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Anche l’Esercito degli Stati Uniti (Us Army) presto si affiderà all’intelligenza artificiale per prevedere quando potrebbero avere dei guasti gli elicotteri, i mezzi terrestri e le armi in dotazione, oltre che per accorciare i tempi manutentivi e per evitare potenziali inconvenienti nel corso delle operazioni militari. Come spiegato da James McPhersonI, consigliere generale dell’Esercito e sottosegretario per l’Esercito ad interim, l’idea è di testare il sistema d’intelligenza artificiale nei prossimi mesi per renderlo operativo entro la fine dell’anno, quando sarà utilizzato anche per la gestione dei calendari della manutenzione.

Con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale l’Esercito statunitense ridurrà i tempi per la riparazione dei guasti risparmiando al contempo milioni di dollari, da investire in altri programmi volti allo sviluppo di tecnologie e software di nuova generazione da impiegare al fine di operare in modo più efficiente e sicuro.

La situazione delle altre forze armate

L’US Army, però, non sarà la prima forza statunitense a testare questa tecnologia, perché già l’Aeronautica (USAF) si affida all’intelligenza artificiale per prevenire eventuali problemi sugli aerei da trasporto Lockheed C-5 Galaxy e sui bombardieri Boeing B-1B Lancer. Anche il Corpo dei Marine ha recentemente introdotto un software predittivo per monitorare i veicoli da recupero M88, sfruttando l’azienda statunitense Uptake. La stessa società, fondata nel 2015 allo scopo di analizzare enormi quantità di dati ed estrapolarne un’analisi predittiva, è stata incaricata nel giugno 2018 dall’Esercito americano di introdurre il suo software in via sperimentale sull’M3 Bradley BFV (Bradley Fighting Vehicle). A “restare indietro” è la Marina, ma solamente perché non è stato ancora sviluppata una tecnologia capace di catalogare e analizzare tutti i dati provenienti da una singola nave. Probabilmente, però, procedendo per compartimenti anche la Marina statunitense nel prossimo futuro si doterà di software predittivi basati principalmente sulle capacità di analisi dell’intelligenza artificiale, che entrerà così pienamente in tutti i tradizionali domini militari.

Quello sull’intelligenza artificiale è un programma, di fatto, congiunto tra le varie forze armate sia per ridurre il dispendio di risorse, sia perché permette di ampliare il raggio di azione dei software predittivi. Inoltre, la condivisione nello sviluppo di questi strumenti permette anche di organizzare i dati in modo più veloce, inserendoli direttamente nei database che supportano l’analisi da parte dell’intelligenza artificiale. Questo è uno degli ostacoli che si pone davanti all’applicazione piena dei software predittivi, così come lo è il fatto che molti prontuari di manutenzione sono cartacei e non sono standardizzati. L’Esercito, seguendo quanto fatto dall’USAF, ha incaricato C3.ai per organizzare i dati e caricarli in un database, da dove il software di intelligenza artificiale inizierà il suo lavoro di previsione di eventuali problemi che potrebbero sorgere a breve termine.

Probabilmente lo sfruttamento dell’intelligenza artificiale non si fermerà ai software predittivi, perché in seno al Pentagono sono molti i programmi in via di sviluppo che vanno dall’intelligence alle “armi robot”. Difficilmente nel prossimo futuro, però, si assisterà alla creazione di vere e proprie armi controllate da dei computer per una questione legale, essendo in contrasto con una direttiva del Dipartimento della Difesa; ma anche e soprattutto per delle resistenze interne dei militari che vedono nell’intelligenza artificiale un grande pericolo, perché riduce troppo il peso della decisione umana in teatro operativo. Probabilmente questi software troveranno impiego solamente –e principalmente– per prevenire eventuali guasti, ottimizzando i tempi di manutenzione. Un guadagno non da poco che libererà risorse economiche e umane da investire e impiegare in modo diverso, con lo scopo sempre di mantenere la superiorità tecnologica e militare rispetto ai competitor.