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Da giorni il governo di Kiev lancia appelli alla Nato e alla comunità internazionale di stabilire una no fly zone nei cieli ucraini, per impedire alla Russia di effettuare operazioni aeree e avere qualche chance di poter respingere le offensive russe, che premono sulla capitale e che stanno tagliando in due il Paese lungo il fiume Dnepr, con un’importante avanzata anche lungo la costa del Mar Nero in direzione di Odessa.

Cos’è una no fly zone

Una no fly zone è considerabile, sostanzialmente, come un blocco navale ma effettuato nel cielo: viene pertanto impedito agli assetti aerei di un Paese di volare, e questo blocco viene fatto rispettare attraverso l’esercizio della forza, quindi con cacciabombardieri che, di fatto, interdiscono l’utilizzo dello spazio aereo manu militari.

Al pari di un blocco navale, una no fly zone, se non viene stabilita da un organismo sovranazionale – l’Onu nella fattispecie – è considerabile un atto di guerra, e questo rappresenta, già di per sé, la motivazione principale per la sua inattuabilità, stante il fatto che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non avrebbe l’unanimità per il sicuro voto contrario della Russia, e molto probabilmente anche della Cina, preoccupata per una possibile escalation dalle ripercussioni globali.

L’utilizzo delle no fly zone è piuttosto recente: la prima venne stabilita nel corso del primo conflitto in Iraq, attraverso la risoluzione Onu numero 688 adottata il 5 aprile del 1991. Successivamente lo stesso provvedimento venne preso nel conflitto in Bosnia/Herzegovina, attraverso la risoluzione numero 781 del 9 ottobre 1992. L’ultima è stata messa in atto nel corso del recente conflitto in Libia ancora una volta dietro decisione della Nazioni Unite (17 marzo 2011) che vide 10 voti a favore e 5 astenuti.

Perché può allargare il conflitto

Pertanto la Nato non può prendere questa strada in modo unilaterale, ovvero senza mandato Onu, perché significherebbe aprire in modo più o meno ufficiale le ostilità con la Russia (e probabilmente la Bielorussia). L’idea di stabilire una no fly zone sull’Ucraina sembra abbastanza semplice di primo acchito, ed è stata promossa da diversi esponenti dei media occidentali o della politica ucraina la scorsa settimana, ed effettivamente, dal punto di vista tattico, sarebbe efficace per eliminare il potenziale aereo russo, ma avrebbe degli “effetti collaterali” che l’Occidente, e giunti a questo punto l’umanità intera, non si può permettere: quasi certamente, come accennato, porterebbe la guerra a una scala continentale o globale, con risultati potenzialmente davvero devastanti.

Non ha senso che la Nato e i suoi alleati applichino una restrizione di questo tipo senza essere disposti ad applicarla pienamente, per una questione di credibilità, pertanto i caccia occidentali si troverebbero, quasi sicuramente, a dover abbattere quelli russi. In questo momento del conflitto, poi, con il Cremlino messo alle strette dalle sanzioni che stanno strangolando l’economia russa, e con l’attuale livello di coinvolgimento nel conflitto, è improbabile che presti molta attenzione a non scatenare una guerra di più vasta portata: del resto Mosca deve pur sempre fare il possibile per proteggere le sue truppe a terra.


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CAUSALE: Reportage Ucraina
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Quindi, nel malaugurato caso che una no fly zone venisse stabilita, gli attacchi russi continuerebbero nel cielo ucraino e la Nato sarebbe costretta a sparare sugli aerei di Mosca, e potenzialmente anche sulle basi di partenza che si trovano in Bielorussia e in Russia. Nessuno può prevedere cosa potrebbe accadere dopo un’evenienza simile, ma con l’opzione nucleare in gioco – sia essa tattica o strategica – istituire una no fly zone è un rischio troppo grande da correre per la Nato. Almeno per il momento.

Cosa può succedere ora

Lo stesso Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha più volte ribadito il “no” dell’Alleanza a questa possibilità, insieme alla Casa Bianca e al Pentagono. In una recente dichiarazione, la capo ufficio stampa della Casa Bianca, Jen Psaki, ha affermato chiaramente che “non è una buona idea”, aggiungendo che il presidente Joe Biden non vuole rischiare di mettere in conflitto l’esercito degli Stati Uniti con la Russia. “Questo richiederebbe l’aumento della presenza delle forze armate statunitensi”, ha detto la Psaki, aggiungendo che “in sostanza significherebbe che le forze armate americane dovrebbero abbattere aerei russi. Questa è decisamente escalation”.

Ci auguriamo che gli eventi futuri non cambino radicalmente questa visione, e che non si decida per un intervento diretto della Nato nel conflitto in Ucraina, perché le conseguenze, come accennato, sarebbero disastrose.

A margine è notizia recente che la Casa Bianca sta lavorando attivamente a un accordo con la Polonia per inviare aerei da guerra in Ucraina. Lo ha confermato durante la sua visita in Moldavia il segretario di Stato americano Antony Blinken. “Impossibile stabilire delle scadenze, posso solo dire che stiamo lavorando a questo in modo molto molto attivo”, ha detto durante la conferenza stampa a Chisinau. L’idea che si potrebbe mettere in atto è quella di trasferire, con piloti ucraini, i MiG-29 polacchi in Ucraina, che verrebbero rimpiazzati da consegne di velivoli statunitensi per l’aeronautica militare di Varsavia. La risposta di Mosca non si è fatta attendere: “l’utilizzo di aeroporti di altri Paesi da parte dell’Aeronautica Ucraina sarà considerato come l’ingresso di queste nazioni nel conflitto” ha tuonato il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov. La Russia, pertanto, se si decidesse di procedere in tal senso, si sentirebbe autorizzata non solo a colpire i caccia, ma anche le loro basi di partenza in Polonia, dando inizio a un conflitto con la Nato.

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