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L’Fsb, i servizi di sicurezza interni della Russia, ha scongiurato un’operazione dell’intelligence militare ucraina atta a cercare di far disertare i piloti delle forze aerospaziali russe per cercare di impossessarsi degli aerei da caccia. Secondo quanto riportato in comunicato ufficiale dell’agenzia russa, l’operazione sarebbe stata supervisionata dai servizi speciali della Nato.

“Il Servizio di sicurezza federale ha scoperto e interrotto l’operazione della Direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa ucraino per dirottare aerei da combattimento delle forze aerospaziali russe, sotto la supervisione dei servizi speciali della Nato”, si legge nella comunicazione dell’Fsb, che prosegue affermando che “ufficiali dell’intelligence militare ucraina, agendo per conto della leadership politica del loro Paese, hanno cercato di reclutare piloti militari russi in cambio di una ricompensa monetaria e garanzie di ottenere la cittadinanza in uno dei Paesi dell’Ue, per convincerli a volare e atterrare coi loro velivoli negli aeroporti controllati dalle forze armate ucraine”.

La vicenda è stata approfondita dal quotidiano Vzglyad, che ha intervistato un ex pilota russo, Vladimir Popov, che ha affermato che “l’intelligence ucraina non ha tenuto conto della situazione nei ranghi dell’esercito quando hanno cercato di reclutare i piloti. I nostri ragazzi non tradirebbero il Paese. E questa operazione è un grande successo sia per l’Fsb che per il nostro controspionaggio militare”. Secondo Popov, che è anche vicedirettore della rivista Aviapanorama, eseguire un’operazione del genere è stata “un’idea stupida”.

Ulteriori dettagli sono emersi durante l’intervista in video: ai piloti sarebbero stati offerti due milioni di dollari, un passaporto falso (ne viene mostrato uno della Repubblica Slovacca) e si può anche notare una serie di mail e messaggi privati su Telegram datati luglio 2022. Sempre nel filmato si può notare il presunto obiettivo dell’operazione ucraina: impossessarsi di cacciabombardieri da attacco al suolo Sukhoi Su-24 e Su-34.

Popov non ha escluso che il controspionaggio russo stesse approfittando del tentativo ucraino per effettuare un’operazione “doppiogiochista”, ovvero sfruttando i piloti disertori per poter conoscere la posizione delle difese aeree del nemico. Da questo punto di vista osservando i materiali video diffusi dall’Fsb, sembra che l’intelligence ucraina abbia rivelato alla Russia l’ubicazione dei sistemi di difesa aerea e degli aeroporti ucraini. Tra questi ci sono quelli che coprono le aree nel sud-est dell’Ucraina, oltre alle ubicazioni di quelli a difesa degli aeroporti di Ozernoe (regione di Chernihiv) e Starokonstantinov (regione di Khmelnytsky), insieme alle quote di ingaggio dei sistemi di difesa dell’aeroporto di Priluki (regione di Chernihiv), e nelle vicinanze di Zhytomyr. Non è da escludere che questa comunicazione sia funzionale al tentativo di indebolire le difese ucraine in quelle aree.

Inoltre, l’esercito ucraino, preparandosi a ricevere un aereo da combattimento russo, avrebbe rivelato che il maggior concentramento di Manpads (Man Portable Air Defense System) si trova negli insediamenti urbani dell’Ucraina. I russi riferiscono anche di avere scoperto che uno dei maggiori contributori del sito di investigazione giornalistica Bellingcat (con sede in Olanda), Khristo Grozev, avrebbe partecipato all’operazione ucraina. Il media di stato “Rossiya24”, che ha ricostruito la vicenda, ha mostrato infatti un frammento della corrispondenza di Grozev con uno dei partecipanti all’operazione. Attraverso un suo coordinatore, Grozev avrebbe ingaggiato due corrieri che hanno incontrato alla stazione ferroviaria di Lipetsk un corriere di Mosca assunto da ufficiali dell’intelligence ucraina che stava portando un primo pagamento 4mila dollari per un pilota russo che avrebbe accettato di disertare. “Sappiamo del coinvolgimento di Grozev con l’MI6 (i servizi segreti britannici) non solo dalle sue dichiarazioni”, ha detto un agente dell’Fsb al canale televisivo russo che ha anche affermanto che “in generale, di recente, l’intelligence ucraina ha smesso di nascondere i suoi legami con i servizi dei Paesi della Nato”. In precedenza, il direttore dell Svr (i servizi segreti esterni di Mosca) Sergey Naryshkin ha affermato che Bellingcat è necessario per fare pressione su qualsiasi Paese, nonché su persone fisiche e giuridiche.

Al netto dei toni propagandistici, l’operazione ucraina potrebbe essere plausibile: Kiev non ha mai nascosto la sua “sete” di cacciabombardieri in quanto le sue forze aeree, che comunque continuano a volare dopo cinque mesi di conflitto, sono in forte svantaggio numerico. Oltre a questo lo Stato maggiore russo ha rimodulato la sua tattica fornendo alle punte di avanzata terrestre maggiore copertura aerea attraverso sistemi missilistici mobili come i Buk, i Tor e gli S-300/400. Pertanto l’attività di interdizione aerea risulta più efficace e costringe gli ucraini a volare in settori non altamente difesi: da settimane, infatti, si assiste molto raramente ad attacchi di Ucav (Unmanned Combat Air Vehicle) Bayraktar TB2 dell’aeronautica di Kiev lungo le direttrici di avanzata russa.

Non è invece un mistero la commistione tra i servizi di intelligence ucraini e quelli occidentali: sono stati gli stessi statunitensi ad affermare apertamente che hanno fornito dati ricavati dai propri assetti da ricognizione (satellitare e aerea) a Kiev sin dal primo giorno di guerra, fattore che ha permesso all’esercito ucraino, ad esempio, di contrastare efficacemente e respingere il tentativo russo di impossessarsi dell’aeroporto di Gostomel, a una trentina di chilometri dalla capitale ucraina, avvenuto nelle prime 48 ore di conflitto.

Il coinvolgimento diretto di Bellingcat, sebbene potrebbe essere artefatto in quanto oggi è piuttosto semplice fabbricare mail e messaggi falsi, è altresì possibile: fornirebbe una “negazione plausibile” all’intelligence occidentale in quanto si tratterebbe di un’azione svolta da un privato non direttamente collegabile con gli ambienti dei servizi segreti.

Non deve stupire però questo tipo di azione: eventi simili sono sempre accaduti nel corso della storia più o meno recente, e sono stati messi in atto da entrambe le parti, non rappresentando un casus belli. Del resto, sebbene l’Occidente non sia “in guerra” con la Russia, a causa dell’invasione dell’Ucraina ci ritroviamo in una situazione generale che ricorda molto la Guerra Fredda, periodo in cui questo tipo di attività veniva regolarmente svolto.

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