A dare la notizia per prima è stata Fox News, poi confermata da altre agenzie stampa – tra cui la Tass – ma soprattutto da fonti di intelligence occidentali: l’Iran avrebbe stabilito un nuovo insediamento militare permanente in Siria 12 km a nord ovest di Damasco.

Dalle immagini satellitari dell’area risulta la presenza di strutture di grandi dimensioni (circa 30 metri per 20) che si ritiene siano hangar per immagazzinare missili tattici a medio e corto raggio ma che molto probabilmente fungono da ricovero per i sistemi missilistici da difesa aerea come quelli che hanno abbattuto l’F-16 israeliano recentemente.
Non è un caso infatti che la base sia sita nei dintorni di Damasco – già in precedenza Teheran aveva costruito una base a sud della capitale poi distrutta da un raid di Tel Aviv – dato che le difese aree siriane sono ridotte ai minimi termini rispetto ai tempi precedenti la guerra: le forze contraeree siriane sono solo il pallido riflesso della struttura che contava 60 mila uomini prima del 2011, e l’aiuto iraniano fa il paio con quello russo in funzione del mantenimento di una parvenza di difesa dei capisaldi del regime di al-Assad, capitale compresa ovviamente.

Sebbene più fonti, comprese quelle israeliane, sostengano che la nuova base serva come punto di partenza per le operazioni della Forza Quds iraniana, ovvero di quel reparto speciale facente parte delle Guardie della Rivoluzione dedito ad atti di sabotaggio, spionaggio e controguerriglia comandate dal generale Soleimani, non si hanno ancora conferme in questo senso e dalle tipologie di strutture che si evincono dalle immagini satellitari anche l’ipotesi di una base per i sistemi antiaerei resta comunque valida. Intanto però, il ministro degli Esteri di Teheran, Mohammad Javad Zarif, nega qualsiasi presenza di questo tipo.

Le truppe iraniane sono già da anni presenti in Siria per affiancare Damasco nella sua lotta contro lo Stato islamico e contro i ribelli del FSA e sebbene Teheran continui a definirli solamente “consiglieri militari” è ormai assodato che siano organizzate in reparti autonomi che si affiancano alle forze lealiste nei combattimenti: un esempio è dato dalla 65esima Brigata Aviotrasportata (i “Berretti Verdi” iraniani) – specializzata in azioni di commandos – che è stata dispiegata in Siria già da due anni ed opera spesso autonomamente nel conflitto.

Sempre secondo Israele, per bocca del suo portavoce all’Onu Danny Danon, l’Iran avrebbe in Siria direttamente sotto il suo comando circa 82 mila uomini composti da 60 mila siriani, 9 mila membri di Hezbollah, 10 mila milizie sciite reclutate in diverse aree del Medio Oriente ed infine 3 mila soldati di Teheran, ma le stime sembrano propagandisticamente in eccesso.

Quello che invece è certo è che l’Iran sta contribuendo attivamente alla difesa della Siria fornendo non solo truppe e mezzi ma anche tattiche diverse che sono subito state integrate da Damasco per far fronte all’emergenza contingente.
L’abbattimento del F-16 israeliano è infatti la diretta conseguenza del cambiamento di tattica avvenuto per opera degli insegnamenti iraniani (e russi): dopo il collasso delle forze armate siriane – e del sistema di difesa aerea – è stato necessario stabilire dei “punti di forza” per garantire la protezione alle più importanti installazioni militari e centri nevralgici siriani da possibili air strike.

Damasco sconta l’assenza e la distruzione di buona parte del suo sistema di early warning pertanto le batterie siriane – rinforzate da nuovi arrivi russi e iraniani – sono costrette a operare per “hot spot” a protezione di bersagli paganti o di vie obbligate per l’aviazione avversaria.

La tattica quindi è quella di usare il meccanismo della “provocazione – reazione” per invitare Israele a raid in profondità nel territorio siriano (come per la base T4) a cui si risponde con sistemi missilistici mobili e a corto raggio. L’abbattimento del caccia di Tel Aviv non è pertanto un evento casuale o fortuito ma attentamente pianificato e frutto del cambiamento di tattica della difesa area siriana, pertanto è ragionevole pensare che la nuova base a poca distanza da Damasco possa fornire un’esca e nascondere siti missilistici in grado di tendere un’imboscata all’aviazione di Israele.

La difesa aerea siriana non è infatti formidabile e dispone di batterie anche obsolete – si annoverano SA-5, SA-17, SA-3 ed SA-6 – quindi va impiegata con una strategia puntuale in modo da avere un effetto di “saturazione” in una determinata zona geografica; tra le possibili forzatamente quella intorno alla capitale è una di queste essendo sede non solo del potere politico ma avendo diversi depositi di armi che sono utilizzati non solo dall’Esercito di Damasco ma anche da Hezbollah.

Una strategia come questa non sarebbe possibile senza uno stretto coordinamento e pianificazione delle attività tra gli asset iraniani e la rete SAM siriana, quel tipo di coordinazione che ha portato proprio all’abbattimento dell’F-16 con la stella di Davide.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.