SEO PER IL GIORNALISMO ENTRA NELLA NEWSROOM ACADEMY

Questa mattina, intorno alle 6 ora di Mosca, una coppia di elicotteri da attacco ucraini tipo Mil Mi-24 (Hind in codice NATO), ha colpito un deposito di carburante nei pressi della città di Belgorod, situata nell’omonima oblast ai confini nordorientali dell’Ucraina (zona di Kharkiv).

L’attacco è stato effettuato con razzi, il cui lancio è chiaramente visibile nei video che stanno circolando in rete, dopo essere penetrati nello spazio aereo russo volando a bassissima quota. Quanto accaduto si configura come un’azione dimostrativa: l’attacco è stato condotto, a quanto sembra, solo da due elicotteri, mentre se si fosse trattato di un’operazione più articolata, ad esempio portata con più coppie di Mi-24, si sarebbe configurato come un effettivo attacco volto a deteriorare il sistema russo dei rifornimenti.

Un primo rapporto sui danni, pubblicato da Ria Novosti, afferma che 8 serbatoi di combustibile sarebbero in fiamme, e che l’incendio potrebbe propagarsi a quelli adiacenti.

Abbiamo detto che il volo degli elicotteri da combattimento ucraini è stato effettuato a bassissima quota per evitare le difese aeree della Federazione, e probabilmente sono partiti da una base avanzata situata nella regione di Kharkiv dopo averli fatti giungere dai settori più orientali, dove si sono ritirati per mettersi al sicuro dall’azione dei caccia e dei missili russi. Difese che possono facilmente trovarsi in difficoltà nell’individuare e intercettare velivoli “slow movers” in volo a bassissima quota che sfruttano l’orografia e addirittura “le cime degli alberi” per nascondersi all’occhio dei radar.

Questa peculiarità però non basta da sola per penetrare le difese aeree in periodo di guerra, che vengono rafforzate da sistemi di rilevamento mobili proprio per evitare simili eventualità. Gli ucraini, pertanto, avranno sicuramente beneficiato di dati di intelligence provenienti da Stati Uniti e Regno Unito riguardanti le posizioni note di radar e di sistemi missilistici da difesa aerea, che la Russia ha spostato lungo i suoi confini con l’Ucraina durante le fasi preparatorie del conflitto.

Riteniamo che gli Hind di Kiev, pertanto, hanno potuto, sfruttando queste informazioni, evitare i “punti caldi” della difesa aerea russa e portare il loro attacco simbolico al deposito di carburante nei pressi di Belgorod che si configura come il primo nel territorio della Federazione effettuato con assetti diversi da quelli missilistici: nella prima settimana del conflitto un SRBM ucraino tipo Tochka-U ha colpito la base aerea di Millerovo, nell’oblast di Rostov sul Don. A questo punto anche l’esplosione, sempre nell’area di Belgorod, di un deposito di munizioni avvenuta nella notte tra lunedì e martedì, potrebbe essere stata dovuta a un’azione di forze speciali che successivamente hanno “marcato” il bersaglio di stanotte.

Frattanto la Russia, come abbiamo già avuto modo di dire, ha rimodulato il suo piano operativo cessando i tentativi di accerchiamento della capitale e di Chernihiv per concentrarsi maggiormente sul fronte del Donbass e in quello meridionale. Una stasi, su alcuni fronti, che però non significa un ritiro, sebbene l’esercito ucraino sia stato in grado di riconquistare alcune posizioni intorno a Kiev come l’area vicina all’aeroporto di Gostomel oppure a Velyka Dymerka, a nordest.

Sembra anche che le forze russe stiano lentamente abbandonando l’area di Chernobyl, ma la pressione sulle forze ucraine non cessa: i bombardamenti di artiglieria proseguono un po’ ovunque per tenere inchiodate le truppe ucraine ed evitare che possano essere trasferite su quello che è diventato il fronte principale, ovvero quello meridionale e orientale.



Le avanzate ucraine sono comunque sporadiche e non coordinate, evidenziando come siano legate più allo spostamento dell’attenzione russa verso altri settori che a una vera e propria riorganizzazione tattica.

Riorganizzazione che sta invece avvenendo dall’altro lato della barricata: Mosca sta facendo affluire rinforzi da altri distretti militari per recuperare l’iniziativa in modo tale da poter, probabilmente, avanzare a est del Donbass in una manovra aggirante che tagli fuori gli ucraini ivi asserragliati, e proseguire nel meridione, in particolare nell’area Kherson/Mykolaiv, in quanto sembra che l’obiettivo russo sia ancora quello di raggiungere Odessa via terra, sebbene le operazioni sul lato orientale dello Dnepr possano essere volte più a un voler impegnare gli ucraini in quel settore in modo da poter mettere in sicurezza un’ampia fascia costiera nel Mare d’Azov e conquistare definitivamente Mariupol.

Abbiamo infatti motivo di ritenere che in questa fase il Cremlino voglia consolidare la sua presenza in quella regione che va dalla Crimea al Donbass (olbast di Kherson, Zaporizhzhia e Donetsk) in modo da raggiungere una posizione di vantaggio in sede di colloqui di pace, tuttavia la questione Odessa resta un’incognita stante l’attuale livello delle operazioni a est del fiume e all’attività (o meglio assenza di attività) navale anfibia.

La Russia sta quindi razionalizzando le operazioni belliche sfruttando lo sfruttabile – si segnalano unità provenienti dall’Ossezia del Sud – e ha intrapreso una riorganizzazione del suo sistema logistico, forse pensato, prima della guerra, solo per sostenere una campagna di breve durata, un po’ come avvenuto durante l’invasione sovietica in Afghanistan.

Pertanto la tattica resta quella della guerra d’attrito, tenendo inchiodate sotto il tiro di artiglieria le brigate ucraine nei settori settentrionali e nordorientali e alleggerendo il dispositivo militare tra Kiev e Chernihiv cercando però di non abbandonare il terreno, nell’attesa dell’assalto finale a oriente, che sembra si stia prefigurando con operazioni di piccola entità che potremmo giudicare come “puntate esplorative”.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.