Tanti punti, almeno 55, tanti principi sostenuti ma, alla fine, quel che più risalta all’occhio nella bozza del documento finale della futura conferenza di Berlino è l’assenza di dettagli pratici in grado di fare la differenza. Si può sintetizzare così quanto emerso nelle scorse ore da fonti della cancelleria federale tedesca, le quali hanno reso noto ad AgenziaNova il testo su cui si sta lavorando in vista del vertice, previsto per domenica 19 gennaio. Sui principi di una “Libia sovrana ed indipendente”, così come di un cessate il fuoco tra le parti in conflitto, della smobilitazione e del disarmo delle milizie, dell’embargo sulle armi e della ripresa del processo politico guidato dai libici sembrano essere tutti d’accordo. Come spesso capitato negli ultimi anni però, è sul come realizzare questi obiettivi che a saltare fuori è una certa confusione, per non dire impreparazione da parte degli attori internazionali impegnati sul campo.

Al Sarraj prossimo alla destituzione?

Così come sottolineato proprio da AgenziaNova, il primo punto del testo che a Berlino dovrebbe essere approvato riguarda l’istituzione di un “nuovo governo di accordo nazionale in Libia che sia rappresentativo di tutto il paese”. Tradotto dal politichese, significa che per Fayez Al Sarraj questi sono gli ultimi giorni da primo ministro e capo del consiglio presidenziale nazionale. Un “benservito” dopo 4 anni alla guida delle (fragili) istituzioni libiche che potrebbe risuonare come una sconfitta per chi lo ha sostenuto: “In questo modo – ha confidato una fonte diplomatica – Al Sarraj non potrebbe fare nemmeno ritorno a Tripoli dopo la sua presenza a Berlino”. Ma sarebbero proprio gli attori, in primis europei, che hanno interloquito con lui dal 2016 in poi a chiedere un passo indietro per l’attuale premier.

L’obiettivo sarebbero quello di formare un nuovo esecutivo, capace di avere la fiducia anche della camera dei rappresentanti di Tobruk, in grado dunque di essere riconosciuto sia dall’ovest che dall’est del paese. Un punto certamente a vantaggio di Khalifa Haftar, il quale potrebbe in questo modo avere un interlocutore diverso a Tripoli con il quale dialogare per provare ad arrivare a quello che sembra il suo principale obiettivo: essere cioè riconosciuto quale unico leader militare della Libia. Del resto, nel documento che dovrebbe essere approvato domenica, non c’è traccia di un arretramento delle sue forze da Tripoli. L’obiettivo finale dovrebbe essere quello di una tregua e di un cessate il fuoco più prolungato, non di un indietreggiamento delle linee del fronte attorno la capitale libica.

Nessuna traccia di una missione europea

Nel documento diffuso da AgenziaNova, a spiccare è anche la mancanza di ogni riferimento ad una possibile missione europea. È vero che al momento si sta parlando solo di una bozza e che il testo in questione potrebbe subire modifiche, ma il fatto che ancora non sia stato inserito il punto sulla missione europea appare abbastanza significativo. Nei giorni scorsi quello di uno sforzo di almeno quattro paesi Ue, Italia in primis ma anche Francia, Germania e Spagna, è sembrato quasi un dato consolidato volto a conferire al vecchio continente la possibilità di provare a non essere più marginali all’interno del dossier libico. A Berlino il via libera alla missione dovrebbe essere messo sotto esame, ma non è detto che dal vertice di giorno 19 uscirà la tanto attesa fumata bianca.

Questo perché mancherebbero ancora alcuni dettagli da limare: dalla natura della missione, alle regole di ingaggio, fino a qualche piccola ma significativa rimostranza registrata in ambienti francesi. A premere per l’effettuazione di una missione europea è stata in queste ore soprattutto l’Italia, impegnata da dicembre nel suo ruolo di “testa di ponte” del vecchio continente in Libia. Sforzi da parte di Roma che non è detto però vengano coronati da successo. Anzi, come detto ad inizio articolo, su molte questioni gli attori in campo sarebbero d’accordo solo sui principi da ricercare ma non sui modi per arrivare alla loro attuazione.

Ad esempio, tutti sembrano concordare sul disarmo delle milizie, sull’unificazione delle forze di sicurezza, dell’esercito così come anche delle istituzioni economiche, a partire dalla banca centrale. Il problema, a questo punto, è arrivare a capire come giungere alla definizione pratica di questi ambiziosi obiettivi. Nella bozza del documento, ci sono soprattutto riferimento vaghi e generali, con richiami ad un ruolo più importante in tal senso della missione Onu in Libia ma, nel concreto, non sembra esserci spazio per l’individuazione di percorsi volti a dare una “road map” definitiva. Ed ecco che il vero sospetto che si sta facendo strada in queste ore in molti ambienti diplomatici è che, a poche ore dalla chiusura della conferenza di Berlino, tutto in Libia verrà messo nuovamente in discussione.