In questi giorni le foto di Aleppo e di Damasco prima e dopo la guerra hanno fatto il giro del web. Da una parte tutto lo splendore della Siria pre-rivoluzione: viali ordinati, piscine limpide e centri commerciali illuminati a giorno. Una città stupenda. Moderna e antica allo stesso tempo. Dall’altra solamente brandelli di case e squarci di viali.6b9d66280018f4186a4544d83a36980forig_mainMolti hanno ripreso queste foto. Tutti hanno pianto sulle macerie di Damasco e di Aleppo. Ma nessuno ha detto come è stato possibile distruggere queste città. Nessuno ha notato una cosa lapalissiana: che le belle foto di Aleppo erano state scattate quando Bashar Al Assad era saldamente a capo della Siria. Da quando i ribelli, complice l’Occidente, hanno cercato di rimuoverlo, quella Siria è però sparita. Sono rimaste solamente le macerie di una guerra che pare infinita e che ha permesso l’ascesa e la diffusione del sedicente Stato islamico. Le foto che circolano sul web sono solamente una balla. Non che non siano vere, ci mancherebbe. Non tengono “solamente” conto di ciò che sta accadendo.Nessuno si chiede perché i centri commerciali così occidentali erano possibili sotto il governo di Assad mentre nella Siria 2.0 – quella che si vorrebbe libera e democratica ma che si sta coprendo del nero dello Stato islamico e del rosso del sangue dei morti innocenti – chi ha dei pantaloni un po’ troppo stretti rischia di esser fustigato. O peggio. Nessuno, davanti queste foto, ha l’umiltà di dire: ci siamo sbagliati. Volevamo la pace, abbiamo ottenuto solamente la guerra.Le vicende del conflitto in Iraq sono lì a dimostrarlo. Il rapporto Chilcot certifica che quella fu una guerra sbagliata. Una guerra in cui l’esportazione della democrazia (ma la democrazia non si dovrebbe guadagnare con il sudore e il sacrificio?) era solo uno specchietto per le allodole. Uno specchietto al quale siamo andati dietro senza mai guardarci attorno. Senza mai chiederci “forse stiamo sbagliando?”. Abbiamo lasciato sul campo un milione di morti e un Paese distrutto. Lo stesso sta accadendo in Siria. Perché continuare? La storia non ci ha proprio insegnato nulla?

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