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Le Isole Curili continuano ad essere al centro della disputa tra il Giappone e la Russia che senza la tanto auspicata firma del trattato di pace e fino a quando non sarà stabilito lo status dell’arcipelago, continuano ad essere tecnicamente in uno stato di guerra. Le Curili sono delle isole spoglie e desolate che si estendono verso nord attraverso l’Oceano Pacifico, dall’estremità nordorientale di Hokkaido alla punta meridionale della penisola del Kamchatka, con una superficie di circa 10mila chilometri quadrati, e che rappresentano una delle dispute territoriali più lunghe nel Far-East asiatico tra Mosca e Tokyo.

Le quattro isole interessate, chiamate dalla Russia Curili del Sud e dal Giappone Territori del Nord, sono Kunashir, Iturup (Etorofu), Shikotan e le isolette rocciose di Habomai. L’isolotto più meridionale del gruppo Habomai si trova a pochi chilometri al largo di Nemuro, sull’isola giapponese di Hokkaido. Le isole separano il mare di Ochotsk dal Pacifico settentrionale.

Le truppe sovietiche sbarcarono sul territorio nell’agosto 1945, appena cinque giorni prima che i rappresentanti di Tokyo firmassero la loro dichiarazione di resa a bordo della Uss Missouri. Le Curili erano state promesse all’Unione Sovietica nel corso della conferenza di Yalta del febbraio 1945 (Mosca si impegnava ad entrare in guerra contro il Giappone entro due o tre mesi dal termine delle ostilità in Europa).

Tokyo afferma che le isole Habomai, in precedenza, non erano state considerate parte delle Curili, come descritto nel documento, e dovrebbero quindi essere restituite al controllo giapponese. La situazione di stallo è stata per anni la spina nel fianco delle relazioni tra Giappone e Russia. Per molti in Giappone, lo status delle isole è una questione di orgoglio nazionale, tuttavia, solo il 44% dei cittadini giapponesi intervistati nel 2019 ha dichiarato di essere favorevole alla restituzione di alcune isole. Per Tokyo la restituzione rappresenterebbe non solo una questione che tocca il sentimento nazionale ma sarebbe molto importante per un paese con scarse risorse naturali, poiché le isole sono circondate da zone ricche di pesca, dove sembra ci siano riserve offshore di petrolio e gas. Depositi rari di renio sono stati trovati nel vulcano Kudravy sull’isola di Iturup.

A Mosca, invece, il dibattito si riduce alla sicurezza nazionale, dato che le isole si trovano nello strategico Pacifico orientale, dove la marina russa è sempre più impegnata contro le navi da guerra degli Stati Uniti e dei suoi alleati.
Le isole contese formano una barriera strategica attorno al Mare di Okhotsk, considerato un rifugio sicuro per i sottomarini militari russi al riparo da potenziali avversari, oltre al fatto che l’arcipelago rappresenta una posizione di difesa avanzata, in grado di assicurare alla Russia il controllo dello spazio aereo e marittimo del Mare di Okhotsk e garantisce una base di appoggio e rifornimento per le unità della flotta russa del Pacifico operanti nella regione.

Secondo quanto riportato da Stars and Stripe, nel gennaio 2018, l’aeronautica giapponese aveva schierato sulle isole i suoi primi jet F-35A Lightning II Stealth a Misawa, che negli ultimi anni ha anche ospitato i droni di sorveglianza senza equipaggio degli Stati Uniti. Mentre l’anno precedente, la Russia aveva schierato due tipi di missili antinave sulle isole di Iturup e Kunashiri come risposta alla decisione di difesa missilistica nel Pacifico occidentale, incluso il piano di installare le batterie Aegis Ashore in Giappone.

Nel dicembre 2020 Mosca aveva dichiarato di aver schierato una serie dei suoi nuovi sistemi di difesa missilistica S-300V4 per compiti di combattimento su una delle isole contese, Iturup. Altre fonti riportano che le Isole in questione sono presidiate dalla 18th Machine Gun Artillery Division, che si dice sia armata con missili terra-aria S-400 Triumf, caccia Su-27, un sottomarino di classe Kilo aggiornato, missili a terra anti-nave ed elicotteri d'attacco Ka-52.
Nel 2019 l'allora primo ministro giapponese Shinzo Abe e il presidente russo Vladimir Putin avevano concordato di accelerare i negoziati sulla base del documento del 1956, che affermava che due dei quattro isolotti (quelle più a sud che rappresentano solo il 7% dell’intero territorio conteso), Habomai e Shikotan, sarebbero stati restituiti al Giappone.

Questo venne visto dalla Russia con preoccupazione in quanto l’eventuale restituzione spianerebbe la strada agli Stati Uniti, principale alleato del Giappone, allo schieramento di truppe nella regione, ponendo una minaccia diretta a Mosca, oltre al fatto che per alcuni nazionalisti russi sarebbe visto come un tradimento. Invece per quanto riguarda Tokyo, sarebbe difficile accettare solo il 7% di un’area che il Giappone rivendica totalmente come propria. Inoltre, un’eventuale restituzione delle Isole Curili al Giappone potrebbe essere interpretata come un segnale di debolezza russa, aprendo così a forti pressioni dall'Occidente per riportare la Crimea in Ucraina. Un tale processo potrebbe rappresentare un fallimento della politica estera di Mosca e sfociare in una grave crisi politica russa.

Gli Usa sono firmatari del Trattato di sicurezza Usa-Giappone. Le forze americane sono presenti nel paese anche con la settima flotta, nella base di Yokosuka. Si tratta della più grande flotta dispiegata della Marina Usa con 50-70 navi e sottomarini, 150 aerei e circa 20.000 marinai. La sua area operativa di quasi 48 milioni di miglia quadrate si estende dalla International Date Line nel Pacifico centrale al confine tra India e Pakistan, dalle Isole Curili a nord e all'Antartico a sud.

Dopo tanti anni di lavoro di diplomazia e di stallo la disputa non sembra destinata a finire. Per la risoluzione di controversie come questa delle isole Curili, secondo Michael MacArthur Bosack, consigliere speciale per le relazioni con il governo presso lo Yokosuka Council on Asia-Pacific Studies, ci sarebbero quattro opzioni di base: la prima è che i ricorrenti negozino accordi bilaterali. Tali accordi potrebbero non risolvere la controversia sulla sovranità, ma potrebbero affrontare alcuni degli interessi che guidano tali rivendicazioni.

La seconda è che i ricorrenti si sottopongano all'arbitrato. Una corte o tribunale internazionale si riunisce sulla questione, esaminando la documentazione che potrebbe supportare le rivendicazioni di sovranità, la nozione operativa è che abbiano concordato in linea di principio di rispettare l'esito dell’arbitrato. La terza prevede che un ricorrente assuma il controllo amministrativo con la forza. Questo ovviamente è in violazione del diritto internazionale, ma la storia ha dimostrato che le rivendicazioni di sovranità irrisolte offrono un motivo di conflitto sempre presente. Infine, la quarta è perseguire cambiamenti incrementali allo status quo.

A molti piace chiamarla la strategia del "salami slicing", il lento accumularsi di piccole azioni, nessuna delle quali è un casus belli, ma che sommandosi nel tempo danno vita a un grande cambiamento strategico. Ma, in considerazione dell’attuale e difficile situazione internazionale nessuna di queste opzioni appare perseguibile al momento. Per l’attuale primo ministro giapponese, Yoshihide Suga, la Russia non sembra rappresentare la stessa priorità quanto per il suo predecessore, soprattutto per la questione delle isole. Toccherà, molto probabilmente, alle prossime generazioni sbrogliare la matassa e trovare una soluzione alla disputa, diventata ormai infinita.