Haftar va avanti nella sua azione: il generale lo ribadisce al presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte, lo riafferma al presidente francese Macron. Per adesso, come prevedibile, nessuna fumata bianca sul tanto atteso cessate il fuoco e la battaglia per la presa di Tripoli entra nella sua settima settimana.
i due fronti aperti
Le notizie che arrivano in queste ore, parlano di nuove offensive dell’Lna, il Libyan National Army guidato per l’appunto dal generale Haftar, a sud di Tripoli. A circa 25 km dal centro della capitale libica, i soldati fedeli all’uomo forte della Cirenaica provano ad insidiare alcuni obiettivi strategici con l’intento di avanzare e sbloccare lo stallo militare che perdura oramai da più di un mese: “L’obiettivo è avere almeno una situazione di assoluto vantaggio attorno a Tripoli prima della fine del Ramadan”, spiegano fonti libiche vicine al governo dell’est del paese. Il mese sacro per tutti i musulmani nelle intenzioni di un sempre più isolato Ghassan Salamé, l’alto rappresentante dell’Onu per il dossier libico, deve essere quello della tregua umanitaria ma in realtà entrambe le parti sono ben lontane dall’adempiere all’intento del diplomatico delle Nazioni Unite.
Il fronte a sud di Tripoli scorre sempre lungo la linea che va da Aziziya fino ad Ein Zara, è qui che reparti dell’Lna e milizie rimaste vicine al governo di Al Sarraj si fronteggiano dall’inizio dell’offensiva di Haftar. Non mancano segnalazioni di raid, sia da una parte che dall’altra: anche in queste ore arrivano notizie su esplosioni avvertite sempre a sud di Tripoli, spesso si tratterebbe di missili lanciati dai droni. E proprio l’abbattimento di un velivolo senza pilota è l’aggiornamento più importante che arriva da Sirte: “Abbiamo abbattuto un drone di fabbricazione russa al servizio dell’Lna”, si legge in una nota delle milizie di difesa della città natale di Gheddafi, schierate con Al Sarraj. Proprio Sirte costituisce l’altro fronte caldo delle ultime settimane: qui Haftar starebbe provando ad avanzare, con l’obiettivo di costringere le milizie di Misurata a distrarre forze da Tripoli. Una manovra che, come spiegato nei giorni scorsi, mira a stringere in una tenaglia l’intera Tripolitania in mano al governo stanziato nella capitale.
Intanto nelle ultime ore arriva la notizia della liberazione di quattro ostaggi stranieri ad opera delle forze di Haftar: si tratta, in particolare, di tre ingegneri filippini ed un sudcoreano rapiti da non meglio precisate bande a luglio. A parlare della loro liberazione è il governo di Abu Dhabi, il quale conferma di aver dato supporto all’Lna nell’operazione. Il blitz avrebbe avuto pieno successo e per il generale questo andrebbe a costituire anche un’importante pubblicità mediatica e politica.
haftar ed al sarraj continueranno nella battaglia
Alla fine quello che emerge dai due tour europei dei due principali protagonisti dello scacchiere libico, è che nessuno ottiene quello che si cerca e si spera alla vigilia. Al Sarraj non vede condannata l’azione di Haftar, il generale a sua volta non ottiene il disco verde dai paesi europei per entrare a Tripoli. Entrambi rimangono nelle proprie posizioni e convinzioni: Al Sarraj ritiene di essere tradito da Haftar e di subire un’offensiva da cui deve difendersi e per la quale chiede aiuto ai suoi partner europei, dal suo punto di vista Haftar reputa invece essenziale far entrare il suo esercito a Tripoli per liberare la capitale dalle milizie.
Posizioni divergenti e paesi europei incapaci di incidere realmente: per questo la parola, in attesa delle prossime evoluzioni, rimane soltanto ai rispettivi sponsor regionali dei due protagonisti. Da un lato il Qatar che sostiene Al Sarraj, dall’altro Emirati ed Arabia Saudita che assieme all’Egitto appoggiano Haftar, sono i veri attori capaci di influenzare la situazione. Ed è per questo che i tavoli diplomatici imbanditi nel vecchio continente per il momento appaiono destinati a rimanere vuoti.