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Difesa

L’Iran attacca ma solo con i droni. Distruggere Israele o salvare la faccia?

L'Iran attacca Israele ma, a quel che pare nella notte, solo con droni destinati a essere in gran parte intercettati. Perché? Il ruolo degli Usa...
missili iran

Poiché stiamo scrivendo in tempo reale (si vedano i puntuali aggiornamenti della situazione di Mauro Indelicato) di quello che pare un inizio di guerra aperta tra Iran e Israele, le ipotesi e i pronostici hanno un valore relativo, e comunque smentibile. Un discrimine, però, possiamo già tracciarlo: quello tra i droni e i missili. L’Iran ha lanciato decine e decine di droni che paiono diretti soprattutto verso le Alture del Golan (uno dei territori, questo siriano, occupati dallo Stato ebraico dopo la vittoria nella guerra del 1967) e verso le basi aeree di Israele nel deserto del Negev. Ma i droni impiegheranno comunque ore a raggiungere gli obiettivi previsti. Saranno in larga parte intercettati e distrutti molto prima di arrivare nello spazio aereo israeliano, dai caccia americani, inglesi e francesi che sono prontamente decollati oltre che da quelli israeliani che volano indisturbati nei cieli della Siria. Agli altri penserà Iron Dome, lo scudo antiaereo che copra il territorio israeliano. qualcuno potrà anche sfuggire a questo doppio pettine ma difficilmente sarà in gradi di arrecare danni fondamentali. E gli iraniani non potevano non saperlo, al momento di decidere questa azione di rappresaglia per il bombardamento deciso da Benjamin Netanyahu contro la loro ambasciata di Damasco (Siria).

Molto diverso sarebbe il caso in cui gli ayatollah decidessero di far partire i missili balistici. L’Iran dispone di nove tipi di missili in grado di coprire i mille chilometri che portano a Israele. Si chiamano Sejjil, Khaibar, Emad, Shahab 3, Ghadr, Paveh, Fattah-2, Kheibar Shekan e Haj Qasem, e possono raggiungere Israele in pochi minuti. A Israele non mancano i mezzi per difendersi anche da questa minaccia. Oltre all’Iron Dome, che ha una portata massima di 120 chilometri, può utilizzare la Fionda di David (250 chilometri di portata) e i sistemi Arrow ” e Arrow 3, con portata di 1.500 e 3.000 chilometri. In più Israele ha una flotta di caccia di almeno 100 velivoli superiore a quella iraniana, e di certo più moderna. Nessuna difesa aerea è, in linea di principio, assolutamente impenetrabile. Ma il punto vero è un altro: impiegando i missili, l’Iran manifesterebbe una precisa volontà di “far male”, di infliggere danni gravi. E questo, ovviamente, cambierebbe tutto.

Sì, perché l’impiego esclusivo dei droni, destinati a fare una brutta fine rispetto alle difesa combinate di Israele e dei Paesi alleati, farebbe pensare soprattutto a un’azione dimostrativa, un tentativo di minacciare Israele ma soprattutto di salvare la faccia rispetto al colpo subito a Damasco, dove l’Iran ha subito non solo il bombardamento di una sede diplomatica (ricordiamolo, né l’Iran né la Siria erano o sono tuttora in stato di guerra dichiarata con Israele) ma anche la morte del generale Mohammed Reza Zahedi, figura di spicco delle Guardie Rivoluzionarie. Si potrebbe addirittura pensare che questo attacco a scoppio ritardato (come detto, i droni impiegano diverse ore a raggiungere Israele, a cui quindi danno il tempo di preparare la difesa) possa essere stato in qualche modo “concordato” con gli Stati Uniti: per salvare la faccia, appunto, senza innescare davvero la spirale che porterebbe a una guerra aperta che potrebbe essere disastrosa per l’Iran ma anche, superiorità negli armamenti o meno, pesantissima per lo Stato ebraico, soprattutto in questo momento. Agli Stati Uniti resterebbe il sollievo di aver evitato l’ennesima guerra che avrebbe inevitabilmente finito per coinvolgerli (e Joe Biden ha anche Donald Trump a cui pensare) e di mantenere aperti i canali di comunicazione con l’Iran. Che sono stati ampiamente sfruttati negli ultimi giorni e che sono preziosi nel momento in cui la stessa Aiea, l’agenzia dell’Onu per l’energia atomica, avverte che l’Iran dispone ormai di quantità significative di uranio arricchito al 60%, con un’accelerazione verso la soglia del 90% che permetterebbe la realizzazione di una bomba atomica.

Fulvio Scaglione

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