Nei giorni scorsi fonti dell’Unhcr hanno descritto l’andamento della guerra in Libia di questi ultimi giorni come a “bassa intensità“. Ed in effetti, dopo le escalation registrate tra aprile e maggio, nelle settimane dunque dove il Gna con l’appoggio di turchi e filo turchi è riuscito ad avanzare a discapito del generale Haftar, oggi la situazione appare più calma. Si registrano quasi quotidianamente bombardamenti e raid da una parte e dall’altra, tuttavia le linee del fronte non hanno subito grosse variazioni: la Tripolitania è tornata quasi interamente in mano al Gna, la Cirenaica è controllata in gran parte dal Libyan National Army di Haftar. Tutto tace (o quasi) sul fronte di Sirte: è qui che, dopo le avanzate delle milizie vicine al governo di Tripoli nell’ovest del Paese, in tanti hanno ipotizzato il prossimo scontro. Ma è anche da qui che passa quella linea rossa tracciata dagli alleati di Haftar, a partire dal presidente egiziano Al Sisi, secondo cui non deve essere oltrepassata.
Haftar rafforza il fronte tra Sirte ed Al Jufra
La città natale di Gheddafi è da sempre al centro degli interessi del conflitto libico: strategica sia geograficamente che politicamente, Sirte adesso è sotto i riflettori di tutti i vari attori impegnati nel dossier che riguarda il Paese nordafricano. Il 6 gennaio scorso è stata conquistata da Haftar, con le truppe del generale che sono entrate all’interno del centro abitato senza sparare un colpo dopo il ritiro delle milizie ricollegabili al Gna, perlopiù gruppi di Misurata che avevano messo piede in città dopo la battaglia contro l’Isis nel 2016. Per l’uomo forte della Cirenaica continuare ad avere il controllo di Sirte appare più che mai essenziale: se il Gna dovesse sfondare questa linea, si ritroverebbe a pochi passi dai campi petroliferi di Brega e Ras Lanuf, oltre che alle porte della Cirenaica.
Non sorprende dunque che da Bengasi sono arrivate conferme circa il trasferimento di importanti armi sul fronte di Sirte. Nelle scorse ore ad esempio Mohamed al Fakhiri, uno dei comandanti più importanti dell’Esercito nazionale libico guidato da Haftar, non ha nascosto le ultime mosse degli uomini del generale: “Sono stati schierati sistemi di difesa aerea S-300 per proteggere le forze dell’Lna dai droni turchi – si legge in una dichiarazione riportata dal sito Al Saa – che potrebbero essere usati come copertura aerea per milizie appoggiate dalla Turchia nel loro attacco a Sirte o al Jufra”. Gli S-300 sono sistemi missilistici antiaereo russi, che Mosca avrebbe trasferito in Libia nei mesi scorsi. Il Cremlino è da anni impegnato nel supporto ad Haftar, da settembre non a caso al fianco dell’Lna operano i contractors della Wagner: “L’esercito ha preso una serie di misure precauzionali in previsione di qualsiasi attacco a Sirte – ha intanto proseguito Mohamed al Fakhiri – i sistemi S-300 sono stati anche distribuiti in varie località da Sirte ai confini egiziani per proteggere l’area e impedire qualsiasi tentativo spericolato di avanzare da parte delle milizie pro-turche”.
Possibile un attacco su Sirte?
Dalle parole del comandante Al Fakhiri, si evince chiaramente come da parte dell’Lna ci si aspetti da un momento all’altro un attacco ordinato da Tripoli con il supporto turco. Da qui il rafforzamento delle posizioni attorno a Sirte ed i timori circa una nuova repentina escalation attorno la città natale di Gheddafi. Le preoccupazioni, come si è appreso da fonti militari, dipendono soprattutto dal fatto che da Bengasi avrebbero notato movimenti all’interno del Gna volti alla pianificazione di un improvviso attacco per prendere Sirte. E non solo: obiettivo di un’eventuale nuova operazione delle milizie del governo guidato da Fayez Al Sarraj sarebbe anche la strategica base di Al Jufra. Qui sono stati fatti atterrare anche gli aerei, provenienti probabilmente dalla base siriana di Hmeimim, che la Russia ha trasferito a favore di Haftar e questo fa ulteriormente comprendere l’importanza di questa località.
Per adesso da Tripoli non confermano ma nemmeno smentiscono possibili attacchi su Sirte. Certo è che Fayez Al Sarraj ha più volte dichiarato di non voler il dialogo con Haftar, di considerare quest’ultimo un golpista e di voler quindi riprendere tutto il territorio libico, Sirte compresa. Non è quindi un mistero che su questa città a metà tra Tripolitania e Cirenaica si concentrino le attenzioni anche del Gna. Difficile capire se la linea rossa tracciata da Al Sisi e le mosse della Russia volte a far intuire in primis alla Turchia, sponsor principale di Al Sarraj, di non andare oltre Sirte serviranno o meno ad evitare una nuova battaglia tra il Sahara ed il Mediterraneo.
La situazione attuale in Libia
Intanto il Paese nordafricano appare come una vera e propria polveriera: da un lato un conflitto non risolto e che potrebbe portare ad ulteriori scontri di natura militare, dall’altro un’epidemia da coronavirus che soltanto adesso sta raggiungendo il suo picco potrebbero rappresentare quegli elementi in grado di far deflagrare ulteriormente la Libia. Un contesto quindi sempre più difficile da gestire, dove i già precari equilibri sono resi ancora più sottili da nuove manovre di guerra e da un’economia distrutta sia dall’emergenza sanitaria che dal blocco delle esportazioni del petrolio. Una circostanza quest’ultima che va avanti dallo scorso 17 gennaio e che non accenna a risolversi nonostante gli ultimi tentativi diplomatici. L’Italia, in un simile scenario, rischia parecchio: potenzialmente è il Paese più esposto all’attuale stallo della crisi libica.