È da anni uno degli enigmi più importanti che caratterizza il dossier libico, sia per il silenzio spesso calato sulla vicenda che per il peso del nome che porta il protagonista: il riferimento è alla sorte di Saif Al Islam Gheddafi, secondogenito del rais Muammar Gheddafi nonché probabile designato erede politico prima dello scoppio della guerra del 2011. Di lui non si hanno immagini riprese in pubblico da diversi anni, l’ultima volta che è apparso in un video è stato nel giorno della sua cattura avvenuta nel novembre 2011 non lontano dal confine con il Niger. Da allora, del più importante (sotto il profilo politico) dei figli di Gheddafi si sono avute solo variegate e contraddittorie notizie di stampa.

Le dichiarazioni della madre

Un giallo, quello sul destino di Saif Al Islam, che nelle scorse ore si è arricchito di un nuovo importante elemento. La madre Safia Farkash, seconda moglie del rais, ha scritto una lettera al sito Russia Today in cui ha parlato della prigionia di tre dei suoi figli. Nella missiva, ripresa in Libia dal quotidiano Al Wasat, tra i prigionieri è stato indicato lo stesso Saif Al Islam. La lettera ha avuto come oggetto il commento alla decisione del presidente Usa Donald Trump di rinnovare le sanzioni alla famiglia Gheddafi, definendole una vera e propria ingiustizia.

Safia Farkash oggi vive in Oman, assieme a gran parte dei suoi parenti. Da tempo non si registrava un suo intervento, quello delle scorse ore è volto, con riferimento proprio alle sanzioni contro la famiglia, a rivendicare l’innocenza dei suoi tre figli definiti in prigionia. Oltre a Saif, nella lettera in questione vengono citati anche Saadi Gheddafi, detenuto in una prigione di Tripoli, ed Hannibal Gheddafi, quest’ultimo invece in carcere a Beirut. Ma se degli altri due figli la detenzione era risaputa, ha destato non poco clamore invece il riferimento a Saif Al Islam come prigioniero. Difficile al momento ritenere se con questo termine Safia Farkash abbia voluto intendere una detenzione vera e propria oppure, al contrario, una prigionia de facto operata dalle milizie libiche.

Cosa si sa di Saif Al Islam

Come detto in precedenza, il secondogenito di Gheddafi è stato catturato circa un mese dopo l’assassinio del padre avvenuto il 20 ottobre 2011 a Sirte. In quell’occasione Saif è apparso con la tuta da detenuto e visibilmente provato . Da allora, nessuna foto e nessuna immagine ha più ritratto il possibile erede politico dell’ex rais. L’unica cosa realmente accertata in questi anni su Saif Al Islam è il fatto che sia in vita. Nel 2015, è giunta da Tripoli la notizia della sua condanna a morte per presunti crimini di guerra durante i turbolenti mesi del 2011. Tuttavia, le milizie di Zintan che lo avevano in custodia hanno sempre negato la volontà di consegnarlo ai gruppi presenti nella capitale per l’esecuzione della condanna. Il 10 giugno del 2017, è stato annunciato il suo definitivo rilascio sulla base della legge di amnistia votata poche settimane prima dalla Camera dei Rappresentanti stanziata a Tobruck.

Nonostante la fine ufficiale della prigionia però, Saif non è apparso mai in pubblico contribuendo a far avanzare diverse speculazioni sulla sua sorte. Eppure, in più di un’occasione si è dato per imminente un suo ritorno in politica. Quando nel 2018, dopo la conferenza di Palermo, si è fatta strada l’idea di organizzare nel giro di pochi mesi nuove elezioni in Libia, il suo nome è stato accostato a quelli dei candidati più papabili. Sempre in quei mesi sono stati resi noti contatti più o meno frequenti con il Cremlino, tramite suoi inviati e suoi rappresentanti. Gli stessi ai quali ha affidato le sue rare esternazioni sulla difficile situazione in cui versa il paese nordafricano.

Ma sul suo destino ha continuato ad aleggiare un grande alone di mistero. Le dichiarazioni della madre, secondo cui Saif è ancora prigioniero in qualche luogo non specificato della Libia, contribuiranno di certo ad alimentare nuove voci e nuove indiscrezioni.

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