Guerra /

L’Iran inaugura il nuovo sistema di difesa antimissile terra-aria. La Repubblica Islamica ha infatti annunciato di aver autoprodotto la nuova postazione antiaerea a lunga gittata creata su base del modulo di difesa sovietico S-300. L’approvvigionamento dell’arsenale iraniano fu fermato dagli Stati Uniti nel 2015, quando quest’ultimi si trovarono costretti ad armare l’interdipendenza economica per bloccare qualsiasi transazione atta anche al possibile acquisto di armi. Tale azione fu intrapresa come divieto alla proliferazione nucleare a causa delle continue minacce allo stato israeliano. Proprio in virtù di tali sanzioni statunitensi, l’Iran è stata forzata a costruire, in casa, il modello Bavar 373, inaugurato nelle recenti manifestazioni pubbliche del National Day of Industry e presentato come gioiello dell’intera Difesa.

Il Sistema missilistico S-300 e Bavar-373

I Sistemi missilistici antiaerei S-300 ed S-400, nome in codice NATO di SA-21 Growler, hanno una gittata calcolata tra 200 e 300 chilometri, sono dotati di capacità distruttiva di missili balistici e di radar di precisione con ingaggio stimato di oltre 100 obbiettivi. Monta un sistema di combattimento automatico con tempo di armamento missilistico stimato intorno ai cinque minuti. Sono considerati i migliori progetti di difesa terra-aria a lungo raggio di fabbricazione sovietica per il contrasto di velivoli e missili da crociera. Inoltre, sono dotati di unità di comando a 50 chilometri di distanza mediante i sistemi sviluppati dalla KB-1, in connessione con l’ente Fakel o OKB-2, che sviluppa gli armamenti missilistici. Mentre la produzione è gestita dalla NPO Almaz, azienda di governo russo.

Il nome Bavar ha come significato “credere” ed il numero 373 fa riferimento al nome del profeta Maometto. Tale Arma è dotata di un sistema radar detto a schiera graduale, ottimo per la localizzazione di missili balistici a medio-lungo raggio e bersagli aerodinamici a più di 300 chilometri, con capacità d’intercettazione a circa 250 chilometri e distruzione del missile avversario a 200 chilometri”. Inoltre, arma un altro sistema radar, detto Meraj, con capacità d’ingaggio di 200 obbiettivi simultaneamente. Ha in dotazione il sistema di comunicazione avanzato Rasoul per la codifica delle informazioni ed il collegamento dell’infrastrutture. Monta sottosistemi Fakur e di raccolta fonti intelligence, operativo nell’ingaggio di tutti i segnali radar militari, siano essi attivi o passivi. E’armato con sistemi missilistici, sensori di sorveglianza del segnale ,software di comando e controllo come il Mersad. È dotato dei nuovi missili Sayyad-4 che vengono trasportati su mezzi Zoljanah in cilindri della misura di 10 metri per 10.

G-7 e nucleare iraniano

Mentre l’amministrazione americana non commenta il nuovo armamento iraniano, l’Iran cerca l’appoggio di Parigi negli accordi internazionali dell’ultimo G7. Il Presidente Macron, nell’arduo compito di mediatore ha garantito di voler allentare le sanzioni petrolifere imposte dagli Stati Uniti, lasciando aperte le porte del dialogo. Gli Obbiettivi strategici dell’Eliseo vertono su tre punti: Incidere sulla politica regionale, i missili balistici iraniani ed l’armamento nucleare post 2025, perché tali argomenti non sono stati affrontati nel precedente meeting – G5+1. La reazione statunitense al momento si è concretizzata mediante la produzione di carte da gioco che illustrano armi iraniane , cinesi ed nordcoreane. Tale strategia mediatica fu già usata al tempo dell’invasione dell’Iraq, infatti il Pentagono stampò immagini di Saddam Hussein ed i suoi collaboratori affinché diventassero figure familiari per i soldati e la comunità internazionale. Attualmente il Dipartimento della Difesa illustra siti strategici, obbiettivi militari ed armamenti delle forze iraniane, delle Guardie Rivoluzionarie e Pasdaran. Anche la Federazione degli scienziati americani, Fas, ha pubblicato sul sito web la documentazione del Pentagono relativa alle carte da gioco. Sebbene il significato sia attribuito al rendere familiare l’armamento dei nemici, è ben chiara l’attuazione di una guerra psicologica causata dalle attuali tensioni tra Stati Uniti ed Iran.

La reazione israeliana ai missili iraniani

La reazione israeliana non tarda ad arrivare, infatti sono stati segnalati attacchi su ben tre fronti, Libano,Siria ed Iraq. Tali azioni sono volte alla distruzione di droni e basi militari individuate come minaccia diretta per il popolo israeliano. Si registra che l’obbiettivo principale fosse il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, nello specifico, il Comando Generale (PFLP-GC). Tale entità è considerata è un alleato importante di Hezbollah, principale delegato dell’Iran in Libano e riferimento del governo siriano vicino a Teheran. Il presidente libanese Michel Aoun ha dichiarato:”Quello che è successo equivale a una dichiarazione di guerra che ci consente di ricorrere al diritto di difendere la nostra sovranità, indipendenza e sicurezza territoriale”, mentre Il primo ministro Saad Hariri ha richiesto ai diplomatici del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite un aiuto internazionale per evitare “qualsiasi scivolata verso una grave escalation”. L’Onu mediante un portavoce delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, ha affermato di aver preso atto delle dichiarazioni di Aoun e Hariri, ma di non essere in grado, al momento, di poter confermare o verificare gli attacchi segnalati. Proprio in virtù di tali motivazioni, chiede alle parti di esercitare la massima moderazione, “sia in azione che in retorica”. Intanto investigatori sono stati inviati per le indagini del caso.

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