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La recente escalation per quella porzione di Kashmir contesa con la Cina, ha causato una piccola corsa agli armamenti in India, oltre che il sempre maggiore avvicinamento politico e diplomatico agli Stati Uniti e ai maggiori Paesi democratici dell’Asia, nella fattispecie in quell’organismo di collaborazione che prende il nome di Quad (Quadrilateral Security Dialogue) e vede la presenza anche di Giappone e Australia.

Come riportato anche da Defense News, lunedì Nuova Delhi ha stanziato 18,48 miliardi di dollari per l’approvvigionamento di armi nel suo bilancio per la difesa 2021-2022. Escludendo le pensioni, il finanziamento per lo strumento militare nel suo complesso ammonta a 49,6 miliardi di dollari, con un aumento di oltre il 3% rispetto ai 47,98 miliardi di dollari dell’anno precedente. In particolare la spesa destinata all’acquisto di nuovi armamenti ha visto un aumento di circa il 16% rispetto ai 15,91 miliardi di dollari del 2019.

Secondo il ministro della Difesa indiano Rajnath Singh, questo è il più alto aumento di capitale per la Difesa mai registrato negli ultimi 15 anni.

È interessante far notare come altri 2,84 miliardi di dollari siano stati spesi per acquisti di armi “in emergenza” nell’estate del 2020, quando si era al culmine del confronto in corso con la Cina.

La spesa delle entrate del bilancio destinata alla manutenzione delle armi esistenti, delle retribuzioni e delle indennità e delle spese ricorrenti è fissata a 29,02 miliardi di dollari, rispetto ai 28,75 miliardi di dollari di quello precedente.

In dettaglio l’esercito riceverà 4,9 miliardi di dollari, pari a un +8,17% rispetto ai 4,53 miliardi di dollari del 2019, la Marina 4,55 miliardi con un aumento del 22% rispetto ai 3,73 miliardi di dollari del bilancio passato. L’aeronautica militare invece avrà 7,2 miliardi facendo segnare un +19% . Parte di questi investimenti andranno in nuovo contratto per 83 aerei da combattimento leggeri LCA Mk1A Tejas e per pagare i 36 caccia Rafale acquistati dalla Francia, ma quello che è interessante è notare che i soldi serviranno anche per cinque unità del sistema di difesa missilistica russo S-400 nonché per saldare un possibile contratto di fornitura di 21 Mig-29 e di altri 12 Sukhoi Su-30Mki.

Come riporta la Tass, i negoziati sulle consegne non sono ancora iniziati, ma è stata consegnata alla parte indiana la proposta per la fornitura. “Ai partner è stata sottoposta anche la proposta per la fornitura di kit tecnologici per 12 ulteriori Su-30Mki. Siamo in attesa della decisione della parte indiana per avviare trattative contrattuali” ha aggiunto il vice capo dell’Fsmtc, il Servizio Federale per la Cooperazione Tecnico-Militare, Vladimir Drozhzhov. Risulta anche essere in discussione un progetto più generale di ammodernamento della flotta di Su-30 in servizio con l’Indian Air Force. A riferirlo sempre alla Tass è stato Sergey Kornev, capo della delegazione di Rosoboronexport (parte della società statale Rostec), alla manifestazione Aero India 2021.

“Il progetto è in discussione, la parte russa è pronta a offrire all’India un moderno pacchetto di modernizzazione” ha detto Kornev, aggiungendo che “data la pluriennale esperienza di lavoro congiunto e il grado di cooperazione tra le industrie dei nostri Paesi, un unicum per il mercato mondiale, crediamo che le imprese indiane esprimeranno il loro desiderio di partecipare alla modernizzazione dei caccia Su-30Mki tramite HAL Corporation (Hindustan Aeronautics Limited)”.

L’India è il Paese estero che annovera il maggior numero di questi caccia di fabbricazione russa: sono più di 260 i Su-30Mki (versione per l’esportazione del velivolo di Sukhoi) in forza nell’aeronautica militare indiana. Nuova Delhi ha più volte espresso la sua intenzione di effettuare una modernizzazione su larga scala, ma come sempre accade quanto si tratta di India, il tutto assume una dimensione aleatoria che spesso porta al naufragio certi propositi (vedere il caso Su-57 indiano). Il progetto, però, che è stato designato Super Sukhoi dai media indiani, questa volta potrebbe andare in porto proprio per le particolari contingenze che vedono la dura contrapposizione tra i due giganti asiatici e si presume che aumenterà in modo significativo le capacità di combattimento dell’aeronautica indiana.

Un capitolo a parte, per le implicazioni che si potrebbero avere in diplomazia, meritano gli S-400.

Specialisti militari indiani sono arrivati in Russia e hanno cominciato l’addestramento all’uso dei sistemi missilistici terra-aria (Sam – Surface to Air Missile) Triumf. “Gli specialisti indiani sono arrivati in Russia a gennaio 2021 e hanno iniziato a formarsi per operare con questo sistema” ha informato sempre Vladimir Drozhzhov.

La consegna degli S-400 all’India “procede nei tempi previsti” ha detto ancora il vice dell’Fsmtc “il primo reggimento dovrebbe essere consegnato entro la fine di quest’anno”.

Nuova Delhi aveva annunciato la sua intenzione di acquisire l’S-400 nel 2015 con un contratto per la fornitura di cinque batterie di Triumf del valore di 5,43 miliardi di dollari che è stato siglato successivamente, durante la visita del presidente russo Vladimir Putin in India nell’ottobre 2018.

All’approssimarsi di quella data, a settembre, gli Stati Uniti avevano ventilato l’ipotesi di elevare sanzioni all’India qualora avesse proceduto nell’acquisto del sistema missilistico russo in funzione del Caatsa, la legge statunitense che punisce chi si approvvigiona di armi da una lista nera di Paesi tra cui compaiono Russia, Iran, Corea del Nord. A quel tempo fu Randall Schriver, assistente segretario alla Difesa per la sicurezza e gli affari dell’area dell’Asia e del Pacifico, a sottolineare che gli Stati Uniti avrebbero fatto di tutto per proteggere le speciali relazioni che intercorrono con l’India ma che il rischio di elevare sanzioni fosse molto alto.

In particolare Schriver disse “non posso sedere qui e raccontarvi che ne sarà esclusa (l’India n.d.a.), che potremmo fare una deroga” aggiungendo che la decisione finale sarebbe potuta spettare all’allora presidente Trump tramite una particolare legge che gli avrebbe permesso di avere l’ultima parola e così escludere l’India dalla sanzioni, come invece avrebbe voluto il Congresso.

Le sanzioni, in effetti, non ci sono mai state, al contrario di quanto avvenuto – se pur non in modo così pesante – per la Turchia, ed il motivo principale è dato dall’opportunismo di Washington che ha bisogno dell’India per contrastare l’espansionismo della Cina nell’Indopacifico. Le sanzioni, proprio per lo stesso motivo, non ci saranno nemmeno ora: la presidenza ha fatto sapere, molto di recente, di voler rafforzare i rapporti tra i Paesi del Quad proprio per lo stesso motivo, mettendosi quindi nel solco tracciato dall’amministrazione precedente.

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