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Andrew J. Bacevich è uno che la guerra la conosce molto bene e non solo per sentito dire. Presidente del think-tank Quincy Institute, è professore emerito di relazioni internazionali alla Boston University ed ex ufficiale Colonnello dell’Esercito degli Stati Uniti. Autore di svariati saggi sul tema delle relazioni internazionali – fra cui The New America Militarism (2005), The Limits of Power: The End of American Exceptionalism (2008) e The Age of Illusions: How America Squandered its Cold War Victory (gennaio 2020) – Andrew J. Bacevich collabora con svariate testate statunitensi che si occupano di esteri, fra le quali the American Conservative e The Nation. Il suo nuovo libro, Paths of Dissent: Soldiers Speak Out Against America’s Long War , co-edito con Danny Sjursen, sta per uscire nelle librerie americane. Critico dell’establishment della politica estera a stelle e strisce, Bacevich è una voce autorevole, spesso fuori dal coro. 

Bacevich: “Gli Usa vogliono indebolire Mosca”

Raggiunto da InsideOver per un commento sulla guerra in Ucraina, la lettura di Bacevich è che si tratta, a tutti gli effetti, di una guerra per procura fra gli Stati Uniti e la Russia. “La guerra in Ucraina è iniziata come una guerra che contrapponeva l’Ucraina alla Russia. Da allora si è trasformata in una guerra che contrappone gli Stati Uniti e i loro alleati alla Russia. In questo senso, è una guerra per procura” spiega. La domanda che molti osservatori si pongono è: gli Usa cercano la pace oppure vogliono che il conflitto si prolunghi al fine di indebolire e “stritolare” con le sanzioni economiche la Federazione russa? Secondo l’ex Colonnello, la risposta è chiara.

Gli Usa, spiega, “vogliono la pace alle loro condizioni. Nel frattempo, si accontentano di prolungare la guerra per punire e indebolire la Russia”. La via diplomatica? L’escalation degli ultimi giorni sembra aver allontanano l’ipotesi di una soluzione di questo tipo. E anche Bacevich è molto scettico in merito: “Man mano che le condizioni sul campo di battaglia cambiano, cambia anche la situazione diplomatica. Poche settimane fa sembrava possibile un accordo basato sulla neutralità dell’Ucraina. Oggi non ne sono così sicuro”. Sulla possibilità che il conflitto possa allargarsi, il docente spiega che si tratta di un’ipotesi plausibile e che la decisione in merito “è di Vladimir Putin”. Probabile anche che si ricorra ad armi nucleari, secondo l’ex ufficiale Usa. Il rischio, spiega, “è molto reale. Ma il vero pericolo è un errore di calcolo, non un’escalation intenzionale”.

“L’allargamento a est della Nato? Un’inutile provocazione”

Quanto alle sanzioni economiche adottate dall’occidente contro la Federazione russa, secondo l’ex Colonnello e studioso, è troppo presto per tirare le somme. “Le sanzioni – afferma – impiegano un po’ di tempo per infliggere dolore; ed è troppo presto per dire quanto dolore sta provando la Russia”. Su una cosa, però, Bacevich è sicuro: l’allargamento a est della Nato è stato un errore strategico. La sua visione “realista” delle relazioni internazionali è paragonabile a quella di John J. Mearsheimer, docente presso l’Università di Chicago e a quella di George Kennan. In un articolo pubblicato dal New York Times nel febbraio 1997, Kennan, il padre intellettuale della politica di contenimento americana durante la Guerra fredda, avvertì cosa avrebbe potuto mettere in moto l’espansione a est della Nato.

“Penso che sia l’inizio di una nuova Guerra fredda”, spiegò. “Penso che i russi reagiranno gradualmente in modo piuttosto negativo e ciò influenzerà le loro politiche. Penso che sia un tragico errore. Non c’era alcun motivo per questo. Nessuno stava minacciando nessun altro”.  A tal proposito, sottolinea Bacevich, “Kennan (e altri) avevano ragione; è stata un’inutile provocazione”. A tal proposito, l’esperto sembra essere scettico circa una probabile entrata di Paesi come la Finlandia e la Svezia nell’Alleanza Atlantica: “Vediamo se i membri europei della Nato faranno gli investimenti militari necessari per difendere un’alleanza in espansione” osserva. Il presidente del Quincy Institute smonta anche la narrazione del presidente Joe Biden sullo scontro in atto fra democrazie e autoritarismi: “È un’enorme semplificazione, eccessiva, alla quale i politici americani si abbandonano abitualmente” osserva. Una delle tante “semplificazioni” e narrative di guerra alle quali – purtroppo – ci stiamo abituando.

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