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Gli Stati Uniti continuano a lanciare l’allarme sulla tecnologia cinese di Huawei e Zte, accusata di essere una vera e propria minaccia alla sicurezza nazionale. Un nuovo rapporto investigativo della Commissione Intelligence ha rivelato particolari inquietanti sulle presunte finalità nascoste dietro la tecnologia 5G e le compagnie telefoniche di Pechino. Sembrerebbe infatti emergere dal lavoro della Commissione che agenzie d’intelligence ed il partito comunista cinesi siano in partnership con i giganti della telefonia da lungo tempo. Il lavoro d’indagine chiamato “Investigative Report on the U.S. National Security Issues Posed by Chinese Telecommunications Companies Huawei and Zte” ha avuto inizio già nel 2012 e prodotto circa 50 pagine di dossier in cui sono contenuti tutti i timori deli servizi Usa. E la pubblicazione di tale report ha inoltre innescato una miriade di azioni legali incentrate anche sul probabile furto di proprietà intellettuali, brevetti e di beni tecnologici fabbricati in Cina.

Gli obiettivi della Cina

Da queste informazioni, l’ex capo della Commissione Intelligence afferma infatti, che l’obiettivo di Pechino è il dominio tecnologico entro il ventunesimo secolo. L’analisi di Mike Roger indica come i leader cinesi stiano tentando di emulare ciò che gli Stati Uniti fecero dopo la seconda guerra mondiale.

Oggi le strategie del dragone puntano ad investimenti sullo sviluppo informatico e la ramificazione mediante società periferiche per la gestione e controllo delle risorse. In passato la supremazia statunitense in tale settore ha portato un vantaggio non solo militare e politico, ma anche una leadership a livello globale e potere di coercizione diplomatico ed economico.

Le parole di Rogers palesano la realtà del gigante cinese. Nel testo si può leggere che “la Cina rappresenta anche una significativa sfida diplomatica, politica e militare” e che “fino a pochi anni prima era difficile interpretare Pechino come un competitor degli Stati Uniti, in quanto non aveva l’impatto economico globale o le capacità degli americani”. “Oggi – continua il funzionario – lo scenario sembra essere mutato e la ragione di tale metamorfosi è dovuta soprattutto dalla loro crescita economica esponenziale che non dovrebbe essere sottovalutata”.

Il controllo delle masse

Durante l’intervista rilasciata al Centro studi Belfer della Harvard University, Roger svela i retroscena del controllo del partito comunista sulla popolazione. L’induzione all’acquisto di biglietti aerei e treni mediante apparecchiature tecnologiche di cellulari e computer utili al monitoraggio dei movimenti delle masse, singoli individui e le loro famiglie. Si è discusso sui divieti all’espatrio per molti studenti e di come lo stato gestisca i “rapporti personali” con i propri cittadini per mantenerli sotto l’ideologia comunista.

Già nel 216, studi britannici denunciavano l’installazione – solo nella città di Shangai – di circa 140 milioni di telecamere che nel 2020 ne diventeranno quasi 500, nella percentuale di 2-3 per persona. Infine le strategie interne per il controllo facciale in città e la raccolta di dati sulle abitudini quotidiane oltre all’impossibilità d’accesso ai server internazionali quali Google e media esteri.

Un controllo ossessivo e tecnologico così organizzato sembra in realtà una vera e propria violazione della privacy, delle garanzie individuali e della dignità. Un concetto che però non deve far passare dei messaggi fuorvianti.

Peng-Chun Chang e i diritti umani

La Cina non è estranea al concetto di diritti umani. È da considerare infatti, che Pechino è stato uno dei maggiori rappresentanti nella stesura della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e l’unico gap momentaneo per comparare le due superpotenze, nella corsa economico-militare, sembra proprio incentrato sul rispetto di alcune regole internazionali fondamentali.

Una delle personalità più influenti ed incidenti nella stesura della Dichiarazione Universale Onu fu il filosofo cinese Peng-Chun Chang. La sua azione fu estremamente incisiva in riferimento all’articolo 2, improntato sui concetti basilari di “uguaglianza e libertà”. Il grande filosofo e diplomatico cinese incise strenuamente la sua azione sulle problematiche in seno all’universalismo e relativismo culturale. Il pensiero era quello di salvaguardare una visione “universale” dei diritti, in quanto nazioni dominanti e colonialiste affermavano che altre occupate non fossero adeguatamente civilizzate da poter ambire alla salvaguardia degli stessi.

Il visionario ed illuminato Chang, oltre qualsiasi pregiudizio e in un momento storico ben differente da quello di oggi, riuscì ad ottenere un’estensione universale degli articoli, ponendo di fatto la Cina tra le grandi protagoniste anche per la cura e salvaguardia della vita e dignità umana. Infine è importante ricordare che la stessa fu parte dei 48 paesi firmatari sui 58 dell’epoca.

Nella competizione tra civiltà, molto delicati sono i fili diplomatici internazionali sul quale vertere posizioni di credibilità, in quanto il gigante orientale non è assolutamente estraneo ai concetti basilari dei valori umani. La vera guerra non dichiarata tra Usa e Cina si sta combattendo tra chi riuscirà ad esprimere e distribuire le garanzie fondamentali al mondo attraverso i propri interessi economici interni ed esteri e i nuovi concetti di guerra strategica non convenzionale.

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