Il lancio del Fattah-2 potrebbe rappresentare il primo impiego operativo diretto di armamenti ipersonici in un conflitto con forze armate statunitensi. Un precedente che potrebbe determinare una revisione delle architetture di difesa, dei sistemi antimissile e delle strategie di deterrenza nella regione.
L’Iran impiega il Conquistatore-2?
Presentato il 19 novembre 2023 durante un’esposizione dedicata alle ultime innovazioni della Forza Spaziale delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), presso l’Ashura Aerospace University of Science & Technology, il Fattah-2 ha visto probabilmente il suo primo impiego operativo nella risposta all’operazione congiunta israelo-statunitense.
Il 28 febbraio, fonti iraniane hanno diffuso un video relativo al lancio del missile balistico Fattah-1, dotato di un veicolo di rientro manovrabile di nuova generazione progettato per eludere in modo più efficace i sistemi di difesa antimissile. Il giorno successivo è stato inoltre segnalato quello che viene descritto come il primo lancio del Fattah-2: un video mostra un missile iraniano cadere nei pressi di Gerusalemme, sfuggendo a più di 10 missili intercettori prima di colpire il bersaglio.
L’identificazione del vettore non è ancora stata accertata, ma lascia supporre una compatibilità con capacità analoghe a quelle del Conquistatore-2 di produzione iraniana.
A differenza del Fattah-1, il Fattah-2 è un vettore balistico e impiega un veicolo planante ipersonico in sostituzione del tradizionale veicolo di rientro. Questa configurazione permette al missile di effettuare manovre sugli assi di beccheggio (per variazioni verticali) e di imbardata (per variazioni laterali), mantenendo velocità di rientro molto più elevate, che consentono alla testata di avvicinarsi al bersaglio da direzioni meno prevedibili. Tali sistemi sono progettati per sostenere traiettorie plananti o skip-glide negli strati atmosferici a velocità ipersoniche.
Con un raggio di operatività di circa 1.500 km, che lo colloca tra i missili balistici a medio raggio (MRBM), il veicolo viaggia fino ad una velocità di Mach 15 (circa 18.500 km/h), utilizza un motore a combustibile liquido per cambiare traiettoria a metà volo, rendendo il tracciamento radar incredibilmente difficile per le piattaforme di difesa aerea standard.
Abbiamo già ricordato, su queste colonne, le altre tipologie di MRBM ipersonici iraniani probabilmente impiegati nella Guerra dei 12 giorni, quali i Ghadr, gli Emad e infine i Khorramshahr-4, non dotati delle tecnologie di evasione avanzate degli HGV. I sistemi più avanzati come il Fattah e il Fattah-2, invece, sarebbero stati utilizzati per colpire obiettivi di elevato valore ritenuti prioritari da neutralizzare tempestivamente.
A cosa servono i Fattah-2?
La capacità del Fattah di mantenere una manovrabilità controllata all’interno dell’atmosfera rende molto più complessi i tentativi di intercettazione tramite sistemi terra-aria come l’Arrow israeliano e il Patriot statunitense.
La funzione di queste armi ipersoniche è triplice. Sul piano operativo, consentono di superare le cosiddette ‘bolle’ difensive, sviluppate nel corso dei decenni tramite sistemi di difesa missilistica di teatro (TMD), come i THAAD terrestri e i sistemi Aegis installati su unità navali.
Sul piano strategico, l’interesse iraniano nello sviluppo delle armi ipersoniche si inserisce nella più ampia dottrina di guerra asimmetrica: non disponendo di una forza militare convenzionale paragonabile a quella dei suoi principali avversari, Teheran ha concentrato risorse e investimenti nello sviluppo di tecnologie missilistiche avanzate per compensare i suoi punti di debolezza e aumentare la sua capacità di deterrenza e proiezione regionale.
Sul piano simbolico, il loro impiego avrebbe anche una funzione dimostrativa, volta a evidenziare la capacità di escalation ancora disponibile per il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
Lo Sky Sonic di Israele ancora nel cassetto
In un’intervista dello scorso agosto Yuval Baseski, vicepresidente della israeliana Rafael Advance Defense Systems, ha espresso preoccupazione per l’investimento in programmi di missili ipersonici da parte di Paesi come Corea del Nord e Iran.
Ad oggi non esiste una tecnologia in grado di contrastare questo tipo di minacce, e il progetto “Sky Sonic” ipotizzato da Baseski dovrebbe sopperire, in futuro, a questo fabbisogno operativo. Un sistema d’arma basato sul modello di “difesa a zone”, che suddivide lo spazio aereo in aree operative coperte da più intercettori coordinati, ciascuno dei quali non mira a un singolo punto di impatto predefinito ma controlla una porzione di spazio entro cui può ingaggiare la minaccia, aumentando così le probabilità di intercettazione anche contro bersagli manovranti.
Si tratta di un progetto ancora in fase di sviluppo, presentato come un’“opportunità commerciale” per la quale Israele cerca la cooperazione di Seul. Nel frattempo, gli attacchi con missili ipersonici rappresentano soltanto una delle sfide per le difese aeree israeliane. Nel corso della “guerra dei 12 giorni”, infatti, l’elevato costo degli intercettori anti-balistici, la conseguente limitatezza delle scorte, l’entità dei danni subiti, hanno reso insostenibile una difesa continuativa contro i lanci missilistici di Teheran.
Sfide che influenzeranno, già nel prossimo futuro, lo svolgimento dell’Operation Epic Fury in corso.