Le carte sono oramai sul tavolo in Libia: Khalifa Haftar non lancia, nelle scorse ore, una vasta operazione del suo esercito nel cuore della Tripolitania solo per attuare provocazioni, bensì per conquistare la capitale. Il generale, a distanza di meno di 24 ore dai primi movimenti delle sue truppe nella zona occidentale della Libia, lancia un appello sui media a lui vicini e sulla sua pagina Facebook: “È il momento di liberare Tripoli – afferma Haftar – È arrivato il momento di rispondere all’appello dei nostri fratelli a Tripoli, hanno avuto troppa pazienza”. Quali dunque adesso gli scenari sul fronte?

Le avanzate di Haftar alle porte di Tripoli

Le prime avvisaglie dell’operazione scattata nell’ovest del paese si hanno già nei giorni scorsi, quando una carovana di soldati dell’Lna, il Libyan Nation Army guidato da Haftar ed autoproclamatosi unico esercito del paese, raggiunge la cittadina di Garian. Si tratta di una zona a circa 120 km a sud di Tripoli, gli uomini fedeli al generale la raggiungono grazie alle conquiste territoriali fatte nei giorni scorsi nel Fezzan. Non sparano alcun colpo, mostrano foto e video che testimoniano l’avanzamento in questa porzione della Tripolitania. Ma la vera fase dell’operazione scatta nella notte tra mercoledì e giovedì. L’esercito di Haftar avanza su Asaba, immagini notturne ritraggono sul The Libya Times alcune carovane degli uomini del generale all’interno della città. È forse questo il segno che la battaglia è pronta a spostarsi verso Tripoli. A quel punto iniziano a mobilitarsi diversi gruppo pro Haftar sparsi in Tripolitania. A partire dalla brigata 155, che su internet mostra un video in cui una voce fuori capo annuncia che il gruppo è pronto a proiettarsi verso la capitale. A Sabrata invece, una milizia ritenuta vicina ad Haftar nella prima mattinata di giovedì rivendica un avanzamento nel centro della cittadina costiera tristemente famosa in anni recenti per essere sede di molte partenze dei barconi di migranti. Su Sabrata sembra esserci una certa confusione, ma nel pomeriggio arrivano foto di mezzi militari all’interno della città. Secondo una fonte dell’esercito di Haftar, si tratterebbe della brigata 107: sarebbe questo gruppo ad aver preso il controllo almeno di una parte di Sabrata.

In questo contesto, come detto, arriva l’appello di Haftar: è l’inizio ufficiale delle ostilità per prendere Tripoli. E ora si attendono le prossime mosse, a partire dagli altri gruppi accreditati come vicini al Libyan National Army operanti nelle aree tripoline. Si guarda con attenzione soprattutto a Tahrouna, città Stato dove ha sede la settima brigata, ossia la stessa che a settembre causa violenti scontri nel tentativo di strappare l’aeroporto internazionale di Tripoli alle milizie fedeli ad Al Sarraj.

La risposta da Tripoli

Che non si tratta di scaramucce ma di qualcosa di più importante, lo si intuisce quando dalla capitale libica arrivano già a poche ore dai primi proclami dell’Lna notizie su dichiarazioni di “stato d’allarme generale”. Il premier Al Sarraj giovedì mattina mette in allerta tutte le milizie di cui dispone. Ed a Tripoli iniziano ancora contatti e frenetici confronti tra gli stessi gruppi deputati alla difesa della capitale. Si potenziano i posti di blocco, si rafforzano i check point e si richiama tutto il personale delle milizie per prendere servizio nei vari punti di osservazione. In città, secondo le testimonianze riportate sul web, regna la paura: c’è il timore di ripiombare in scontri deleteri per la popolazione, come a settembre. Come si legge sul sito AddressLibya, già da mercoledì sera si registrano file nei distributori di benzina, la gente si prepara ad ogni eventualità.

La tensione aumenta nel pomeriggio di giovedì, in risposta al proclama sopra riportato di Haftar: il premier Al Sarraj, in particolare, non solo porta al massimo il livello di allerta, ma autorizza anche ad usare bombardamenti contro l’esercito del generale della Cirenaica. Nel frattempo arrivano importanti novità anche da Misurata: da questa città Stato che costituisce dal 2011 lo zoccolo duro del potere militare e politico in Tripolitania, partono gruppi di miliziani pronti a rinfoltire le fila dei gruppi schierati al fianco di Al Sarraj. Un altro elemento destinato ad alimentare ulteriormente la tensione, tanto in città quanto nella regione.

Si rischia davvero un bagno di sangue?

Si sa poco al momento sul numero di feriti o vittime causate dalle ultime operazioni lanciate attorno a Tripoli. Si parla di una vittima, un ventenne rimasto ucciso a Garian, ma si teme in realtà che questo non sia un episodio isolato. Alla luce dei proclami di Haftar da un lato e di Al Sarraj dall’altro, ci si chiede quindi se per davvero potrebbe esserci uno scontro diretto tra le parti in causa. In realtà il leader dell’Lna, nel suo discorso in cui ufficializza l’operazione per la presa di Tripoli, fa riferimento alla possibilità di usare le armi soltanto in caso di necessità o di difesa da attacchi nemici. Del resto, la condotta militare nel Fezzan a gennaio è incentrata più sugli accordi con le tribù locali che con l’uso delle armi: eccezion fatta per i bombardamenti condotti contro mercenari del Ciad, per il resto Haftar prende molte località senza sparare un colpo.

E Tripoli non dovrebbe fare eccezione: Haftar confida nell’appoggio popolare e negli accordi da negoziare con tribù ed attori locali anche nella capitale. Un ingresso trionfale dunque, senza l’impiego eccessivo delle armi. Anche perchè Tripoli è densamente abitata ed un bagno di sangue sarebbe deleterio per le sue forze e per la sua stessa immagine. Ma i pericoli di certo non mancano. Possibili scontri corpo a corpo tra le forze in campo, potrebbero verificarsi nei quartieri della periferia sud di Tripoli. Qui la Rada, ossia la forza di autodifesa a servizio di Al Sarraj, dispone molti check point ed è ben equipaggiata. Il  quartiere di Qaser Bin Ghashir, in particolare, è già teatro di scontri importanti a settembre ed a gennaio. Questo perchè nelle vicinanze vi è l’aeroporto, il quale costituisce anche porta d’ingresso verso Tripoli da sud: proprio dalla zona da cui avanzano le forze di Haftar. È lì dunque che, in caso di battaglia, c’è da aspettarsi il peggio.