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Guerra

L’Iran a corto di missili e droni? L’analisi dei danni inferti da americani e israeliani

Secondo alcuni analisti l'Iran è in seria difficoltà a ricostituire la produzione di missili e droni. È davvero così?

A seguito delle operazioni militari israeliane e statunitensi contro l’Iran nel 2025 e all’inizio del 2026, gli analisti hanno discusso a lungo sulla capacità dell’Iran di ricostituire il proprio arsenale di missili e droni. Secondo Jim Lamson, ex analista della CIA che ora è autore su War on the rocks, Teheran in questo momento avrebbe serie difficoltà a ristabilire la produzione a regime di missili balistici e di droni one way, proprio a causa dei danni subiti nei vari attacchi aerei portati da Israele e dagli Stati Uniti negli ultimi due anni.

L’autore parte da un assunto preciso, ovvero che sia importante sottolineare che gli attacchi del 2024, 2025 e soprattutto del 2026 hanno causato complessivamente gravi danni all’industria missilistica e dei droni iraniana, nonché alla sua più ampia base industriale e di ricerca nel settore della difesa. Nell’articolo si afferma anche che da quando sono stati interrotti gli attacchi contro le industrie missilistiche e dei droni iraniane nell’aprile del 2026, si sono susseguite dichiarazioni contrastanti sullo stato della capacità di Teheran di produrre nuovi sistemi. Ad esempio, molti funzionari statunitensi e israeliani hanno affermato che l’Iran non è più in grado di produrre missili e droni. Tuttavia, la rapida ripresa dell’Iran dopo la guerra della primavera del 2026 avrebbe sorpreso alcuni funzionari israeliani, sollevando il timore che l’Iran possa tornare a produrre centinaia di missili al mese.

Dal canto loro, i funzionari iraniani hanno affermato che, nonostante gli attacchi, l’Iran ha continuato a produrre e migliorare missili e droni. Probabilmente si tratta di una mera strategia di deterrenza e, semmai, riflette l’assemblaggio di missili da parte dell’Iran a partire da componenti già pronti, piuttosto che la ricostituzione delle sue industrie e catene di approvvigionamento.

Verso la fine di maggio, però, la CNN riferiva che l’Iran aveva già riavviato parte della produzione di droni durante la tregua iniziata ad aprile, come riferivano quattro fonti dell’intelligence USA, e che pertanto l’apparato militare iraniano si stava ricostituendo molto più velocemente di quanto inizialmente stimato. Tale ricostituzione delle capacità militari – che include anche il ripristino di siti missilistici, lanciatori e della capacità produttiva per sistemi d’arma chiave – implicava che l’Iran fosse rimasto una minaccia significativa per gli alleati della regione.

Queste indiscrezioni di intelligence riferite dalla CNN avevano inoltre messo in discussione le valutazioni circa l’effettiva entità del deterioramento a lungo termine subito dalle forze armate iraniane, soprattutto in considerazione del fatto che le stesse fonti avevano riferito che l’Iran sarebbe stato in grado di ripristinare completamente la propria capacità di attacco tramite droni in appena sei mesi.

Stando a questa valutazione, pertanto, l’Iran dovrebbe oggi quasi essere a pieno regime. Quindi, qual è lo stato attuale dell’industria missilistica e dei droni iraniana?

La valutazione dei danni

Bisogna prima sottolineare che la valutazione dei danni inflitti in battaglia (BDA – Battle Damage Assessment) non è mai facile, e si basa sulle informazioni che è possibile ottenere da fonti diverse, come l’HUMINT (Human Intelligence) ovvero “spie” in loco, ricognizione (ad esempio fotografie satellitari), intelligence dei segnali (SIGINT – Signal Intelligence) e altri fattori come le modifiche nel rateo e intensità degli attacchi nemici. Una tregua, in quest’ultimo caso, non aiuta a capire se effettivamente le infrastrutture produttive siano state distrutte completamente, parzialmente o solo leggermente in quanto le operazioni di guerra vengono sospese. Peraltro, un cessate il fuoco permette all’avversario di ricostituire le proprie forze, cambiare dottrina operativa in base alle lezioni apprese ed eventualmente distribuire e occultare la propria catena produttiva e/o i propri assetti bellici.

La BMD post operazione Epic Fury non è stata resa pubblica se non in piccola parte – di solito non viene quasi mai fatto – pertanto risulta difficile, per chi non ha accesso a fonti riservate, stabilire se davvero l’Iran abbia subito gravi danni alla propria industria missilistica e di droni.

L’autore dell’articolo su War on the rocks, sostiene che nel breve termine, l’Iran potrebbe teoricamente assemblare nuovi missili balistici, missili da crociera e droni – forse centinaia o addirittura migliaia – utilizzando le sue scorte prebelliche di componenti finiti. Una valutazione plausibile stante quanto giuntoci in modo aperto dalle fonti di intelligence ufficiali. Afferma invece che nel lungo termine l’Iran dovrà ricostruire le sue industrie missilistiche e dei droni, gravemente danneggiate, per produrre nuovi sistemi e, soprattutto, per migliorare quelli esistenti e svilupparne di nuovi.

Gli attacchi israeliani e statunitensi hanno preso di mira le catene di produzione e approvvigionamento delle industrie missilistiche e dei droni iraniane (come ad esempio le industrie chimiche deputate alla fabbricazione del carburante per missili balistici). In tal modo, hanno colpito sia le organizzazioni principali che sviluppano e producono missili e droni, sia i principali fornitori e le industrie nazionali che li supportano. Secondo la valutazione di Lamson (in continua evoluzione), gli attacchi condotti tra il 2024 e il 2026 hanno colpito oltre 40 siti industriali per missili balistici, quasi 20 per missili da crociera e oltre 20 per droni, oltre a decine di altri siti di ricerca e sviluppo nel settore della difesa che supportano la produzione iraniana di missili e droni.

Le forze militari israeliane e statunitensi si sono quindi concentrate sugli elementi critici delle industrie missilistiche e dei droni iraniane, inclusi i siti importanti per i sistemi di guida e controllo, la propulsione, le testate, le cellule, i lanciatori e l’assemblaggio finale. Inoltre, la campagna aerea alleata avrebbe compromesso pesantemente la capacità di ricerca e sviluppo, ovvero un altro pilastro dell’industria bellica insieme alla produzione della componentistica e agli snodi della catena di approvvigionamento.

L’autore riferisce però un certo grado di incertezza quando sostiene che “probabilmente gli sforzi di Teheran verso il miglioramento delle proprie capacità missilistiche sono stati compromessi dalle operazioni belliche”.

Si ritiene pertanto, in base alle evidenze che ci giungono da altri teatri di conflitto, che il progressivo estendersi degli attacchi israelo-statunitensi alle infrastrutture industriali e logistiche iraniane possa effettivamente aver messo in crisi le capacità di Teheran di produzione missilistica e di droni, in quanto la tempistica di riparazione dei danni è oggettivamente più lunga di quella intercorsa tra un attacco e quello successivo, ma la lunga tregua e il sostegno di attori terzi con tecnologie di uso duale – che aggirano l’embargo internazionale – può aver permesso all’Iran di ricostituire parzialmente la propria catena produttiva, che comunque non è in questo momento in grado di supportare un utilizzo intensivo di missili balistici e droni come osservato all’inizio del conflitto.

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