Dagli Usa arrivano importanti conferme su quello che già da giorni viene ipotizzato da più parti, ossia che dietro la mossa di Khalifa Haftar di avanzare su Tripoli vi siano i sauditi e, in particolare, l’interessamento manifestato da Riad per il dossier libico. A svelare i dettagli di questa operazione è il Wall Street Journal. Il quotidiano statunitense cita fonti saudite e fa riferimento ad alcuni recenti episodi, che mostrerebbero un asse sempre più forte tra Bengasi e Riad sviluppatosi soprattutto negli ultimi mesi.

L’articolo del Wall Street Journal

A firmare il dettagliato reportage del quotidiano Usa, sono i corrispondenti dal medio oriente del Wsj. Secondo i dati da loro raccolti, a partire dal mese di febbraio vi è un intenso scambio di contatti tra la Cirenaica ed il Golfo. Sono alcune fonti interne a Riad a rivelare ai giornalisti il quasi improvviso aumento di interesse saudita verso la Libia. In generale, il perno della crisi libica dall’inizio del 2019 sembra spostarsi dall’Europa verso il golfo e, in particolare, verso le petromonarchie. In poche parole, l’affaire libico diventa a tutti gli effetti un mero duello interno alla penisola arabica dove, da una parte, vi è il blocco saudita ed emiratino, dall’altro invece quello che fa riferimento al Qatar ed ai Fratelli Musulmani.

Se quest’ultimo sostiene Al Sarraj, il cui governo all’interno ha membri organici alla fratellanza, come detto i sauditi e gli emiratini appaiono dalla parte di Haftar. Ma fin all’inizio del 2019 l’Arabia Saudita mantiene un ruolo più defilato. Poi invece, al contrario, inizia ad interessarsi sempre di più alle sorti del generale della Cirenaica. E così si spiega, secondo il Wall Street Journal, il viaggio di Haftar a Riad dello scorso 27 marzo. In quell’occasione il leader del Libyan National Army incontra Re Salman, lo stesso sovrano che pochi giorni dopo non stringe la mano ad Al Sarraj a Tunisi in occasione del vertice della Lega Araba.

Poi il 4 aprile si scatena l’offensiva di Haftar. Date non affatto casuali: il generale in Arabia Saudita riceve la promessa del pagamento di ingenti somme per affrontare la battaglia di Tripoli e l’appoggio esplicito datogli dal sovrano saudita appare come, di fatto, il disco verde per lanciare l’operazione.

Lo scontro tra Arabia Saudita e Qatar

Può dunque essere considerata, quella per la presa di Tripoli, una sorta di battaglia per procura? In realtà è difficile non vedere intrusioni straniere di ogni tipo in Libia in tutti gli otto anni di caos postumo all’uccisione di Gheddafi nel 2011. Paese dalle tante risorse rimasto senza guida, per di più in una posizione strategica nel Mediterraneo, la Libia diventa preda di interessi internazionali con tanti attori che non lavorano certo per riportare la situazione alla normalità.

Dunque non sorprende che Tripoli e l’intera Libia diventino un nuovo teatro di uno scontro tutto interno al mondo arabo. La contesa riguarda l’intero nord Africa, avere proprie zone di influenza in questa regione appare più che mai vitale sia per i sauditi che per il Qatar. I due Paesi sono ai ferri corti a partire dal giugno 2017: in quell’occasione Riad impone un pesante embargo a Doha. La contesa riguarda, per l’appunto, l’influenza dei rispettivi paesi all’interno del mondo arabo. In particolare, il Qatar finanzia i Fratelli Musulmani che sono avvertiti come nemici dalla monarchia saudita e professano un’interpretazione dell’Islam diversa da quella wahabita in vigore tanto a Riad quanto ad Abu Dhabi.

Ecco quindi che dinnanzi alla periferia di Tripoli, a scontrarsi sono milizie che non rappresentano soltanto il proprio gruppo di appartenenza interno al contesto libico, bensì anche due parti in lotta per contendersi le rispettive zone d’influenza del mondo arabo. Ed Haftar dunque, nel decidere di intraprendere l’avanzata verso Tripoli, appare pesantemente influenzato dai petrodollari promessi dai Saud.