Nei giorni scorsi si è parlato della battaglia dei droni tra i cieli della Libia, i quali risultano sempre più trafficati di velivoli senza pilota utilizzati sia dall’esercito di Khalifa Haftar che dalle milizie rimaste vicine al governo di Al Sarraj. Ma nel corso delle ultime settimane del conflitto scoppiato alle porte di Tripoli lo scorso 4 aprile, assume sempre più importanza l’aviazione in mano alle due fazioni che si contendono la capitale libica. A dimostrarlo è anche l’abbattimento di un Mirage in dotazione alle forze di Misurata pilotato da un mercenario portoghese. Da questo punto di vista, è interessante un reportage uscito nei giorni scorsi su Military Watch Magazine, ripreso anche dalla tv libica Channel218.
l’eredità dell’aviazione di gheddafi
Nel reportage sopra accennato, si parte da quello che i protagonisti degli ultimi anni della Libia trovano dagli hangar dei vecchi aeroporti militari usati durante il periodo di Muammar Gheddafi. Anche se il rais, per evitare la creazione di autonomi e pericolosi gruppi di potere, non mette in piedi un vero e proprio esercito con le forze armate suddivise in tanti gruppi, con i proventi del petrolio non si risparmia in investimenti per il rinnovamento dei mezzi militari. L’aviazione da questo punto di vista sembra in cima alle preoccupazioni di Gheddafi, che negli anni allestisce una delle flotte più importanti del panorama mediorientale. La svolta si ha negli anni ’80, quando il rais teme di arrivare ai ferri corti con l’Egitto di Sadat e quando soprattutto intuisce l’importanza di difendersi da possibili attacchi aerei occidentali. Gheddafi, in particolare, decide di puntare molto sull’aviazione dopo il bombardamento Usa su Tripoli del 1986.
“Nel giro di pochi anni la Libia ha una flotta di caccia di terza generazione tra le più grandi al mondo”, si legge nel reportage di Military Watch Magazine. La Libia acquista soprattutto aerei dall’Urss, a partire dai MiG-21, dai MiG-23 e dai più aggiornati MiG-25, così come non mancano negli aeroporti militari libici gli Su-22. Anche i piloti risultano molto addestrati e preparati, diverse esercitazioni si tengono nel corso degli anni ’80 e ’90. L’aviazione a disposizione di Gheddafi riesce inoltre a rinnovarsi e ad avere i ricambi nonostante l’embargo. Poi la distensione dei primi anni 2000 con l’occidente, fa sì che i progetti sull’aviazione passino in secondo piano tra le priorità del rais. Una scelta che, nel 2011, si rivela controproducente: quando la Nato bombarda la Libia, l’aviazione di Tripoli non è performante come quella degli anni precedenti mancando sia mezzi più moderni che piloti più addestrati. Ed è forse uno dei motivi per i quali Gheddafi poi è costretto alla capitolazione.
la situazione attuale
I raid dell’alleanza atlantica nel 2011 hanno come obiettivo ufficiale, in primo luogo, la creazione di una No Fly Zone: dunque, gli aerei della Nato bombardano soprattutto gli aeroporti militari, ma risparmiano l’aviazione. Questo perchè le bombe hanno nel mirino le infrastrutture di terra che, una volta distrutte, non permettono agli aerei militari di decollare. Alla fine di quella guerra, della flotta allestita negli anni da Gheddafi rimangono diversi aerei di origine sovietica, che vengono presi in consegna dalle varie fazioni che si contendono il controllo de paese. Quella attualmente in dotazione alle due principali forze, è dunque diretta erede dell’aviazione del rais: “Il controllo dei cieli è fondamentale per capire gli esiti della battaglia per Tripoli”, si legge ancora nel reportage sopra menzionato. E da questo punto di vista ad essere messo meglio sembra il generale Haftar.
L’aviazione dell’Lna può disporre di alcuni mezzi abbandonati dalle forze di Gheddafi in Cirenaica nel 2011 e risparmiati dai raid Nato, ma soprattutto può vantare gli aiuti ricevuti grazie al supporto di Egitto, Russia ed Emirati Arabi Uniti. Diversi MiG sopravvissuti alla guerra del 2011, vengono sistematicamente riparati e riforniti di pezzi di ricambio per via dell’aiuto dei principali alleati di Haftar. I piloti dell’Lna inoltre, avrebbero ricevuto soprattutto da Mosca un importante addestramento. Per questo motivo è il generale uomo forte della Cirenaica a risultare in vantaggio su Al Sarraj. Quest’ultimo può contare su una flotta più ridotta, ma soprattutto riceve molti meno pezzi di ricambio e sostegni dall’estero. E, come visto nei giorni scorsi, deve ricorrere anche a mercenari per poter utilizzare gli aerei.
Complessivamente, secondo Military Watch Magazine, l’Lna di Haftar può disporre di 14 MiG-21, 12 MiG-23, 7 Mi-35 e MI-24. Al Sarraj invece ha dalla sua meno di 10 aerei da combattimento e la lista non tiene ancora conto del mezzo abbattuto a Tripoli nei giorni scorsi.



