La crisi iraniana sta costando moltissimo agli Stati Uniti, molto più di quanto Donald Trump potesse immaginare prima del conflitto iniziato lo scorso 28 febbraio e oggi giunto in una fase «stagnante»: secondo le stime ufficiali del Pentagono, il costo diretto del conflitto tra Stati Uniti e Iran ammonta a circa 37,5 miliardi di dollari. Altre fonti indipendenti, invece, stimano che l’onere economico complessivo – comprensivo delle spese militari attive e dell’impennata dei prezzi del carburante per i consumatori – superi i 113 miliardi di dollari.
Secondo tre funzionari americani menzionati dal Washington Post, l’esercito Usa avrebbe inoltre perso almeno 45 droni MQ-9 Reaper dall’inizio delle ostilità, circa un quarto dell’intera flotta americana. Un vero e proprio salasso, tenendo conto che il costo unitario è compreso tra i 30 e i 50 milioni di dollari a seconda della configurazione di sensori e armamenti.
Droni lenti, bersagli facili
Il drone Reaper, impiegato dagli Stati Uniti in Iran per missioni di sorveglianza e attacchi “mirati“, ha operato perlopiù nell’area dello Stretto di Hormuz, la rotta marittima strategica diventata uno dei principali elementi di tensione tra Teheran e Washington. Per via della sua natura di velivolo lento e capace di volare a bassa quota, il Repeaer è diventato un facile bersaglio per le difese iraniane e per le milizie proxy sciite presenti in Yemen e Iraq.
Un quarto funzionario menzionato dal Post ha precisato che non tutti gli apparecchi abbattuti sono stati colpiti direttamente dagli iraniani: in molti casi i droni sarebbero precipitati per via di un’interruzione delle comunicazioni con gli operatori a terra.
Non solo droni: si svuotano anche i depositi di missili
Non solo droni. La lista dei sistemi d’arma logorati dall’impegno bellico statunitense riguarda tutto l’arsenale: solamente nel primo mese della guerra contro Teheran, le forze Usa hanno lanciato oltre 850 missili da crociera Tomahawk e più di mille missili da difesa Patriot e THAAD (Terminal High Altitude Area Defense), il che ha evidentemente eroso, in maniera pesante, le scorte dei missili a lungo raggio e dei sistemi antiaerei più richiesti.
Carenze che hanno, di conseguenza, condizionato pesantemente le opzioni sul tavolo del presidente Donald Trump: come riportato dalla nostra testata il 3 agosto scorso, infatti, Trump ha dovuto sospendere gli attacchi pianificati contro l’Iran, dopo che i vertici del Pentagono lo hanno avvertito che una nuova escalation avrebbe potuto prosciugare in modo pericoloso le già ridotte scorte di missili intercettori Patriot necessari a difendere le basi americane in Medio Oriente.
E il Pentagono? Naturalmente ha sempre respinto le notizie relative all’esaurimento delle scorte belliche. Allo stesso tempo, però, Washington ha fornito un indizio non da poco, quando l’amministrazione Usa ha richiesto al Congresso decine di miliardi di dollari per coprire i costi della guerra contro Teheran e riempire gli arsenali. Un rapporto pubblicato in questi giorni dal think tank conservatore American Enterprise Institute ha peraltro gettato pesanti ombre sulla capacità industriale americana di tenere il passo con i ritmi della guerra contro l’Iran. Lo studio ha individuato «dipendenze critiche» nei piani del Pentagono, a cominciare dalla necessità di un’espansione significativa della capacità produttiva dell’industria della difesa, nonostante i (troppi?) milioni spesi.
Fonti:
Tara Copp e Noah Robertson, “U.S. Military Has Lost Roughly 25% of Its Reaper Drones as Iran War Depletes Arsenal,” Washington Post, 13 agosto 2026, https://www.washingtonpost.com/national-security/2026/08/13/us-military-has-lost-roughly-25-its-reaper-drones-iran-war-depletes-arsenal/.
“Iran War Cost Tracker — Final Total: $113.3 Billion,” Iran Cost Ticker, consultato il 14 agosto 2026, https://iran-cost-ticker.com/.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

