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È iniziato il Ramadan, mese sacro dell’Islam in cui si pratica il digiuno in commemorazione della prima rivelazione del Corano a Maometto. Da Rabat passando per Damasco fino ad arrivare in Estremo Oriente, i musulmani di tutto il mondo si astengono dall’alba al tramonto da cibo e acqua. Un mese solenne dedicato anche alla beneficenza e all’Umma (comunità di fedeli in arabo). E mai come quest’anno l’Umma e i suoi luoghi sacri sono al centro di preoccupazioni. A Gaza milioni di persone stanno morendo di fame e a Gerusalemme la Spianata delle moschee è già teatro di tensioni. In un clima così teso, il mese di Ramadan in Palestina non sembra promettere nulla di buono. 

Le restrizioni e le prime violenze sui fedeli musulmani

Come ogni anno Israele ha dichiarato di voler imporre restrizioni all’accesso dei palestinesi alla moschea di al-Aqsa, terzo luogo sacro dell’Islam. È stato il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir a fare pressioni sul premier Benjamin Netanyahu per chiudere l’accesso alla moschea e più in generale alla Spianata delle moschee, luogo sacro per ebrei e musulmani, dove si trova la moschea di al-Aqsa per l’appunto, il Muro del pianto e le Cupola della roccia. La proposta di Ben-Gvir ha suscitato clamore perché vorrebbe vietare l’acceso al sito anche alla minoranza musulmana di Israele, che rappresenta circa il 18% della popolazione. Ai palestinesi in Cisgiordania è stato detto in via informale che gli uomini sopra i 60 anni, le donne e i bambini potranno attraversare i posti di blocco per raggiungere i luoghi santi durante il Ramadan.

Da ieri sono stati istituiti dei posti di blocco intorno alla Città Vecchia di Gerusalemme Est, impedendo così ai primi fedeli di raggiungere i luoghi di culto. Nella prima sera di Ramadan si celebrano delle preghiere speciali che attirano migliaia di musulmani, in questa occasione ieri le forze israeliane hanno aggredito i fedeli per impedire loro di entrare nel complesso della Moschea di Al-Aqsa. 

Anni di violenze e scontri e poi… il 7 ottobre

Scene che rimandano a eventi già passati che hanno in qualche modo esacerbato la situazione attuale e che hanno provocato un dilagante malessere attorno alla Umma palestinese che si sente costantemente privata dei suoi luoghi di culto. Sono stati numerosi negli anni precedenti episodi di violenza da parte delle forze israeliane contro i fedeli musulmani così come le provocazioni da parte dei coloni e del ministro Ben Gvir che facevano visita alla spianata delle moschee. Ancor più gravi sono i tentativi di alcuni attivisti ortodossi che insistono da anni di celebrare il sacrificio della Pasqua sul Monte del Tempio macellando un agnello.

Le incursioni della polizia nella moschea nel 2022 e nel 2023 sono state citate da Hamas come motivo dell’attacco del 7 ottobre, che ha chiamato “operazione al-Aqsa flood”. Infatti i moniti degli esponenti di Hamas sono arrivati innumerevoli volte lungo il corso degli anni dopo gli attacchi ad al-Aqsa.

Itamar Ben-Gvir durante la sua controversa visita al Monte del Tempio del 31 marzo 2022

Ricordiamo che dopo la Guerra dei sei giorni nel 1967, Israele conquistò gran parte di Gerusalemme Est e la sicurezza della Spianata è gestita da Tel Aviv. In questo modo i governi israeliani hanno gestito a loro piacimento le visite e l’accesso dei fedeli musulmani. Lo stesso stanno facendo adesso.  

Hamas chiama e la paura aumenta

Ciò che cambia quest’anno e che rende ogni azione di Israele responsabile di gravi ripercussioni, è la grave guerra che si sta consumando a Gaza dove hanno perso la vita fino ad adesso più di 30.900 persone e dove i palestinesi si ritrovano a festeggiare il Ramadan tra le macerie senza acqua e cibo a disposizione. Uno scenario inaccettabile per Hamas che ha chiamato ogni palestinese all’azione definendo le restrizioni una “decisione criminale”. “La chiusura della Spianata promuove la criminalità sionista e la guerra religiosa condotta dal gruppo di coloni estremisti del governo di occupazione terroristico contro il nostro popolo palestinese e la violazione della libertà di culto nella moschea” ha tuonato il leader di Hamas Isma’il Haniyeh dal Qatar, incitando i fedeli palestinesi a marciare su al-Aqsa e difenderla. “Chiamiamo il nostro popolo a marciare su Gerusalemme, a pregare nella moschea e a impedire che l’occupazione raggiunga i suoi obiettivi di controllo e divisione. La moschea di Al-Aqsa ci appartiene”, “Qualsiasi danno alla struttura o alla libertà di culto non passerà senza conseguenze”, conclude.

Le conseguenze di una probabile e quasi scontata violenza e privazione da parte delle forze israeliane potrebbe condurre a qualcosa di mai visto pure a Gerusalemme. Gli anni passati ci hanno insegnato che durante il Ramadan si cammina su di un filo pronto a spezzarsi in ogni momento, filo che quest’anno si è drasticamente assottigliato e che lascia presagire il peggio. 

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