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Nel prossimo futuro i soldati dell’Esercito statunitense potrebbero avere una conoscenza piena di tutto ciò che avviene nel campo di battaglia, riuscendo a osservare la situazione anche “oltre ai muri”. Questo è ciò che emerge dalla recente richiesta di informazioni (Rfi, Request for Information) pubblicata dal Pentagono, nel quale viene avanzata la possibilità alle aziende interessate di presentare dei progetti di visori di nuova generazione (Sttw, Sense Through the Wall) Una tecnologia considerata fondamentale per aumentare il livello di sicurezza dei soldati impegnati nei teatri operativi, ma anche importante per assicurarsi una maggiore velocità e precisione nelle missioni.

Come sarà il visore

Vedere attraverso un muro, infatti, assicurerebbe la piena conoscenza della situazione prima di intervenire, minimizzando i rischi e massimizzando i risultati sapendo già dove colpire per neutralizzare le potenziali minacce. L’obiettivo del programma dell’Esercito statunitense è proprio “di rilevare, identificare e monitorare personale e materiali dietro qualsiasi ostacolo”. Un progetto complicato da portare a termine, soprattutto perché nonostante i diversi tentativi già messi in atto non sono stati ancora sviluppati dei sensori capaci di ciò. Non solo vedere attraverso i muri, ma il visore ottico di nuova generazione –secondo le aspettative del Pentagono– dovrà avere anche la capacità di mappare tutta la struttura in esame, rilevando eventuali stanze o passaggi nascosti o sotterranei.

Nella richiesta viene sottolineato come l’Sttw, qualora dovesse essere prodotto, sarebbe inizialmente ad uso esclusivo delle forze speciali dell’Esercito; ma non è da escludere che se dovesse essere veramente efficiente il suo impiego sarebbe esteso a tutte le divisioni impegnate nei teatri operativi. Per essere utilizzabile, i tecnici dell’Esercito e del Pentagono hanno posto alcuni requisiti minimi tra cui la possibilità di utilizzarlo per lunghi periodi di tempo e in qualsiasi luogo e condizione atmosferica, otre che indifferentemente di giorno e di notte. Inoltre, i sensori alla base del visore dovrebbero essere capaci di identificare tra amico e nemico (Iff; Identification friend or foe) e distinguere gli uomini dagli animali, in modo tale da limitare possibili errori.

Quali le alternative?

Questo, però, non è il primo tentativo da parte del Pentagono di richiedere alle aziende di sviluppare un sistema capace di vedere “oltre i muri”, ma nonostante gli sforzi non è stato ancora presentato un prototipo effettivamente impiegabile in teatro operativo. L’Esercito, però, per scongiurare questa evenienza ha messo in campo non solo il comando delle forze speciali, ma anche quelli destinati allo sviluppo delle capacità C5ISR (Comando, controllo, comunicazioni, cyber, sistemi di combattimento, intelligence, sorveglianza e ricognizione) di nuova generazione.

Difficilmente, però, si arriverà alla realizzazione di visori a raggi x collegati a dei sensori che trasmettono –in tempo reale– una mappa dettagliata del luogo in questione con l’esatta localizzazione di ogni potenziale bersaglio. Più probabilmente per riuscire in ciò si farà utilizzo di velivoli a guida remota terrestri (Ugv, Unmanned ground vehicles) e volanti (Uav, Unmanned aerial vehicle) di ridotte dimensioni che, grazie ai sensori e alle telecamere presenti, potrebbero ritrasmettere su un tablet ciò che avviene dentro un luogo chiuso, assicurando la piena –o quasi– consapevolezza operativa ai soldati.

Un progetto, questo, per certi versi più semplice da realizzare, anche se non sarebbe risolutivo per assicurare la massima sicurezza dei soldati, che rischierebbero di rilevare la loro posizione o di essere scoperti. Le altre soluzioni potrebbero arrivare tramite il potenziamento dei sensori termici già in uso alle forze speciali, come il Range-R che indica la presenza umana dietro un qualsiasi ostacolo in muratura tramite il rilevamento della temperatura corporea. Oltre ai sensori termici, anche l’utilizzo e lo sfruttamento dei ripetitori e dei modem Wi-Fi da modo di individuare corpi umani da dietro un muro.

Entrambi questi sistemi, però, hanno dei limiti fisici impossibili da superare e che creano dei punti deboli potenzialmente pericolosi. Proprio per questo motivo, forse, l’utilizzo di droni terrestri e volanti di ridottissime dimensioni potrebbe essere l’unica soluzione percorribile per l’Esercito statunitense. Di certo c’è che il soldato del futuro sarà dotato anche di questa importante capacità.