Nuove armi in arrivo, alcune già sbarcate a Tripoli così come nella parte orientale del paese: altro che tregua per il Ramadan, altro che diplomazia e ritorno ai tavoli dei negoziati. La Libia potrebbe cadere ancor di più nei prossimi giorni in un vero e proprio baratro, una situazione che rischia di deflagrare ulteriormente con l’Europa (intesa come continente e come Ue) incapace di fermare i sempre più pesanti echi delle battaglie.

si temono nuove offensive su vasta scala

La battaglia per la presa di Tripoli, iniziata con le mosse di Haftar lo scorso 4 aprile, vive da settimane una fase di stallo: l’esercito del generale, l’Lna, è fermo a 25 chilometri a sud della capitale libica, dal canto loro le milizie rimaste vicine al governo di Al Sarraj tengono il fronte. Il problema però è che né questo stallo e né un’eventuale tregua appaiono elementi in grado di essere ben visti da almeno una delle due principali parti in causa. Stesso discorso può essere fatto per quei paesi del Golfo che sponsorizzano Haftar da una parte ed Al Sarraj dall’altra. Da qui, l’impressione che, arrivati a questo punto, nei prossimi giorni la spirale di violenza attorno Tripoli potrebbe nuovamente aumentare.

E non sono pochi in Libia coloro che azzardano anche possibili date per nuove offensive di vasta scala, sia ad opera di Haftar che di Al Sarraj. In particolare, i libici sanno che a prescindere dalle decisioni prese, occorre avere ampia visibilità mediatica soprattutto in Europa. Per adesso il vecchio continente è impegnato in faccende politiche interne, per via delle elezioni europee del 26 maggio. Difficilmente chi pone in essere nuovi attacchi può avere una decisa copertura mediatica, qualunque azione venga intrapresa da qui a domenica passerebbe in sordina. Pochi giorni dopo le europee inoltre, precisamente il 5 giugno, finisce il mese sacro del Ramadan. Dunque si può azzardare un’accentuazione degli scontri in uno dei giorni compresi tra le europee ed il prossimo 5 giugno, oppure subito dopo la fine del Ramadan. A Tripoli, come nel resto della Libia, ci si prepara a questa nefasta eventualità.

il flusso di armi giunto in libia

A confermare questa ipotesi, sono le foto postate nei giorni scorsi sui canali social di gruppi e milizie riconducibili alle forze fedeli ad Al Sarraj. Scatti ed immagini che mostrano mezzi militari nuovi di zecca attraccati da poco al porto di Tripoli. Si tratterebbe, con molta probabilità, di rinforzi giunti dalla Turchia. Del resto, Ankara è sempre più impegnata al fianco del capo del governo insediato nella capitale libica. Un sostegno dato assieme al Qatar, con entrambi i paesi che appaiono principali finanziatori dei Fratelli Musulmani, acerrimi nemici di Haftar. Così come si legge su Difesa e sicurezza, dalla Turchia a favore delle milizie vicine ad Al Sarraj sarebbero giunti nuovi mezzi corazzati, nuove armi ma anche nuovi armamenti in grado di aumentare la capacità offensiva e difensiva della piccola aviazione a disposizione di Misurata.

Al Sarraj avrebbe infatti adesso a disposizione, sempre grazie ai turchi, i missili Stinger con i quali sarebbe molto più semplice abbattere gli aerei dell’esercito di Haftar. Anche il generale avrebbe ricevuto aiuti, ma i mezzi arrivati sarebbero più attinenti in realtà al combattimento via terra. Di certo però, da una parte e dall’altra la Libia da alcune settimane attrae un flusso costante di armi che non lascia presagire nulla di buono.

Al Sarraj non può accettare un cessate il fuoco con Haftar ancora a 25 chilometri dalla capitale, Haftar a sua volta non può accettare uno stop al conflitto senza prima aver provato ad avanzare, i rispettivi sponsor internazionali (Qatar e Turchia da una parte, Arabia ed Emirati dall’altra) non hanno interesse a placare gli animi e continuano ad armare entrambe le fazioni. Ecco dunque perché l’escalation è dietro l’angolo. Ed a Tripoli si teme il peggio.