Libia, in aumento il numero dei miliziani siriani

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Si attesterebbe intorno alle 4.700 unità il numero di miliziani siriani inviati dalla Turchia a Tripoli. A questi andrebbero aggiunti almeno 1.800 “volontari” che, al momento, si troverebbero in Turchia per essere addestrati nei campi locali, prima di giungere a destinazione.

Un numero in costante crescita, che, in breve tempo (dal dicembre 2019), avrebbe raggiunto l’obiettivo fissato dalla Turchia, ovvero 6 mila “volontari” – secondo i dati forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, un’associazione con sede a Londra che si occupa di monitorare l’andamento della guerra civile siriana -.

Eppure, nel distretto siriano di Afrin – che, dal marzo 2018, si trova sotto il controllo dell’Esercito siriano libero e di Ankara -, le procedure di registrazione dei mercenari intenzionati a partire alla volta del Paese nordafricano non accennano a fermarsi.

Questi “volontari”, reclutati da Ankara, sarebbero combattenti provenienti da fazioni dell’opposizione siriana fortemente sostenute dalla Turchia, tra le quali le divisioni Mu’tasim – fazione dell’Esercito siriano libero – e Sultan Murad – formata da combattenti turkmeni siriani e turchi -, la brigata dei Falchi del Nord, la divisione Hamza, la Legione Sham, la brigata Suleyman Ahah e la brigata Samarcanda.

Dalla Siria alla Libia

Il trasferimento dei miliziani siriani in Libia è iniziato il 24 dicembre scorso con l’arrivo in Turchia dei primi 300 “volontari”. Inizialmente, i mercenari siriani avrebbero attraversato il confine settentrionale della Siria ad Hawar Killis, un villaggio nel governatorato di Aleppo, per raggiungere la Penisola Anatolica. Qui, sarebbero stati sottoposti a un periodo di addestramento nei campi turchi e, successivamente, mandati in Libia, dove sarebbero stati schierati in prima linea al fianco delle forze vicine al governo di Fayez Al Sarraj.

A incentivare i mercenari siriani a partire alla volta della Libia, il compenso economico e la promessa di ottenere la cittadinanza turca. Il loro contratto semestrale – stipulato direttamente con il governo di Tripoli -, infatti, prevedrebbe uno stipendio mensile di circa 2 mila dollari, equivalente a più di un milione di lire siriane. Un salario decisamente superiore alle 450-550 lire ricevute in Siria.

Anche se la Turchia e il governo di Tripoli non avrebbero mai confermato ufficialmente la notizia del trasferimento di combattenti siriani in Libia, è opinione condivisa che Ankara avrebbe iniziato ad arruolare i mercenari siriani nel contesto di un più ampio rafforzamento della collaborazione con il governo di Al Sarraj.

Importanti passi in questa direzioni sono stati compiuti alla fine dello scorso anno: il 27 novembre, il governo turco e quello libico hanno concordato il rafforzamento della collaborazione militare; più recentemente (2 gennaio), il parlamento turco ha approvato lo stanziamento di soldati in Libia, che si è concretizzato nell’invio di sistemi di difesa aerea e consiglieri militari.

L’ombra dell’estremismo

I mercenari siriani non sono gli unici combattenti stranieri schierati in Libia. Già da tempo, l’importanza strategica del Paese nordafricano ha trasformato la guerra civile – che vede contrapporsi i governi rivali di Tobruk e Tripoli – in una partita giocata non solo a livello nazionale, ma anche regionale e internazionale.

Qualche mese prima dell’arrivo dei “volontari” dalla Siria, lo scorso settembre, anche la Russia avrebbe inviato in Libia almeno duecento combattenti – per lo più cecchini -, seguendo le orme di Egitto ed Emirati Arabi Uniti, che già da tempo lavorerebbero sul campo al fianco di Haftar.

La presenza di forze straniere in Libia, dunque, non è una novità. Oggi, però, si sta diffondendo un nuovo timore legato all’arrivo dei mercenari siriani: la presenza, tra le loro fila, di militanti di Al Qaeda e dello Stato Islamico.