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Nella notte tra giovedì e venerdì le segnalazioni più importanti che provengono da Tripoli riguardano la fitta pioggia che bagna le strade della capitale libica. Ma questo non vuol dire che le ore successive alle prime mosse di Haftar per prendere la città siano tranquille. C’è tensione nel territorio tripolino ed i cittadini aspettano, il più delle volte rintanati al sicuro delle proprie case, di sapere quali sono le novità. La repentina avanzata dell’Lna, l’esercito comandato da Haftar, agita ovviamente le acque di Tripoli e dell’intera Libia, portando con sé una lunga schiera anche di reazioni internazionali il più delle volte vocate alla calma ed alla ricerca di dialogo.

Haftar a 30 km da Tripoli

Una svolta indicativa arriva sul finire della frenetica serata di giovedì: alcune foto postate sugli account social ricollegabili alle forze di Haftar, mostrano soldati dell’Lna presidiare un varco di un’importante arteria non lontana dalla capitale. Si tratta, in particolare, del punto nominato “bridge n.27“: è una posizione strategica situata a 30 km dalla periferia ovest di Tripoli, lungo la strada costiera che conduce verso Sorman e Sabratha. È la conferma che le forze di Haftar sono ormai a ridosso della capitale. Un’avanzata da ovest che appare fulminea e repentina e soprattutto attuata senza incontrare alcuna resistenza. Ad avanzare in questo settore della Tripolitania è la brigata 107 dell’Lna, la stessa che nel pomeriggio di giovedì annuncia la presa definitiva di Sabratha, un evento di non poco conto anche in prospettiva italiana: la cittadina infatti, è punto di partenza di molti barconi e non è lontana da importanti stabilimenti dell’Eni.

Grazie alla conquista della città costiera dunque, da questo settore le forze di Haftar riescono a spingersi in profondità verso Tripoli. L’altro fronte caldo invece, è quello a sud della capitale: qui i soldati dell’Lna risultano attestati a circa 100 km dalla periferia. In particolare, l’esercito guidato dall’uomo forte della Cirenaica sarebbe impegnato in queste ore nel consolidare le proprie posizioni a Garian, strategica località lungo la strada per Zintan. Sulla tv libica Channel218, nella serata di giovedì si fa riferimento a scontri tra le forze di Haftar e quelle fedeli al governo di Al Sarraj nella piccola cittadina di Al Hira, non lontana da Garian. Intanto lui, il regista di queste operazioni, passa queste convulse e frenetiche ore nel suo quartier generale di Bengasi: Haftar infatti, giunto nella sede della sala operativa del suo esercito, segue con i suoi fedelissimi gli sviluppi della situazione. È da questa sala che giovedì pomeriggio proclama ufficialmente il via delle operazioni per la presa di Tripoli.

Le spaccature interne a Tripoli

La giornata di Al Sarraj è forse ancora più movimentata: nelle prime ore del mattino il premier si trova nel palazzo del governo, dove riceve il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. Poi, sempre dai suoi uffici, inizia a diramare ordini ed a chiamare a raccolta tutte tutte le forze a sua disposizione. Ma non tutti i gruppi rispondono affermativamente. A Tripoli infatti, sotto questo fronte, le notizie che arrivano appaiono alquanto contraddittorie. Se da un lato sui social vengono diffusi video di convogli composti da numerosi mezzi in arrivo da Misurata, dall’altro le forze della Rada (la coalizione che raggruppa le milizie deputate a difendere Tripoli) annunciano di rifiutarsi di combattere contro Haftar. Lo si apprende da una nota di AgenziaNova che arriva sul tardo pomeriggio di giovedì: un annuncio a sorpresa, che sembra lasciare più di un parziale via libera all’Lna. Ma poco dopo, ecco che giunge un altro comunicato dal tono decisamente differente: questa volta a parlarne è SpecialeLibia, secondo cui al contrario altre forze a difesa della capitale sono pronte per un’operazione contro Haftar.

Quello che si profila all’orizzonte è quindi forse una spaccatura interna alla Rada ed alle varie milizie fino alle scorse ore fedeli ad Al Sarraj. Il premier al momento può contare di sicuro sui gruppi di Misurata che giovedì percorrono la via Balbia in direzione della capitale per prepararsi ad eventuali battaglie contro Haftar. Ad entrare a Tripoli, in particolare, sono le milizie che nel 2016 lanciano l’operazione “Bunian al Marsus” per la ripresa di Sirte dalle mani dell’Isis. Sono dunque le forze meglio equipaggiate ed addestrare di Misurata, che vantano importanti esperienze sul campo. Ma al tempo stesso sembrano essere le uniche realmente vicine ad Al Sarraj. Quest’ultimo, oltre ad una parziale defezione delle forze Rada, deve prendere anche atto di non poter avere dalla sua un forte appoggio popolare.

E mentre forse gli appelli alla calma arrivati dalla comunità internazionale rallentano l’intensità della battaglia, Haftar dal canto suo prova ad isolare politicamente prima ancora ulteriormente gli ultimi gruppi rimasti al fianco del sempre più debole governo di Tripoli. L’obiettivo oramai conclamato è quello di prendere la capitale sparando pochi colpi. E forse, sia in Libia che all’estero, tutti sanno che è solo questione di tempo.