In una Tripoli che nella giornata di mercoledì vive fasi difficili nella sua quotidianità per via di una quasi improvvisa mancanza di carburante, con la capitale di fatto quasi paralizzata, arriva poi la notizia di prime escalation tra forze fedeli ad Al Sarraj e truppe comandate da Khalifa Haftar. È una situazione in rapida evoluzione quella che proviene dalla Libia, c’è chi già ipotizza l’inizio della resa dei conti del generale uomo forte della Cirenaica per prendere anche Tripoli, ma c’è pure chi declassa le scaramucce verbali e militari di queste ore a semplici provocazioni. Di certo però, a dieci giorni dalla conferenza nazionale di Ghadames, in Libia si torna molto vicini ad una nuova impennata degli scontri.

Le dichiarazioni del portavoce dell’Lna

Tutto nasce da una conferenza stampa tenuta a Bengasi, dove sorge il quartier generale delle forze fedeli ad Haftar, in cui Ahmed Al Mismari annuncia la mobilitazione delle truppe per “liberare l’ovest da mercenari e terroristi”, come si legge sul sito di Al Arabiya. Al Mismari oltre ad essere un fedelissimo di Haftar, è anche il suo portavoce e quello dell’Lna, il Libyan National Army. Si tratta cioè dell’esercito costituito e comandato dal generale sempre più uomo forte del Paese, che aspira a diventare unico capo riconosciuto delle forze armate libiche. Quando Al Mismari annuncia conferenze stampa o importanti comunicazioni, in Libia sanno subito che bisogna attendersi svolte clamorose od annunci altisonanti. Ed in effetti, per l’appunto, nella serata di mercoledì le sue dichiarazioni sanno di vero e proprio prossimo assalto alla Tripolitania.

“Le nostre truppe sono pronte – afferma ancora Al Mismari – Oramai hanno iniziato a spostarsi verso ovest”. Ed è soprattutto questa frase che spiazza la stessa stampa locale. In particolare, i quotidiani sia della Cirenaica che della Tripolitania si chiedono adesso se è questo il definitivo via libera per l’assalto su Tripoli, oppure se al momento si tratta solo di sporadiche schermaglie. Al Mismari inoltre specifica che, in realtà, le truppe di Haftar non sono attaccanti bensì in difesa: “Siamo stati attaccati – dichiara infatti il portavoce dell’Lna – Adesso le nostre truppe devono difendersi e sono a 120 km da Tripoli”.

“Stato d’allerta in tutto l’ovest del Paese”

E dalla capitale libica arriva subito la risposta del numero uno del consiglio presidenziale, Fayez Al Sarraj. L’attuale premier del governo con sede a Tripoli lancia la mobilitazione delle forze fedeli al suo esecutivo presenti nell’area della Tripolitania. Sul web come sulle tv locali, viene diffuso un comunicato a firma di Al Sarraj in cui si proclama ufficialmente lo “stato d’allarme generale“. Questo significa che tutte le forze e le milizie vicine al governo, devono mobilitarsi per fronteggiare quella che viene considerata come una “minaccia concreta”.

Nel suo comunicato, il capo del governo transitorio condanna quelle che considera “inutili escalation alla vigilia della conferenza nazionale voluta dall’Onu”. Inoltre, come si legge da un lancio di Agenzia Nova, vi è la richiesta di Al Sarraj di “porre fine al linguaggio di minacce e promesse per usare quello della saggezza”. Su Channel218, il ministro degli interni Fatih Bishaga afferma di aver mobilitato tutte le forze a sua disposizione per difendere Tripoli ed i suoi abitanti.

I movimenti di truppe nella notte

Gli annunci di Al Mismari e le presunte velleità, ancora per la verità tutte da dimostrare, di Haftar di lanciare adesso l’assalto su Tripoli, non giungono del tutto inaspettati. Già da alcuni giorni si assiste alla pressione di alcuni reparti dell’Lna in Tripolitania nei confronti delle milizie vicine ad Al Sarraj. La scorsa settimana un video diffuso dallo stesso Lna mostra propri convogli percorrere indisturbati le strade di Garian, cittadina della Tripolitania a 120 km a sud dalla capitale. Una mossa mediatica volta a far capire che oramai per le forze di Haftar la regione ovest del Paese non è più un “tabù”.

Ma da mercoledì sera si assiste a veri e propri importanti movimenti di truppe. Così come segnalato dal sito The Libya Times, nelle ultime ore si registrano scontri a sud di Tripoli. In particolare, forze dell’Lna vengono segnalate ad Asaba, non lontano da Garian ma soprattutto vicino alle vitali vie di comunicazione tra la periferia meridionale della capitale e la strategica cittadina di Zintan. Per tutta risposta, le forze della Rada (la coalizione di milizie vicine ad Al Sarraj poste a difesa della capitale) rafforzano le proprie posizioni nelle zone a sud del centro di Tripoli e soprattutto nel quartiere di Qaser Bin Ghashir, ossia la zona teatro degli scontri violenti di settembre vicina all’aeroporto internazionale.

Sempre sul The Libya Times si apprende di movimenti anche a Sabrata, città ad ovest di Tripoli di recente tristemente famosa per essere base di numerose partenze di barconi, dove alcune tribù avrebbero dato il proprio appoggio ad Haftar. Defezioni a favore dell’Lna vengono inoltre segnalate in alcune località interne della Tripolitania. Sull’account Twitter del sito sopra citato, vengono postate nelle ultime ore foto che mostrano convogli dei soldati di Haftar procedere nella notte all’interno di alcune cittadine della regione occidentale della Libia.

I possibili scenari

Come detto, le ultime evoluzioni potrebbero significare un principio di escalation anche in Tripoliania, così come al contrario semplici provocazioni in vista della conferenza nazionale. Soltanto nel corso dei prossimi giorni è possibile, sotto questo fronte, ricostruire il reale quadro della situazione e soprattutto capire le intenzioni di Haftar. Che il generale abbia velleità di marciare su Tripoli è risaputo, ma occorre capire se le sue truppe siano o meno già pronte per entrare nella capitale.

Dopo aver conquistato buona parte del Fezzan e controllare già da diversi anni la Cirenaica, è chiaro che Haftar voglia aggiungere l’ultimo tassello al mosaico libico prendendo l’ovest del Paese. E nel frattempo si freme anche nelle cancellerie europee: Italia e Franciaguardano con attenzione a quanto sta accadendo in queste ore. Con i timori, diffusi soprattutto a Roma, di possibili stravolgimenti degli sforzi diplomatici portati avanti in questi ultimi mesi.