Il dibattito sull’attribuzione delle responsabilità sul caso Skripal ha aggravato in maniera rilevante i rapporti tra Londra e Mosca, mai per la verità idilliaci.  Il caso era scoppiato alcuni giorni prima del voto presidenziale in Russia, nel tentativo di destabilizzare in qualche modo la leadership di Putin, che ha comunque raccolto i tre quarti dei consensi degli elettori. 

Oltre alle considerazioni sul piano interno del Paese, una voce si è levata dal panorama politico inglese, decisamente in controtendenza con la linea ufficiale propagandata dal Foreign Office di Sua Maestà. Ed è proprio un ex servitore della diplomazia britannica a dare una sua versione molto pungente del caso Skripal. 

I riferimenti esposti da Craig Murray, ex ambasciatore britannico in Uzbekistan, direttamente sul suo blog, fanno trasparire una chiara volontà del governo inglese di fabbricare il caso dell’ex spia russa avvelenata in laboratorio, smontando pezzo per pezzo anche la questione relativa alla sostanza tossica che i russi avrebbero presumibilmente utilizzato per tentare di assassinare Sergey Skripal. 

Murray parla per esperienza più che diretta, essendo stato capomissione britannico a Tashkent nel periodo di transizione post-sovietica, avendo modo di entrare a contatto con molte strutture politiche e militari che avevano partecipato allo smantellamento del carrozzone sovietico con la partecipazione degli Stati Uniti a più livelli. 

A proposito del gas nervino “Novichok“, Murray sostiene che il Regno Unito debba necessariamente fornire le prove della sua presenza su Skripal per più di una ragione: la sostanza, pur essendo stata parte di un progetto segreto di epoca sovietica, venne stoccata negli stabilimenti di Nukus, in Uzbekistan, dove la messa in sicurezza e la distruzione delle scorte di armi chimiche di epoca sovietica fu completamente affidata da Karimov agli Stati Uniti d’America

Inoltre, Vil Mirzayanov, scienziato di origini uzbeke che fu informato del progetto “Novichok”, pubblicò le informazioni sull’arma messa a punto oltre vent’anni fa, in un report intitolato: “Dismantling the Soviet/Russian Chemical Weapons Complex: An Insider’s View”, facendo dunque riferimento al fatto che la composizione del gas in questione fosse tutt’altro che appannaggio russo esclusivo e classificato. 

Un altro punto riguarda il fatto che, in realtà, non esista una certa classificazione del Novichok all’interno della lista delle armi chimiche conosciute e certificate, in quanto non si possedevano sufficienti informazioni al riguardo. Sulla base di ciò, l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (Opcw) delle Nazioni Unite, con sede all’Aia, ha dunque così statuito nel 2013: “Il Comitato Scientifico ha sottolineato che la definizione di sostanze chimiche tossiche nella Convenzione coprirà tutte le potenziali sostanze chimiche candidate che potrebbero essere utilizzate come armi chimiche. Per quanto riguarda le nuove sostanze chimiche tossiche non elencate nell’allegato sulle sostanze chimiche, ma che possono tuttavia rappresentare un rischio per la convenzione, il Comitato fa riferimento a “Novichok”. Il nome “Novichok” è usato in una pubblicazione di un ex-scienziato sovietico che ha riferito di aver indagato su una nuova classe di agenti nervini adatti all’uso come armi chimiche binarie. Il Comitato afferma di non avere informazioni sufficienti per commentare l’esistenza o le proprietà del “Novichok”.

Alla formulazione di tale report hanno partecipato rappresentanti russi, tedeschi, britannici e statunitensi, che dunque sono a conoscenza della situazione in merito al caso Skripal e delle dinamiche occorse. Il paragone con il caso delle finte prove portate al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite da Colin Powell per giustificare l’intervento in Iraq sembra quasi doveroso, considerando anche l’esperienza diretta fornita dallo stesso Murray in tale circostanza. Egli parlò infatti di malaffari e di torture operate dalla CIA, nel suo libro “Omicidio a Samarcanda“, pubblicato dopo che nel 2004 venne sollevato dall’incarico di Ambasciatore in Uzbekistan e richiamato a Londra.