La distensione tra Corea del Sud e Corea del Nord va avanti pur tra mille fatiche. Questo è senza ombra di dubbio molto positivo considerando le enormi tensioni che nei decenni precedenti, di tanto in tanto, emergevano con tutta la loro violenza facendo presagire il peggio. Un attacco missilistico di Pyongyang a Seul, un’invasione dell’esercito nordcoreano, la ripresa delle ostilità o addirittura una guerra atomica con gli Stati Uniti: questo e altro è stato ipotizzato fino a quando il presidente sudcoreano Moon Jae In ha deciso di seppellire l’ascia di guerra dei suoi predecessori per tendere una mano a Kim Jong Un. La mossa ha avuto un notevole successo mediatico e dopo tutto anche diplomatico, considerando che oggi i rapporti intercoreani sono più cordiali del previsto. Tuttavia il rimangono sul campo ancora diversi nodi da sciogliere, e Seul non sembra fidarsi del tutto delle promesse di Pyongyang. Difendersi dalla Corea del Nord è il primo pensiero della Corea del Sud, ma subito dopo i nordcoreani ci sono le ombre di Cina e Giappone.

Il sistema di difesa sudcoreano Block-I

Seul è stufa di assistere quasi inerme a ripetute violazioni del proprio spazio aereo; violazioni in parte causate da Pechino (spalleggiato dalla Russia) e in parte dai droni spia della Corea del Nord. Ma a preoccupare Moon c’è anche l’eventuale ingerenza futura ancor più massiccia di una Cina in ascesa, che a ottobre svelerà nuove armi in occasione della festa nazionale. Senza considerare, inoltre, i rischi legati alla disputa commerciale con il Giappone. Per questi motivi la Corea del Sud investirà 101 milioni di dollari al fine di sviluppare, da qui al 2023, un sistema di difesa dotato di una tecnologia tale da poter rilevare e colpire droni nemici. Lo ha reso noto l’agenzia sudcoreana responsabile per i programmi di acquisizione della Difesa (Dapa). Il sistema è stato rinominato Block-I e il suo compito sarà tracciare e disintegrare sia i piccoli droni spia – che in passato sono stati rinvenuti lungo il confine intercoreano – sia altri velivoli minacciosi. In un secondo momento, come ha svelato Song Chang Joon, un alto funzionario del Dapa, l’obiettivo del governo sudcoreano penserà a come rendere il sistema in grado di annientare anche satelliti e aerei da combattimento. “Vogliamo migliorare il Block-I in modo tale che alla fine sarà in grado di intercettare un aereo da combattimento e anche i satelliti” ha aggiunto Song.

La corsa alle armi dell’Estremo Oriente

L’episodio più clamoroso di droni lanciati dalla Corea del Nord per spiare i vicini del Sud risale al 2017, quando le autorità sudcoreane ritrovarono un dispositivo spia nordcoreano nei pressi della zona demilitarizzata; al suo interno furono rinvenute oltre 500 fotografie raffiguranti il sistema antimissile statunitense, il cosiddetto Thaad usato da Seul per difendersi da eventuali attacchi di Pyongyang. Un altro precedente risale al 2014: un drone nordcoreano si è schiantato dopo varie missioni di ricognizione che includevano anche un volo sopra la Casa Blu presidenziale. Di recente la violazione della sovranità più grave è arrivata quando Seul ha intercettato un gruppo di aerei russi e bombardieri cinesi sorvolare la penisola. Insomma, la Corea del Sud non vuole restare indietro nella corsa agli armamenti che sta contagiando l’Asia. Della Cina abbiamo detto, mentre il Giappone è pronto a lanciare due task force speciali; una per difendere i confini delle isole rivendicate e una per tutelare gli interessi nipponici nello spazio. La Corea del Nord non è da meno e Kim Jong Un ha testato recentemente nuove armi. Adesso tocca anche alla Corea del Sud.

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