Sembra un inizio di settimana piuttosto turbolento in Libia: a sud di Tripoli, in particolare, arrivano notizie di attacchi e reciproci contrattacchi sul campo ad opera delle due principali fazioni che si contendono la capitale, ossia il Gna del premier Fayez Al Sarraj da un lato e l’Lna di Khalifa Haftar dall’altro. Quest’ultimo, stando alle dichiarazioni rilasciate da un portavoce su “Sputnik“, si starebbe preparando a forzare il blocco rappresentato dalle forze di difesa del Gna stanziate lungo il fronte tripolino. Inoltre, come si apprende da fonti di stampa locali, Haftar avrebbe in mente di iniziare nelle prossime ore il tentativo di recupero della cittadina di Gharyan. Minacce prese sul serio evidentemente dalle forze vicine ad Al Sarraj, visto che proprio nelle ultime ore si parla di diversi attacchi aerei contro postazioni dell’Lna.
I due obiettivi di Haftar: Tripoli e Gharyan
Che dunque la guerra non si avvicini affatto ad un cessate il fuoco, lo si evince dalle schermaglie in primo luogo mediatiche tra i due schieramenti opposti. A suscitare clamore è l’intervista rilasciata su Sputnik da Salih Buhalika, uno dei comandanti del Libyan National Army di Haftar. Secondo tale generale, l’esercito guidato dall’uomo forte della Cirenaica starebbe preparando un’offensiva per la conquista del centro di Tripoli. Un obiettivo dunque ancora tra i piani di Haftar, nonostante l’Lna da settimane oramai risulta impelagato e bloccato lungo la linea difensiva delle milizie rimaste fedeli al governo di Al Sarraj: “L’esercito sta iniziando una nuova fase e arriveremo alla sacra piazza dei Martiri – si legge nell’intervista – Il nemico verrà sconfitto e sta già iniziando a fuggire dal campo di battaglia per compiere attacchi terroristici all’interno della città”.
Il riferimento a piazza dei Martiri non è certo casuale: si tratta del luogo simbolo di Tripoli, usato spesso anche da Gheddafi come per i suoi discorsi. Indicarlo nell’intervista, implica la volontà di entrare nel cuore della capitale da parte dell’Lna, smentendo dunque voci su ipotetiche rinunce da parte di Haftar di continuare nella sua offensiva. Inoltre, come detto in precedenza, proprio in queste ore si assiste ad un’intensificazione della pressione dello stesso Lna su Gharyan. Si tratta della prima località conquistata da Haftar in Tripolitania lo scorso 4 aprile, quando ha inizio la sua avanzata verso la capitale. La cittadina però, a circa 120 km a sud di Tripoli, viene ripresa in mano dalle forze di Al Sarraj nei giorni scorsi. È proprio qui che vengono scoperti alcuni missili a disposizione dell’esercito di Haftar, i quali risultano di fabbricazione americana ma in dotazione alla Francia. Un episodio questo che suscita e genera polemiche di natura politica e che, anche in questi giorni, non manca di determinare reazioni sia interne alla Libia che internazionali.
Così come riporta AgenziaNova, fonti locali parlano di raid aerei ed azioni svolte con l’ausilio dell’artiglieria da parte dell’Lna il cui fine è quello di indebolire le forze nemiche e preparare il terreno per iniziare su più fronti un’avanzata su Gharyan. Voci non confermate parlano anche di alcuni progressi sul campo da parte di Haftar.
L’aviazione di Al Sarraj colpisce postazioni dell’Lna
La risposta da parte del Gna non si fa attendere. Proprio in questo lunedì mattina, un comunicato diffuso dalle forze fedeli ad Al Sarraj sui social network, parla di diversi raid aerei che prendono di mira delicate ed importanti postazioni del Libyan National Army. In particolare, si fa riferimento alla sala operativa degli uomini di Haftar posta nella zona di Waid al Rabea, località a sud del centro di Tripoli.
Così come riferisce anche l’Agi, le forze aeree del Gna hanno effettuato bombardamenti nella strategica cittadina di Ein Zara, tra le più esposte lungo il fronte di guerra che scorre a 25 km dalla capitale: “La nostra aviazione – si legge in un comunicato delle milizie di Al Srraj – ha distrutto veicoli armati appartenenti ai militanti di Haftar a sud della città di Mizda e ad Ein Zara”. La guerra dunque prosegue e nessuna delle parti impegnate sul campo sembra disposta ad accettare accordi o quanto meno a ricercare compromessi volti ad un cessate il fuoco. Una prospettiva quest’ultima sempre più lontana.