La geopolitica della corsa allo spazio
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Al di là dei rapporti di forza, delle strategie militari, delle nuove armi ricevute da Kiev e dei piani della Russia, c’è un altro fattore, spesso trascurato dai media e dalla maggior parte degli analisti, che è in grado di influenzare l’andamento della guerra in Ucraina. Stiamo parlando del fattore meteo, o meglio, delle condizioni atmosferiche.

Che cosa c’entrano il caldo e il freddo con il conflitto in fase di svolgimento tra russi e ucraini? C’entrano eccome, visto che il semplice cambiamento delle temperature è causa, giusto per fare un esempio, di sostanziali modifiche dei terreni di battaglia. Lo scorso 24 febbraio, quando Vladimir Putin decise di dare il via alla cosiddetta “operazione militare speciale”, il termometro segnava valori al di sotto dello zero e i terreni erano gelati.

Il punto è che quella che forse avrebbe dovuto essere un’operazione lampo, o comunque rapida, si è protratta più del previsto, entrando nella primavera inoltrata. A quel punto, intorno a marzo, il disgelo ha dato vita a mari di fango che hanno impantanato e rallentato lo spostamento dei mezzi russi. Strade sterrate potenzialmente invitanti per i tank del Cremlino si sono così trasformate in trappole di fango mortali. Archiviato il disgelo primaverile, adesso è quasi tutto pronto per l’ingresso nella stagione estiva. Una stagione che potrebbe ulterioremente cambiare gli equilibri della guerra.



Il fattore meteo

I meteorologi ritengono che in Ucraina, quest’estate, il clima sarà più caldo del normale. Nel caso in cui questa previsione dovesse avverarsi, ha sottolineato Forbes, è altamente probabile che i combattimenti diventeranno ancora più intensi.

Il motivo è presto detto: i terreni torneranno ad essere asciutti, mentre i cieli saranno tersi e liberi da nubi. Tutto questo significa che carri armati e aerei, fin qui spesso limitati da condizioni climatiche avverse, potranno operare liberamente, di sicuro più di quanto non hanno fatto durante la neve invernale e il fango primaverile.

Vale la pena ricordare che, storicamente parlando, l’estate è sempre stata la stagione durante la quale, in Europa orientale, si sono svolti combattimenti più o meno decisivi (pensiamo ai fanti di Napoleone e ai panzer di Hitler). Come spiegato, infatti, la neve invernale e la pioggia primaverile, trasformano il terreno in paludi fangose, dando vita alla amigerata rasputitsa (termine che indica proprio il rammollimento del suolo causato dal disgelo primaverile). In estate, in Europa orientale, non avviene niente di tutto questo, e gli eserciti possono effettuare le loro manovre su campi di battaglia sostanzialmente asciutti.

Cosa succederà in estate

Se tra febbraio e marzo il terreno fangoso ha intrappolato i veicoli russi nella scadente rete stradale dell’Ucraina, rendendoli bersagli vulnerabili ai blitz delle forze di Kiev, in estate lo scenario sarà completamente diverso. I terreni asciutti consentiranno ai veicoli da combattimento russi e ai loro camion di rifornimenti di spostarsi fuoristrada, incrementando la loro mobilità tattica e diminuendone l’esposizione a ipotetici raid nemici.

Certo, anche i mezzi ucraini sono stati limitati dal fango e saranno agevolati dall’estate, ma è doveroso sottolineare che Kiev “gioca” in difesa. Questo significa che durante l’inverno l’Ucraina non doveva fare affidamento a corazzati come gli avversari, mentre da ora in avanti non potrà comunque farlo – nel quadrante orientale e meridionale – perché si troverebbe in campo aperto.

Che cosa succederà, di fatto, in estate? Aumenteranno i combattimenti, ma non solo. Le alte temperature renderanno vitale il consumo di acqua per i soldati, soprattutto in una regione solitamente colpita da siccità, e faciliteranno lo scoppio di incendi, volontari e involontari. Non è infatti da escludere che, in alcuni casi, i militari possano appiccare deliberatamente incendi per eliminare i nemici o recare loro danni strategici. Ma l’estate rappresenterà per la Russia anche un banco di prova decisivo: se Mosca non riuscirà a vincere la guerra contro Kiev non potrà dare la colpa al clima.

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