Skip to content
Guerra

L’India entra nel club ipersonico

Lunedì 7 settembre l’India è entrata ufficialmente nel club “ipersonico” formato da quelle nazioni che hanno attualmente in attività un programma per missili in grado di viaggiare a velocità superiori a Mach 5. Russia, Cina e Stati Uniti, attualmente, sono...
Iran, nuovo test missilistico

Lunedì 7 settembre l’India è entrata ufficialmente nel club “ipersonico” formato da quelle nazioni che hanno attualmente in attività un programma per missili in grado di viaggiare a velocità superiori a Mach 5. Russia, Cina e Stati Uniti, attualmente, sono le uniche nazioni che, oltre ad avere un programma di sviluppo di vettori di questo tipo, hanno effettuato dei test o addirittura schierato sistemi ipersonici.

Nuova Delhi, da ieri, è così diventata la quarta potenza ad aver condotto un test coronato da successo, quando l’Hsdtv (Hypersonic Technology Demonstrator Vehicle) si è alzato in volo montato su un vettore tipo Agni-I, un missile balistico a corto raggio (Srbm).

Il ministero della Difesa indiano, in un comunicato stampa, descrive piuttosto dettagliatamente le fasi del test: il lancio è avvenuto alle 11:03 dal poligono Dr APJ Abdul Kalam Launch Complex nell’isola Wheeler, al largo delle coste di Odisha, nel Golfo del Bengala.

La nota prosegue indicando che il veicolo da crociera ipersonico è stato lanciato utilizzando un motore a razzo solido collaudato (l’Agni-I n.d.r.), che lo ha portato a un’altitudine di 30 chilometri, dove gli scudi termici aerodinamici sono stati separati al raggiungimento del numero di Mach ipersonico. Il veicolo da crociera si è separato dal veicolo di lancio e la presa d’aria si è aperta come previsto. La combustione ipersonica si è mantenuta e il veicolo da crociera ha continuato sulla sua traiettoria di volo desiderata ad una velocità di sei volte la velocità del suono, cioè quasi 2 km/s per più di 20 secondi. Gli eventi critici, come l’iniezione di carburante e l’autoaccensione del motore tipo scramjet hanno dimostrato la maturità tecnologica del veicolo. Il motore scramjet, secondo gli indiani, ha funzionato come “da manuale”.

I parametri del veicolo di lancio e da crociera, incluso il motore, sono stati monitorati da più radar di tracciamento, sistemi elettro-ottici e stazioni di telemetria. Il motore scramjet ha funzionato ad alta pressione dinamica e ad altissima temperatura. Una nave è stata anche schierata nel Golfo del Bengala per monitorare le prestazioni durante la fase di crociera del veicolo ipersonico. Tutti i parametri di prestazione hanno indicato il “clamoroso” successo della missione.

Con questo test sono state dimostrate molte tecnologie critiche come la configurazione aerodinamica per manovre ipersoniche, l’uso della propulsione scramjet e in particolare l’accensione e la combustione sostenuta a flusso ipersonico, la caratterizzazione termo-strutturale dei materiali sottoposti ad alta temperatura ed il meccanismo di separazione a velocità ipersoniche.

Quello di ieri non è stato il test di un vero e proprio sistema bellico, ma di un dimostratore che dovrà portare entro cinque anni, secondo la stampa locale, all’ingresso in servizio di un missile ipersonico made in India.

L’India, con il Drdo (Defence Research and Development Organisation), aveva già tentato un primo lancio di prova, avvenuto a giugno del 2019, ma in quella occasione il vettore Agni-I malfunzionò non riuscendo a sollevare il carico sino all’altitudine richiesta, probabilmente per questioni legate al peso.

L’Hsdtv indiano ricorda molto, nel concetto, il veicolo di prova ipersonico X-43A statunitense anch’esso propulso da uno scramjet sviluppato per la Nasa, essendo come già detto un dimostratore tecnologico piuttosto che un prototipo di un vero sistema d’arma. Ad oggi, l’X-43A rimane il veicolo aereo a reazione più veloce in assoluto avendo raggiunto una velocità di Mach 9.6 in un test di volo del 2004.

Si crede che l’Hsdtv possa diventare un sistema da crociera ipersonico antinave, anche se l’India sta lavorando, insieme alla Russia, ad un miglioramento dei missili Brahmos, basati sui russi P-800 Oniks e utilizzanti la tecnologia ramjet per la propulsione, già in dotazione alla Marina Indiana, che viaggiano a Mach 3. Il Brahmos II sarà un vettore ipersonico antinave ed è plausibile che i progressi indiani che hanno portato al successo del test di ieri siano dovuti proprio alla collaborazione con Mosca per la costruzione di questo particolare missile.

Il missile antinave ipersonico di riferimento è il russo 3M22 Zircon che sta entrando in servizio solo ora a bordo di navi e sottomarini della Voenno-morskoj Flot. Il Brahmos II sembra essere molto simile allo Zircon e probabilmente ne condivide la tecnologia.

La notizia desterà qualche preoccupazione a Pechino, che nonostante sia stata tra i primi a sviluppare un programma per missili ipersonici, ad oggi non risulta ancora che sia stata in grado di schierarne uno in servizio. Da quello che sappiamo, infatti, la Marina cinese, nota come Plan (People’s Liberation Army Navy), potrebbe dotare i suoi nuovi incrociatori di missili balistici anti-nave (Asbm).

Questi vettori, i DF-26, sono stati soprannominati “killer di portaerei” a causa della loro stimata capacità di colpire mortalmente una portaerei in navigazione. Sarebbe la prima volta che una marina militare decide di dotare una nave da guerra con questa categoria di armi e così gli incrociatori della Plan diventerebbero molto probabilmente le unità di superficie più pesantemente armate del mondo, ma una tale decisione è altrettanto probabilmente il riflesso dei ritardi nel programma ipersonico per un missile antinave a fronte delle contingenze pressanti date dall’attuale panorama geopolitico: il contrasto alla Us Navy non può aspettare che sia pronto il primo missile antinave ipersonico, di cui non è stato ancora effettuato un test noto, pertanto Pechino ha deciso di utilizzare quello che ha a disposizione, ovvero il DF-26.

La scacchiera della partita tra Cina e India si arricchisce pertanto di un (futuro) pezzo importante e in grado di dare all’India quel vantaggio tattico nel controllo degli accessi all’Oceano Indiano, sempre più battuti dalle unità di superficie (e subacquee) cinesi, ma certamente Pechino non starà a guardare e darà nuovo impulso ai propri programmi ipersonici antinave, ammesso che non siano già in dirittura di arrivo.





Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.