 2015. Proprio in quell’anno, infatti, l’Iran aveva organizzato un’esercitazione simile per fare pressioni verso un accordo soddisfacente sulla realizzazione di impianti di produzione di energia nucleare.

Probabilmente questa non sarà l’unica similitudine con l’esercitazione del 2015, perché anche in questa occasione l’addestramento avrà molteplici significati. Oltre alla “dimostrazione di forza”, servirà anche per valutare i progressi dell’industria bellica e dell’integrazione tra le varie forze armate. L’affondamento di una “portaerei statunitense” avrà anche un valore propagandistico dando modo al governo di Teheran di mostrare un traguardo importante alla popolazione.

La propaganda e la necessità di riguadagnare il consenso della popolazione potrebbero essere le reali motivazioni dietro a questa esercitazione, anche perché è praticamente impossibile che il governo di Teheran abbia in mente di compiere un’azione del genere nella realtà. I danni al Paese, dovuti alla reazione statunitense, sarebbero incalcolabili e l’immagine -forte- di una portaerei colpita sarebbe cancellata in breve tempo dalle conseguenze sociali, economiche e politiche di una guerra.

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