Che minacce può scoperchiare lo scontro tra i due caccia russi Sukhoi Su-27 e il drone americano MQ-9 Reaper da loro indotto a precipitare sul Mar Nero nella giornata del 14 marzo? La domanda è legittima per capire se l’azzardata mossa dell’aeronautica di Mosca avrà conseguenze in un teatro caldissimo.

Le provocazioni russe sono già un escalation

John F. Kirby, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, ha dichiarato che questi tipi di “intercettazioni” da parte di aerei russi nelle ultime settimane si stanno moltiplicando negli ultimi mesi ma al contempo ha ribadito di considerare questo episodio “degno di nota a causa di quanto fosse pericoloso e poco professionale”. La tensione è ai massimi in un mare tornato, nell’ultimo anno, zona di guerra. Un’area in cui la Nato fronteggia la spinta russa per trasformare buona parte del Mar Nero in un “lago” sotto il suo controllo. Chiaro che la presenza di basi dei due campi e, in mezzo, dell’Ucraina invasa aumenta il rischio di confronti diretti.

Prima di capire se e come ci potranno essere nuovi episodi di confronto diretto tra Russia e Stati Uniti nei cieli o nelle acque del Mar Nero, è bene ricordare che l’abbattimento (indotto) del Reaper non è stato certamente un caso isolato. In un certo senso, l’escalation è già in atto. A maggio 2022, fu proprio l’opera dell’intercettazione satellitare o aeronautica occidentale unita alla mano delle spie dell’Anglosfera (Usa e Regno Unito) a guidare i missili ucraini Neptune che colpirono e affondarono nelle acque del Mar Nero l’incrociatore russo Moskva. La Russia percepisce un timore nel muoversi nel mare meridionale più vicino ai suoi confini e con la mossa contro il drone Usa, precipitato a poche decine di chilometri dalla Crimea, ha voluto garantire una limitata risposta al percepito calo nel controllo delle acque del Mar Nero. In un certo senso ha mostrato bandiera imponendo, senza spargimenti di sangue o incidenti coinvolgenti militari occidentali impegnati in prima persona, le sue personalissime linee rosse.

Del resto la Russia già in passato, ben prima delle accuse di Kirby, ha usato i Su-27 per minacciare e mettere in difficoltà i droni Usa impegnati nella raccolta informativa sul Mar Nero. Mostrare di saper arrivare a un abbattimento di fatto dei velivoli senza pilota di Washington significa tracciare un passaggio verso un’ulteriore capacità d’interdizione. Escalation, nel breve periodo, significa mostrare di poter interdire o disturbare agli avversari le manovre di proiezione in uno spazio conteso. Ed essendo Mosca messa sotto pressione dalla Nato tanto nel Mar Baltico quanto nel Mar Nero, la mossa sul MQ-9 è a suo modo segnaletica.

I timori russi e le sfide Nato

Ma la Russia può permettersi di chiamare a colpi di provocazioni nel fronte sud della Nato un crescente dispiego di mezzi? A nostro avviso no, ciò sarebbe quanto meno autolesionista. Si è visto nella scorsa primavera quanto un dispiegamento tutto sommato modesto a cavallo tra Romania e Bulgaria abbia contribuito al sostegno all’Ucraina sostanziatosi nella manovra, durissima per Mosca, sull’incrociatore affondato. Un incidente può essere forzato su un drone senza provocare conseguenze ad ampio raggio. Ma trovare un rinforzato schieramento di caccia e navi nel Mar Nero non farebbe il gioco di Mosca, che sentirebbe il fiato sul collo proprio mentre è impegnata nella difficile avanzata in Ucraina.

Al contempo, l’Occidente vuole che il Mar Nero sia al massimo preservato dai giochi di guerra e sul breve periodo ha l’obiettivo di spingere Mosca a non far saltare del tutto gli accordi sul grano che scadranno tra due mesi. Offrire con una maggiore presenza militare l’assist alla Russia per alzare l’asticella delle provocazioni e darle una sponda per giustificare la fine di tali accordi, potenzialmente destabilizzante, sarebbe un autogol.

A prescindere di tutto, quindi, né la Russia né gli Usa vogliono portare il duello a più gravi conseguenze, a territori dove si rischiano incidenti fatali. Vox suggerisce però che si creino nuovamente le condizioni per incanalare il braccio di ferro sul segno della prevedibilità: “Washington e Mosca hanno istituito una linea di deconfliction in Siria, per comunicare ed evitare altri errori di calcolo. All’inizio della guerra in Ucraina, la Russia e gli Stati Uniti hanno nuovamente mantenuto una tale linea di deconflittualità per evitare il potenziale di simili errori che potrebbero spingere le due potenze nucleari in uno scontro più diretto”. Riprendere la linea diretta tra i comandi Usa e quelli russi è oggi più che mai necessario per evitare che il mix di provocazioni e duelli causi incidenti fatali per la stabilità della regione. E acceleri la discesa di Usa e Russia lungo la china del confronto diretto tra le massime potenze militari del pianeta.